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bio

Una specie di biografia

RobeckGiovaneEcco qui, tenete presente che c’è una sola cosa più fastidiosa di scrivere la propria biografia, ed è aggiornarla ogni tanto, ma insomma, ecco qui (l’unica consolazione è che non vi obbliga nessuno, eh!)

Sono nato a Milano, nel 1960.
Per anni era abbastanza semplice, bastava dire che facevo il giornalista, ed era pure vero… poi le cose si sono un po’ complicate e ora non sarei più così sicuro (giornali, libri, romanzi, tivù, teatro… insomma… boh)
Attualmente sono nella squadra di autori che scrive i programmi e gli spettacoli di Maurizio Crozza, collaboro con alcuni giornali come Il Fatto Quotidiano, pagina99 e Micromega.
Ho scritto qualche libro (li trovate più sotto), ma solo qualche anno fa ho deciso di provare con i romanzi (gialli? noir?…mai capito la differenza…) per l’editore Sellerio di Palermo. L’ultimo è uscito nel marzo del 2016, si intitola Di rabbia e di vento, ma insomma sono questi tre qui sotto. Per sapere come ne hanno scritto giornali, siti, eccetera basta cliccare sulla relativa immagine. Il protagonista si chiama Carlo Monterossi ed è uno che ha la tendenza a mettersi nei guai…

 

 

Canzone     CoverDoveseistanotte     Di rabbia e di vento

Ho cominciato all’Unità, ero un ragazzino, era il 1980 e i vecchi insegnavano veramente il mestiere.0000Costruire Posso dire di aver imparato molto lì, una buona scuola, scrivevo un po’ di tutto (cronaca, anche nera, poi sono passato agli spettacoli e alla musica).
Mi assunse (era il 1982) un giornale di architettura che si chiamava Costruire per abitare (era una costola del più prestigioso Abitare), e anche lì non era male, facevo inchieste (ne ricordo una su Barcellona prima delle Olimpiadi…), interviste e altro. Parallelamente mi occupavo di Musica per l’Unità, con lo pseudonimo di Roberto Giallo (questioni di esclusiva, e poi di servizio civile, insomma, mi sono scelto un altro nome…)

0000TheWallCosì, come Roberto Giallo, ho scritto molto per l’Unità (11 festival di Sanremo da0000Mucchio inviato insieme a colleghi bravissimi e molto amati come Michele Serra e Maria Novella Oppo), e poi praticamente tutti i concerti degli anni 80 (anche cose notevolissime, insomma, una specie di girandola un po’ assurda, ma divertente), Intanto, ‘sto Roberto Giallo scriveva anche per il Mucchio Selvaggio (il giornale di rock alternativo e… oggi si direbbe indipendente, indie, boh, diretto da Max Stefani), una rubrica, Backstage, che parlava un po’ di tutto e di politica, certo… Una decina d’anni così, un po’ veloci e molto divertenti, beh, se avete visto gli U2 del tour di War, gli Smiths a casa loro, The Wall a Berlino dopo la caduta del muro, poi potete anche smettere, no?)

Poi un giorno Michele Serra mi chiede se vado a fare Cuore, a Bologna. Lui, Andrea Aloi (già mio capo alle pagine della cultura de l’Unità e Piergiorgio Paterlini, e il Tato Banali, poi arriveranno Lia Celi, Luca Bottura, Carlo Marulli, tutti amici veri e complici in quell’avventura folle e meravigliosa…). Vabbé, su Cuore non c’è moltissimo da dire: è stato un episodio unico nella storia della satira e dell’editoria italiane e di averne fatto parte mi rende particolarmente orgoglioso (vero, ogni tanto c’è qualche reunion, tipo combattenti e reduci, e io non ci vado mai… mi basta ricordare com’era il mondo in quelle stanzette bolognesi…).

0000Cuore2        0000Cuore4

Cuore chiuse dopo una breve direzione di Claudio Sabelli Fioretti, era cambiato un po’, ma ci si divertiva lo stesso (più inchiesto, meno satira, ma insomma, cose belle anche lì).

RadiopopIl “che fare” diventava un problemino non secondario, insomma, finché mi chiamò a Radio Popolare Piero Scaramucci, direttore vero, radio vera, strano periodo, era il 1996.

Feci il direttore dei programmi e mi inventai un programmino, Piovono Pietre, che andò molto bene, ebbe i suoi momenti di gloria e durò cinque anni (mi fece vincere, tra l’altro, il premio Forte dei Marmi per la satira politica, nel 2001). Inutile dire che quella alla radio fu un’altra esperienza memorabile, anche se per cinque anni mi sono alzato all’alba… beh, detta ora fa quasi nostalgia. Di sicuro la radio (e Scaramucci) mi assicurò una libertà totale, mai una pressione o una censura, mai0000Diario uno “stai attento”, una sensazione di libertà creativa strabiliante.

Intanto, collaboravo con qualche giornale, perché se hai cominciato scrivendo, beh, scrivere è un’altra cosa. Gente Viaggi, Il Diario della settimana (direttore Enrico Deaglio, gran giornale, quello!), … insomma, collaborazioni.

0000manifestoNel 2000 poi, ho cominciato a scrivere per il manifesto, più che una collaborazione, un’avventura durata più di dieci anni, con il corsivo fisso in prima pagina (Voi siete qui) tutte le domeniche, e quella è stata un’altra famiglia importante…

Nel 2001 è uscito anche il mio primo libro, Manu Chao, musica y libertad.0000manu
Ricordo che me lo chiese la Sperling & Kufner e che tutti si chiedevano l’unica cosa che io non mi ero chiesto, cioè se fosse una biografia “autorizzata”. Io lavorai e scrissi, e solo alla fine andai a Barcellona per una lunga intervista a Manu, che si dimostrò amico e disponibile… Il libro è stato tradotto in sei lingue (compreso il gallego, che non sapevo nemmeno che esistesse…) ed andò molto bene.

Nel 2001, basta. La radio, dopo cinque anni di levatacce all’alba (prima dell’alba!), mi stava un po’ stretta e ho deciso di lasciare, cosa che in realtà minacciavo ogni anno.

0000UrbanContro ogni logica, mi offrirono la direzione di Urban, mensile di free press un po’ fighetto che io cercai di fare non stupido. Me lo inventai da zero, durò tre anni e ci divertimmo molto. In sostanza facevamo un mensile di consumi culturali (voglio citare qui Andrea D’Ambrosio, che fu il mio socio, amico e braccio destro, il caporedattore che ogni direttore vorrebbe). Urban era bello, nuovo, strano, vinse anche dei premi e insomma, finché non ci cacciarono tutti da un giorno all’altro fu una bella storia.

Nel frattempo, però, mi aveva chiamato Rai Tre. Partiva Ballarò, condotto da Giovanni Floris e io facevo, insieme a Peter Freeman, i “corsivi”, cioè piccoli testi con un montaggio veloce, alla Blob, per capirci. Ci facemmo parecchi nemici, in quei tempi (era il periodo della guerra in Afghanistan, delle bombe intelligenti…) e insomma, Ballarò andò avanti, ma i corsivi no, durarono tre anni.

0000verbavolantNel 2004, partì, sempre su Rai Tre (sempre con Peter Freeman raffinato cercatore di immagini e di montaggio), Verba Volant, striscia quotidiana di cinque minuti. Una parola al giorno, raccontata, spiegata, etimologia, significati laterali, modi di dire… molto divertente (farlo, e dice qualcuno anche vederlo). Intanto, nuove collaborazioni e nuovi giornali: sempre il manifesto, ovvio, ma anche D di Repubblica e Rolling Stone (alla direzione c’era Michele Lupi).

Dopo oltre 600 puntate di Verba Volant, diciamo così, non c’erano più parole, e allora – sempre su0000figu Rai Tre e sempre con l’amico Freeman – ci inventammo Figu, album di persone notevoli, che tracciava (sempre con cadenza quotidiana, sempre in cinque minuti montati veloci) piccole biografie di gente famosa. Alto, basso, vario, folle, mischiato: John Lennon e Eva Braun, Ugo Tognazzi e il generale Patton… figurine, insomma… Ne sono andate in onda più di 500 (ne trovate qualcuna in archivio, anche se molte non ci sono più perché la Rai le ha levate da Youtube…).

Nel 2005 (sempre continuando a scrivere Figu), ho collaborato un po’ con Piero Chiambretti, a La 7 (il programma si chiamava Markette), senza mai lasciare i giornali (il manifesto, quello sempre, più GQ e qualcos’altro).

0000crozzaNel 2007, invece, l’incontro con i miei amici di oggi, la banda Crozza. Autori con cui si è creato un collettivo umano, professionale, politico, satirico… insomma, una cosa complessa e divertente (Vittorio Grattarola, Andrea Zalone, e poi Alessandro Giugliano, Francesco Freyrie, Luca Restivo, Claudio Fois, Luca Bottura che già stava a Cuore, e molti altri, che andavano e venivano, oltre naturalmente al capocomico Maurizio Crozza)… una storia che continua anche oggi per una ventina di puntate all’anno su La7.

Nel frattempo (dal 2008) ho lavorato per Doc3, uno dei migliori programmi televisivi di Rai Tre. I0000doc3 migliori documentari d’autore passano di lì, selezionati con cura (ai tempi) da Lorenzo Hendel. Io ne scrivevo brevi presentazioni e li introducevo in video (sì, sì, lo so, non si dovrebbe andare in video, io poi, come gli Apache, penso che se ti fanno una foto ti rubano l’anima…). Doc3 con le mie presentazioni durò per tre edizioni, faceva ascolti da prefisso telefonico, andando in onda a tardissima notte, ma i documentari erano veramente notevoli… roba buona sul serio.

0000piovonoNel 2011, era mattina e pioveva, venne a trovarmi nel mio studio Giovanni Carletti che mi chiese di scrivere un libro per Laterza. Gli dissi di no, naturalmente, e mi misi a scrivere. Così uscì, quello stesso anno, Piovono Pietre, cronache marziane da un Paese assurdo. Una raccolta di piccoli saggi e riflessioni e pastiches semi-satirici con un filo conduttore fantascientifico… Incredibile che il libro sia aFatto180216ndato bene (grazie anche al Carletti…), ma insomma, succede, no? (e poi Laterza mi mandava buste e pacchi indirizzati a “professor Robecchi”… ahahah!).

Nel dicembre del 2012, con grande dolore, ho lasciato il manifesto. Era stata casa mia (una casa politica, il mio giornale, ecco) per tanti anni, ma la situazione non era più sostenibile (crisi, chiusure, dibattiti interni…), e sono passato a Il Fatto Quotidiano, dove ho una rubrica settimanale e scrivo quando me lo chiedono (grazie che me lo chiedono spesso). Poi, come da inizio, lassù, nelle prime righe, mi è venuto di scrivere dei romanzi, e l’ho fatto. Credo che Sellerio sia un editore perfetto.

Uff… fatica. Per ora tutto qui.

Ho una moglie, due figli fantastici, avevo un cane (il cane Ombra che venne con me in radio per oltre mille mattine, sempre felice di venirci, e si sedeva sotto il mixer), avrò presto un gatto, eccetera eccetera.

Ombra

E’ sempre una cosa molto seccante scrivere la propria biografia, ma insomma, almeno sapete con chi avete a che fare, no?