Un po’ superficiali e un po’ inconcludenti, le reazioni all’uscita di Beppe Grillo sulla cittadinanza agli stranieri nati in Italia (quindi non stranieri…). Si oscilla tra lo stupore scandalizzato e il sempiterno “io lo avevo detto”. Tutto bene. Tutto male, invece, che pochi (pochissimi) abbiamo colto la sostanza politica dell’affermazione. Che è questa: la Lega si sta disfacendo (era ora!), e Grillo – con perfetto cinismo politicante – apre ufficialmente la corsa all’aggiudicazione delle spoglie del povero cadavere padano, sperando di mangiarsene un pezzettino.
La lenta (e si spera molto dolorosa) dissoluzione di quello che è il più “antico” partito del Parlamento italiano è evidente. Una leadership ormai bolsa (da un pezzo) che tenta di riproporre il vecchio trucchetto del carisma che non funziona più, tentata da soluzioni familiste e nepotiste (il Trota, il cerchio magico…) per la sua successione. Riti vecchi e ridicoli (erano ridicoli anche prima, ma ora di più). Un’opposizione interna che si presenta come alternativa, ma che non ha idee alternative (Maroni). Alcuni personalismi degni della vecchia Dc (Zaia, Cota). Una base spaccata che litiga ai congressi e che viene zittita dal vertice sempre più faticosamente. Alcune questioni “collaterali” usate per la battaglia interna (i soldi investiti in Tanzania, ahahah!). Alcune proposte piuttosto pittoresche che non fanno che mostrare la crisi irreversibile (Silvio: molla Monti sennò io mollo Formigoni, sai che scambio! Potremmo perfino guadagnarci…). In più, ed è l’argomento decisivo, il fatto di non aver portato a casa niente di quanto promesso in anni e anni di deliri (il federalismo? E dov’è? La secessione? Fuffa. Padroni a casa nostra? Altra fuffa… Meno tasse? Fuffissima. Le ordinanze creative dei sindaci – quello era Maroni, qualcuno ricorda? – mandate a cagare dalla Cassazione insieme a un bel pezzo del Pacchetto Sicurezza… ). Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un partito allo sbando che verrà mangiato da chi saprà mangiarselo.
Dunque, la mossa di Grillo non è che un prevedibilissimo atto di sciacallaggio politico, una furbatina facile facile, Altafini direbbe che nel manuale della politica (amici!) sta a pagina tre. Ma ora che Grillo si è messo il tovagliolo al collo nella speranza di spiluccare qualche resto della Lega declinante e di prendere sotto le sue ali vaffanculesche un po’ di professionisti del vaffanculo (intesi come elettori), è chiaro che la partita è solo all’inizio. Chi saprà infilarsi nel vuoto che si crea al Nord per l’eutanasia di una forza politica tutta chiacchiere e distintivo? E non si tratta solo di voti (milioni di voti, peraltro), ma di seggiole e poltrone, consigli di amministrazione, fondazioni bancarie, enti, gettoni di presenza, potere spicciolo e meno spicciolo. Insomma, le spoglie della Lega sono un boccone ambito. Non è detto che il PdL (parlandone da vivo) sia per forza favorito nel banchetto. Ci sono anche i famosi cattolici (le radici cristiane eccetera eccetera…) e, non stupirei più di tanto, il Pd, specie nel campo delle politiche locali. Dunque, la risibile uscita di Grillo – considerare la trasformazione di un milione di italiani di fatto in italiani a tutti gli effetti come un modo per “distrarre gli italiani” (sic) – potrebbe essere solo un primo segnale. Altri ne verranno. E credo che sempre più spesso, da qui alle elezioni politiche, sentiremo esternazioni di quel tipo, strizzatine d’occhio agli xenofobi, ossi tirati ai cani padani, aperture alle istanze più retrive dell’(ex) elettorato leghista. Insomma, il grande corteggiamento ha inizio e aspettarsi il peggio è sempre buona norma… Una volta si diceva "vigilanza, compagni!". Beh, pèotrebbe essere il momento di ricominciare.
Dunque ci risiamo. Le ideologie sono morte, le ideologie non vanno più di moda (variante interessante: "Uh, come sei ideologico!"). Naturalmente ci sono molte eccezioni per cui le ideologie non sono morte per niente, anzi, pare stiano benissimo. Il caso degli spot attualmente in onda per l’aumento di capitale Unicredit possono fornirci una bella lezioncina in proposito. E poi dicono che non impariamo niuente dalle banche! Cominciamo dai numeri: un aumento di capitale di 7,5 miliardi di euro, una campagna pubblicitaria che pare sia costata attorno ai cinque milioni di euro tra affissioni, radio, tv, eccetera eccetera.La campagna stampa e affissioni affianca la bandiera italiana a quella di Unicredit. Messaggio chiaro e semplice: se aiutate la banca aiutate anche il Paese, anzi, sono una cosa sola, sventolano insieme sullo sfondo di un cielo azzurro… Il claim, poi, è addirittura didascalico: "Investite in una grande banca per far crescere insieme un grande Paese". Come dire che gli interessi di Unicredit e quelli dell’Italia sono la stessa cosa. Insomma: vuoi bene all’Italia? E cosa aspetti a sottoscrivere l’aumento di capitale di Unicredit? Passiamo allo spot radiofonico. Qui si cambia un po’ tiro. Nel senso che ciò che si sottolinea è lo sforzo comune, il "tutti insieme". La voce è di Ottavia Piccolo, ottima attrice di sincera fede democratica. Spiega il copy Marco Ferri, che con il Consorzio Creativi firma la campagna Unicredit: "Una bella persona di sesso femminile, non il solito cliché della velina". Già, ma quando mai si era vista una velina vendere prodotti finanziari? Mai. E poi ancora: "In un Paese in cui le donne vengono discriminate, scegliere Ottavia ci è sembrato il miglior modo per valorizzarle". Giusto. Unicredit è così una banca che vende il suo aumento di capitale in due modi: facendo un’equazione Unicredit-uguale-Italia e sostenenedo valori di coraggio e solidarietà, parlando di gesti concreti e… Ah, dimenticavo: valorizzando le donne.Ecco il testo dello spot radiofonico con la voce di Ottavia Piccolo: "Che cos’è un’azione concreta? E’ aiutare un amico. E’ non ostacolare la carriera della tua compagna. E’ non temere di esporsi per sostenere una questione di principio. Se sentite anche voi il bisogno di azioni concrete, partecipate all’aumento di capitale Unicredit. Investite in una grande banca per far crescere un grande Paese, il nostro". Ecco. Ora, naturalmente non sappiamo che amico aiuterete comprando azioni Unicredit (a meno che non siate amici dell’amministratore delegato o del presidente). E nemmeno sapremmo dire quale questione di principio sostenete così vigorosamente (a rischio di "esporsi", nientemeno! Così ecco una banca che si traveste da Robin Hood!). Quanto alla discriminazione della donna ("non ostacolare la carriera della tua compagna", perbacco!), basta un’occhiata al Consiglio di Amministrazione di Unicredit. Vediamo. Un presidente (uomo), quattro vicepresidenti (uomini), un amministratopre delegato (uomo), un segretario (uomo), sedici consiglieri di cui quattordici uomini e DUE donne. In totale, dunque la presenza femminile nel CdA Unicredit è dell’8,69 per cento… Altro che quote rosa! Presto! Chiamate Ottavia Piccolo!
Ma veniamo alla parte più divertente della piccola lezione di ideologia così abilmente offerta da Unicredit, lo spot televisivo. Firmato da Alessandro D’Alatri, (guardatelo qui), mostra una giovane donna che compie un gesto concreto. In sostanza il gesto concreto è questo: vede la bandiera italiana impigliata in cima a un pennone e si arrampica per farla sventolare liberamente, applaudita da tutti gli astanti. Nazionalismo, dunque, anzi, orgoglio nazionale. Il gesto concerto: far sventolare meglio la nostra bandiera. E se cascava? E se si rompeva la testa? Che razza di gesto concreto sarebbe stato restare anni e anni ricoverata sulle spalle del servizio sanitario nazionale che paghiamo tutti? Ma lasciamo perdere: il gesto concreto di far garrire al vento il nostro amato tricolore è alla portata di tutti: basta comprare azioni Unicredit. Una banca che soltanto tre mesi fa (ottobre 2011) è stata messa sotto inchiesta (con iscrizione nel registro degli indagati di 17 manager ed ex manager del gruppo) per frode fiscale (qui il pezzo del Sole 24 Ore).
Ecco, appunto, un gesto concreto. Tranquilli, niente che non si possa curare con un po’ di ideologia… Del resto, se fai bene alla banca fai bene al Paese, no? Non è quello che ci dicono ogni giorno con atti, parole opere e omissioni i nostri beneamati professori?
Il gigante spiaggiato della Costa Concordia sarà pure una metafora niente male di come ce la passiamo da queste parti. Così come la moldava venticinquenne (un passo avanti: per Silvio sarebbe stata anzianotta). Così come il gesto di bullismo dello sfiorare le isole per mostrarsi capitani coraggiosi. Così come il dibattito un po’ fesso sul fatto che abbiamo bisogno di eroi almeno quanto siamo in mano a poderosi cialtroni. Insomma, tutto previsto e tutto prevedibile, tutto prevedibilmente commentato dai soliti prevedibili commentatori. Cosa mancava a completare il quadretto di ordinario albertosordismo nazionale? Mancava lui, Guido Bertolaso. Che interviene piccato per difendere la “sua” Protezione Civile, che sarebbe stata “delegittimata” con “calunnie e false accuse”. Insomma, Bertolaso ci dice che “quando c’era lui, caro lei”, le cose andavano meglio. Ecco. Si dà il caso, però, che proprio in questi giorni si inseguano in rete e sui media più attenti certe divertenti conversazioni del Bertolaso dei tempi d’oro. Quando c’era lui, caro lei, poteva telefonare all’Aquila prima del terremoto per dire che la convocazione della Commissione Grandi rischi “è un’operazione mediatica” e “che non ci sarà mai la scossa che fa male” (bingo!). In un’altra telefonata (con Gianni Letta), Bertolaso esprime il timore che ai funerali delle vittime del terremoto Berlusconi non conquisti la prima fila, eventualità che lo angoscia al punto da proporre che il presidente della Camera, o del Senato, se ne stiano a casa. E tutto questo senza contare i rinvii a giudizio, i massaggi al centro benessere, gli appalti, i vari G8 e altre cosucce ancora. Se il capitano Schettino fosse l’unità di misura del cialtronismo nazionale, qui saremmo davanti a uno Schettino al quadrato, a uno Schettino al cubo. Che però ci fa ancora la lezioncina e la moraletta. “Per salvare tutti sarebbe bastata una app da due euro”, ci dice Bertolaso. E per salvarci da Bertolaso, invece, cosa serve? Un po’ di decenza? Un po’ di silenzio è chiedere troppo?
Cari tutti, l’esigenza di rincorrere le strabilianti innovazioni tecnologiche che ci circondano costringerà anche me ad adottare presto o tardi diavolerie moderne come la ruota, il fuoco, eccetera eccetera. Ma non corriamo troppo. Per ora ci accontenteremo di un account ufficiale su twitter. Lì rimbalzeranno tutti i pezzi pubblicati dai giornali per cui scrivo, quelli che già compaiono in questo sito, più qualche intervento volante, più qualche commento, più… insomma, tutto quello per cui è stato inventato l’uccellino cinguettante. Dunque, seguite numerosi. Insieme a questo piccolo sito, alla pagina di Facebook curata dall’ottimo Andrea, i cinguettii su twitter completanmo il quadretto… Coraggio non è finita qui, mancano comunque la ruota, il fuoco e… sentite che idea! Fare delle freccie scheggiando la pietra? Che ne dite, potrebbe funzionare? Mah, forse corriamo troppo. Per ora segnatevi questo @AlRobecchi.
PS) su Twitter c’è anche un account non ufficiale. Niente di male, per carità, ma ho tentato di mettermi in contatto e non ho ottenuto risposta, quindi non ho altra scelta che fare un tweet… concoirrente al mio tweet… Mah, speriamo che con la ruota vada meglio…


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