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Ven
19
Set 14

Per pagina99, Piede Libero di oggi. L’articolo 18 e il mistero del cammello

La storia del Paese si può leggere anche così: fase uno e fase due. Fase uno: bisogna cedere qualche diritto, qualche garanzia, qualche sicurezza sociale faticosamente raggiunta. Fase due: tutti avranno qualche diritto, qualche garanzia, qualche sicurezza sociale in più. Non fa una piega, se non fosse per quel che accade sempre: compiuta la fase uno, la fase due rallenta, o si complica, o ci sono le elezioni, o cambia la maggioranza, o si scopre che i soldi non bastano. Insomma di tutte le volte che si è detto ai lavoratori "sganciare pecunia, vedere cammello", il cammello non si è visto mai perché scappava sul più bello. Ora, vatti a fidare dell’abolizione (in slang renziano: "superamento") dell’articolo 18. Lo si era modificato già due anni fa, e anche in quel caso si prometteva un bel cammello (tante assunzioni in più) in cambio della pecunia (licenziamenti più facili). Poi, sganciata pecunia, scappato cammello. Cosa faccia pensare che qesta volta sarà diverso è veramente un enorme mistero. il mistero del cammello.

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Gio
18
Set 14

Per pagina99, Piede Libero di oggi. Il ministro banchiere e le operaie “analfabete”

La sinistra non ideologica e non anticapitalista, cioè moderna, giovane e dinamica, va alla conquista dell’Europa. C’è chi lo fa in camicia bianca e chi in giacca e cravatta, come Emmanuel Macron, ministro dell’economia francese, trentasei anni, così “cambia verso” da essere passato in un battibaleno da banchiere di Rothshild a ministro di un governo socialista. Se il “senza denti” di Hollande, riferito ai poveri, emergeva da conversazioni private (non per questo meno grave), Macron è invece andato a chiarire il suo pensiero in diretta radio e ha definito “analfabete” alcune operaie bretoni rimaste senza lavoro. In un periodo storico in cui si pregano gentilmente i sindacati di non essere novecenteschi, pare giusto pretendere a chi guida l’economia di non essere ottocentesco. Potrebbe essere una buona soluzione per non tornare tutti ad essere settecenteschi e ricominciare la vecchia tiritera di ghigliottine e brioches.


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Mer
17
Set 14

Per pagina99, Piede Libero di oggi. Riforme: ridefinire la parola “non”

Le promesse, gli annunci, i “faremo”, i “vedrete” e le scadenze varie (in marzo, in aprile, in maggio, in cento giorni, in mille giorni…) rischiano di distrarre dalle solenni rassicurazioni. Tutti guardano a quel che burbanzosamente si annuncia di fare e pochi pensano a ciò che si è giurato di non fare. Non toccheremo l’articolo 18, che non è un problema, e invece ora si apprende che lo si toccherà per decreto. Non bloccheremo le retribuzioni del pubblico impiego (solennemente promesso in aprile e ribadito in agosto), che poi sono state bloccate. Non ci sarà una manovra correttiva, ma già se ne vedono segnali. Ora arriva, sul primo binario, un poderoso “non aumenteremo l’Iva” che non promette niente di buono, e si corona il tutto con un minaccioso “Non punto alle elezioni anticipate”. Urge ridisegno del vocabolario italiano e specialmente una radicale riforma della parola “non”.

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Mer
17
Set 14

Nei giorni pari o quando piove: la Tasi non è una scienza esatta

Sembra passato un secolo (magari ci siamo distratti ed è veramente passato un secolo) da quando Silvio buonanima faceva il diavolo a quattro sull’Imu. Per togliere l’Imu, che di colpo sembrava una cosa peggio di ebola, si decise di aumentare l’Iva. Così si tolse l’Imu, bene, ma si bloccarono i trasferimenti ai comuni, male. Così si disse ai comuni che dovevano pensarci loro, male, fissando però un tetto massimo, bene. E in caso di tetto massimo (3,3 per mille, male), almeno lo 0,8 per mille dev’essere destinato alle detrazioni per le fasce meno abbienti, bene. E questa sarebbe la Tasi. Tutto chiaro? Beati voi.
Per complicare un po’ le cose, ecco dunque le scadenze: qualcuno ha scelto il 16 settembre, altri il 16 ottobre, in certi casi si pagherà in novembre e in alcuni comuni prima di Natale. Nei comuni della provincia di Rieti si pagherà solo nei giorni di pioggia, in Trentino non prima delle prime nevicate, a Macerata i cittadini verranno chiamati agli sportelli in ordine alfabetico. Interessante il caso del comune vicino a Nuoro in cui si pagherà per sorteggio: il fortunato vincitore pagherà la Tasi per tutti e poi girerà casa per casa a farsi ridare i soldi. In provincia di Sondrio sarà esentato chi trova più funghi in un pomeriggio, ad Agrigento chi sa sbucciare i fichi d’india a mani nude. Tutto chiaro? Benissimo.
Poi ci sono le detrazioni, e qui la cosa si fa divertente, perché ogni comune si inventa le sue (per dire: Modena ha undici diverse misure di detrazione, Asti nove) e questo scatena una entusiasmante creatività. Pagherà meno in generale chi ha due figli, uno dei quali si chiama Ferdinando e va male a scuola. Chi ha solo figlie femmine pagherà il due per mille in meno, al contrario di chi ha un cane di taglia media. Ci sono comuni che prevedono esenzioni sulla Tasi le l’immobile è occupato da famigliari, altri che prevedono riduzioni su quando nonna fa il ragù riesce a diffondere un delizioso profumo per le scale condominiali, altre ancora per chi non ha il citofono e chiama i congiunti dalla strada, alle sei del mattino svegliando tutti. I cognati biondi del padrone dell’immobile potranno detrarre il due per mille solo se ciechi da un occhio. Poi ci sono gli immobili di lusso, quelli normali, quelli scrausi, quelli crollati perché c’era la frana e quelli abusivi, che non esistono e quindi la Tasi non la pagano per niente. Poi ci sono le rateazioni, ovvio. Sempre a seconda del comune dove abita, uno può pagare tutto subito, oppure metà subito e metà a Natale, oppure un terzo subito, un terzo giovedì e un terzo domenica mattina, ma solo se non va a messa, nel qual caso la scadenza sarà lunedì. Poi ci sono comuni che ti mandano a casa il bollettino già compilato, che è una comodità, altri che ti spediscono un modulo F24, così fai tutto col computer e altri che scrivono l’importo sul tovagliolo di carta del bar, col dito, usando come inchiostro il ripieno della pasta. Insomma, la Tasi si prospetta come una grande festa italiana, un’occasione per dispiegare la fantasia per cui siamo famosi nel mondo. In tutto questo, forse un giorno si saprà quanto abbiamo pagato. C’è chi dice (l’Anci) che più o meno si pagherà quanto si pagava di Imu, ma divertendosi un mondo, e chi (Confedilizia) dice che si pagherà di più. Vai a sapere, mica è una scienza esatta, no? In ogni caso, bisogna apprezzare il fatto che non c’è più l’Imu, ovvio. Ma sì, dai, l’Imu, ricordate? Quella tassa sulla casa che abbiamo scambiato per un punto in più di Iva…