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Ven
22
Ago 14

Per pagina99, Piede Libero di oggi. Intercettazioni: le parole per non dirlo

Tra le principali qualità degli umani c’è quella di cambiare, adattandosi alle mutate condizioni esterne. La riforma della giustizia, e segnatamente le norme alle studio sulle intercettazioni, ce ne danno una prova lampante. Secondo la riforma allo studio, le intercettazioni telefoniche non potranno essere pubblicate. Pensare alle tante cose che senza quelle pubblicazioni non avremmo saputo fa abbastanza impressione, come pensare che senza quel genere letterario (discutibile e spesso volgare, va detto) la percezione del Paese in cui viviamo sarebbe diversa. Ma non importa, l’uomo di adatta, si adegua, si ambienta. Ciò che ieri sembrava un attentato alla libertà di informare e di essere informati, oggi sembra un dettaglio. Ci ridessero almeno indietro le energie spese per l’indignazione passata, sarebbe un piccolo guadagno.

pagina99

Gio
21
Ago 14

Per pagina99, Piede Libero di oggi. Il nuovo Pil: pippare con moderazione

E’ una buona idea quella del nuovo sistema contabile Sec 2010 che sarà adottato dai paesi europei. Nel calcolo del Pil entra l’economia illegale (droga, prostituzione, contrabbando) e i costi per armamenti diventano “investimenti” e non “spese”. Secondo i primi calcoli, l’Italia aumenterà il suo Pil dell’uno o due percento, niente male, (anche se il debito diminuirà di poco). Ora, potremo finalmente vedere importatori all’ingrosso di cocaina e papponi in grande stile reclamare il loro ruolo: “Brigadiere, ma lo sa che io aumento il Pil? E lei mi vuole arrestare?”. Forse basterà metterci una scritta, come per il gioco d’azzardo: grazie, fai guadagnare un sacco di soldi all’erario, ma gioca con moderazione. Ecco, scriverlo sui container, sui Tir, sui panetti di droga che passano le frontiere: Attenzione: nuoce gravemente alla salute, ma aumenta il Pil.

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Mer
20
Ago 14

Per pagina99, Piede Libero di oggi. Il topless ministeriale e la macchina del tempo

Spiace doversi sempre occupare di questioni di notevole rilevanza politica, ma il topless della ministra dell’istruzione Stefania Giannini, fotografata da Chi, organo ideologico del berlusconismo calante, solleva questioni di peso. Prima di tutte l’approccio culturale anni Cinquanta: un topless? Oh, sorpresa! Oh, scandalo! E vabbé, un bel salto indietro. Poi l’approccio storico-libertario del rotocalco, che sottolinea come sia la prima volta nella storia che un ministro della Repubblica compare in topless, e questa sarebbe la contemporaneità, il cambiaverso, insomma, i tempi nuovi. Poi non mancano le critiche dei maestri d’eleganza, tra cui il capo degli industriali della moda del Lazio (?) che dice che il topless non va più di moda e il ministro dell’istruzione “è ferma agli anni Settanta”. Eh? Agli anni Settanta? Magari!

pagina99

Mer
20
Ago 14

Questa volta non chiamatela guerra giusta, che porta sfiga

Dunque la questione è semplice e la priorità sotto gli occhi di tutti: fermare l’avanzata dell’Isis in Iraq (e poi chissà dove), fondamentalisti della jihad in confronto ai quali persino Al Quaeda sembra una pattuglia di chierichetti. Dunque, armare i peshmerga curdi che sono in prima linea nella battaglia. Il governo italiano, e anche molte opposizioni, da Forza Italia a Sel, alla Lega, è pronto, l’Europa ha già deliberato. Insomma, si farà; e dal punto di vista geopolitico non si tratta di una scelta avventata, semmai di un frettoloso e tardivo “correre ai ripari”. L’emergenza detta l’agenda, come al solito, e così non c’è tempo di rivangare troppo sul come e perché si è finiti in una simile situazione. Saddam era cattivo, certo, molto cattivo, ma c’è da scommettere che chi governa il mondo oggi rimpianga i giorni di quel dittatore. Poi si decise (Tony Blair. George Bush e tutti gli altri al seguito) di esportare la democrazia, cosa che non funzionò troppo egregiamente, per usare un eufemismo. E quanto ai curdi, notazione in margine, il paese che adesso insiste per inviargli armi (noi) è lo stesso che consegnò Ocalan – il “terrorista” Ocalan – alla Turchia, per dire.
Insomma, la storia cambia, quel che ieri sembrava giusto (la “guerra giusta”) si è rivelato un disastro, e viene da chiedersi se anche quello che sembra giusto oggi non possa un giorno rivoltarcisi contro come un serpente.
Perché un dato è certo e inconfutabile: che le armi durano più dei soldati e spesso persino delle guerre. L’Isis per dire, usa carri armati e anfibi sovietici. Le armi che invieremmo agli eroici peshmerga che difendono il Kurdistan iracheno  sarebbero in gran parte armi sequestrate durante la guerra in ex-Jugoslavia, sopravvissute a quel conflitto, chiuse in un bunker a disposizione della Nato, pronte per essere inviate a lavorare presso altri conflitti e così via. Una guerra un po’ vintage, insomma, con armi datate ma sempre mortali, dove l’unica cosa attuale e moderna sono i droni americani. Si ringraziano gli organizzatori di non usare la formula “guerra giusta”, che porta un po’ sfiga, ma insomma, il concetto è quello.
Ora, però, va detto: quando si inonda di armi una particolare zona del pianeta, è bene sapere che le armi poi lì ci rimangono. E che quando ci sono tante armi qualcuno avrà la tentazione di usarle, alla bisogna. Questo non risolve il problema: che si debba in qualche modo fermare l’avanzata dell’Isis è fuor di dubbio, non fosse altro che per i crimini contro l’umanità che stanno compiendo. Allo stesso tempo, sarebbe doveroso cercare di evitare gli errori del passato, mentre risulta che i fautori di quelle vecchie guerre, che hanno prodotto queste, siano ancora in servizio permanente e effettivo. In Italia, per ora, il dibattito ha riguardato soltanto le frasi un po’ maldestre e molto naïf di un deputato grillino, Di Battista, sulla necessità di dialogo con i terroristi. A parte il fatto che l’Isis ha un esercito armatissimo ed efficiente e fa in Iraq una guerra abbastanza tradizionale, quindi non direttamente equiparabile al terrorismo, resta il fatto che andare a parlarci non sarà una cosa facile. E però va anche detto che fin qui le guerre (“giuste”, sbagliate, feroci mattatoi di civili) hanno prodotto quello che stiamo vedendo, e mai risolto qualcosa. Ora mandiamo le armi ai curdi, va bene. E incrociamo le dita, che quelle armi che oggi sono “buone” non diventino un domani “cattive”. E’ già successo, probabile che risuccederà.