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Gio
24
Apr 14

Per pagina99, Piede Libero di oggi. Rai mani di forbice

Di Matteo Renzi orbato del pallone causa par condicio si sa.  Pochi sanno invece che al bravo attore Ivano Marescotti (candidato della lista Tsipras) la Rai ha tagliato tutte le scene in una fiction (Una buona stagione) andata in onda l’altra sera su Rai Uno. Via Marescotti e tutti gli attori che interagivano con lui, tutti sforbiciati manco fossero sotto la doccia del Bates Motel di Psycho. Una cretinata di dimensioni colossali. Amplificata dal fatto che intanto su un altro canale Rai (Rai Premium) andava in onda un altro sceneggiato (Raccontami) con Marescotti, questa volta scampato alle forbici.
Marescotti non è Renzi, ovvio, e dunque niente titoloni. Solo, una granitica certezza italiana: l’idiozia. Quella non la taglia nessuno, anche perché ha sempre un ruolo da protagonista.

pagina99

Gio
24
Apr 14

Populista e antieuropeista, il vocabolario delle libertà

Credo avrebbe un certo successo un master universitario (ma anche un piccolo corso per principianti) sull’uso delle categorie politiche, delle formule più in voga per definire questo o quello schieramento, delle parole volatili sempre di moda e sempre alla frenetica rincorsa di un significato. Se, per dire, un papa della Chiesa di Roma, massima autorità del mondo cattolico, si sente costretto a precisare di “non essere comunista” significa che qualcosa non va, che una ridefinizione delle parole pare piuttosto urgente.
Oggi è papa Francesco, ieri i magistrati, le toghe rosse, i sindacati dei lavoratori, quelli di sinistra in genere e altri ancora. E’ stato dato dei “comunisti” anche quelli del Pd che, poveretti, avranno tante colpe ma di sicuro non quella.
Altre parole, naturalmente, vagano per l’aria come boomerang impazziti. La più recente e fortunata è “populista”. Gran brutta parola che parte da popolo (concetto vaghissimo e ricomparso da poco, per anni si è detto “gente”), fa il giro largo, raccoglie un po’ di furbizia oratoria, molta retorica, una discreta dose di opportunismo, e torna per colpire. Grillo, si sa, è populista (e l’ha pure rivendicato). Difficile però, in un’epoca di comunicazione diretta con il popolo (pardon…) negare che siano diversi e diffusi i populismi. Renzi, che impone al Pd un leaderismo personalistico, ha tratti populisti pure lui, per non dire del vecchio Silvio buonanima, che del populismo (promise la sconfitta del cancro per vincere le regionali in  Piemonte, ad esempio) è stato il campione per anni e anni. Sono populiste le trasmissioni che mettono il microfono sotto il naso dei passanti e fanno di poche ben selezionate scemenze da fila alla posta teorie universali. E’ populista la facile promessa che non verrà mantenuta, eccetera eccetera.
“Populista” è naturalmente (e in larghissima parte giustamente) considerato un insulto feroce, e basta controllare: ognuno rimprovera ad altri dosi più o meno massicce di populismo: siamo agli opposti pupulismi, e così la parola – come ogni parola maneggiata senza alcuna cura o rispetto – perde significato, diventa suono vuoto.
Altra contrapposizione di gran moda, un portato delle imminenti elezioni, è quella tra europeisti e antieuropeisti. Detta così (e usata come la si usa) pare una di quelle contrapposizioni frontali che faranno storia. Poi, quando si va a vedere, si nota che gli “europeisti” le loro rimostranze all’Europa così come si configura oggi le fanno eccome. E pure che molti “antieuropeisti” non pensano affatto di affiliarsi all’Oceania o all’America del Sud, ma semplicemente vorrebbero un’Europa diversa. Questo, ovviamente, al netto delle posizioni estreme, tipo certe deviazioni di tipo deliziosamente paracule della Lega, che non sapendo dove sbattere la testa tra mutande verdi e investimenti in Tanzania, se la prende con l’Euro come se fosse Belfagor, punto e basta.
Domina su tutto, a completare la confusione semantica, la perniciosa malattia del benaltrismo, per cui ad ogni critica si suole rispondere con una critica uguale e contraria. A Novara piove, dannazione! Risposta: e a Catania, allora che ci sono trenta gradi? Pura follia, insomma. E l’avvitamento è completo, le parole non hanno senso, ogni posizione che sfugga alla definizione semplicistica o a schieramenti prefissati pare indegna di cittadinanza. Il non allinearsi non è concesso, non è dato, è considerato diserzione. E come sempre quando troppi soldatini combattono, la popolazione civile se la vede male.

Mer
23
Apr 14

Per pagina99, Piede Libero di oggi. Zio Tom

Chi ama la satira e i suoi paradossi non può che apprezzare la spericolata campagna elettorale di Magdi “Cristiano” Allam. Lo straniero nazionalizzato che gioca la carta della xenofobia ci mancava, ed è raro come il leone vegetariano. Eppure quella di Magdi è una success story: italianizzato, cattolicizzato, politicizzato, famosizzato e persino, incredibilmente, ogni tanto intervistato. E’ uno che potrebbe dire ai migranti: vedete? Si può.
Invece li ammonisce, li criminalizza e strepita dai manifesti “Prima gli italiani” che sarebbero “sottomessi agli immigrati”. Si dirà che una simile scemenza non può funzionare. E invece no, funziona, e persino un sincero democratico può ritrovarsi a dire: “Ecco! Questi stranieri che vengono qui e rubano il lavoro ai razzisti italiani!”.

pagina99

Mar
22
Apr 14

Per pagina99, Piede Libero di oggi. Sfratto subito

Anni e anni di esposizione all’effetto lisergico della destra berlusconiana italiana ci hanno abituato a un divertente refrain: la critica della ricchezza ostentata sarebbe invidia sociale, o addirittura odio di classe. Segnaliamo dunque un caso abbastanza clamoroso di invidia sociale: quella di Papa Francesco per il mega appartamento di monsignor Bertone. I due sono vicini di casa. Uno, il capo supremo, vive in un bilocale di settanta metri quadri.
L’altro, una specie di boss del potere perdente in Vaticano, si appresta a traslocare in un attico grande dieci volte tanto. Si dice che il primo sia irritato con il secondo. Si dice che il secondo se ne freghi alla grande. Noi, che siamo neutrali ma non scemi, possiamo solo gioire di un fatto: che l’odio di classe sia arrivato così in alto.

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