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Diseguaglianze. Persa la lotta di classe, combattiamo almeno la lotta di tasse

PIOVONOPIETREVisto che non si può parlare di lotta di classe – perché saltano su come tappi i soliti pipicchiotti sedicenti liberali a dire che è solo invidia sociale – che si parli almeno di lotta di tasse. E per quanto stupefacente, eccoci d’accordo con una bizzarra congrega di miliardari del pianeta, che chiedono di essere tassati di più. Per dirlo hanno approfittato del recente World Economic Forum di Davos, che è un po’ la serata degli Oscar dei padroni (and the winner is…): quasi trecento miliardari hanno preso carta e penna (d’oro, si suppone) per chiedere ai governi del mondo di aumentare le tasse sulla ricchezza. Il ragionamento è semplice e, in qualche modo, ragionevolmente difensivo. Probabile che nelle loro ville di Malibu o di Sankt Moritz, i super-ricchi del pianeta abbiano letto le cifre del rapporto Oxfam sulle diseguaglianze, tipo quella che loro – i miliardari del pianeta – sono sempre più miliardari, che i primi cinque nella loro classifica hanno raddoppiato le loro fortune negli ultimi tre anni, mentre cinque miliardi di persone, cinquemila milioni di povericristi, si sono impoveriti. Ragionamento che non fa una piega, come si legge nell’appello: per noi non cambia niente, il nostro tenore di vita non ne risentirà, ne per i nostri figli, né per i nostri nipoti, né per le nostre aziende. Sono ricchi, non sono mica scemi, sanno che se la faccenda si sbilancia troppo e se alcuni miliardi di poveracci si incazzano con qualche migliaio di ricconi la questione si può mettere male. Ma in ogni caso c’è una verità incontestabile: la “ricchezza privata estrema” (come la chiamano loro) è un problema per la democrazia in tutto il mondo. Parole sagge, e meno male che le dicono i miliardari, perché quando lo dice un sindacalista, o un lavoratore, viene subito accusato di tendenze comuniste, ambizioni di esproprio proletario e invidia sociale (e ridaje, ndr).

Passando al piccolo mondo antico dell’Italietta meloniana (ma anche pre-meloniana e, sono sicuro, post-meloniana), ci dobbiamo accontentare dell’Ocse che non pensa tanto ai povericristi ma al nostro debito pubblico e suggerisce di rivedere più che qualcosa nel sistema fiscale. La tassa di successione, per esempio, è tra le più basse del pianeta, il che, oltre ad essere ingiusto, è un motore primario di diseguaglianza (in parole povere i ricchi sono ricchi per successione dinastica, altro che pippe sul merito!). In più, la rendita improduttiva è tassata meno del lavoro produttivo. In più, ci sono pensioni d’oro a fronte di pensioni che non garantiscono nemmeno la sussistenza. Insomma, un paese che premia i ricchi e penalizza i poveri, come anche il recente ridisegno di alcune discipline fiscali conferma.

In tutto questo, che è macroscopicamente sotto gli occhi di tutti, si assiste a un bizzarro fenomeno di ipnosi di massa, per cui appena qualcuno pronuncia la parola “patrimoniale” si schierano le armate del Capitale come di fronte a una rivoluzione bolscevica. Davvero stupefacente vedere gente che paga il mutuo per un bilocale alla periferia di Novara strepitare contro una tassazione per chi ha patrimoni superiori a dieci milioni, la sede fiscale all’estero, la cittadinanza a Montecarlo e cinque Bentley in garage. Di tutte le ingiustizie e le follie in materia di diseguaglianze, questa è la più strabiliante: neo-poveracci del fu ceto medio che difendono come tanti piccoli Milei i privilegi di una manciata di miliardari globali, senza pensare – fessi – che in proporzione pagano molte più tasse di loro.

8 commenti »

8 Commenti a “Diseguaglianze. Persa la lotta di classe, combattiamo almeno la lotta di tasse”

  1. Io ho visto anche una signora che a Milano sarebbe definita “strapelata”, ovvero dall’aspetto ultra modesto quasi da poveraccia, con un enorme cartello con la scritta “flat tax subito”. C’è molta confusione sotto i nostri cieli, si vede e si sente. Finiremo molto male e tutti o quasi se ne accorgeranno troppo tardi

    da Liliana   - mercoledì, 24 gennaio 2024 alle 19:15

  2. Robecchi sembra sorpreso che i ricchi chiedano di pagare più tasse, un gesto che a prima vista appare nobile. Tuttavia, i dati mostrano una diminuzione della povertà globale, un dettaglio che sembra sfuggire nell’editoriale. Inoltre, se i ricchi vogliono davvero pagare di più, nulla li impedisce di farlo senza aspettare un invito a Davos. Forse il vero spettacolo di Davos non è tanto nei discorsi, quanto nelle domande non poste. Peccato che Robecchi non abbia afferrato l’opportunità di esplorare questi aspetti, preferendo una narrazione più lineare. A volte, la realtà è più intrigante della finzione, specialmente quando si tratta di tasse e miliardari!

    da Kora Nucci   - mercoledì, 24 gennaio 2024 alle 19:58

  3. Quindi per cui ? Pardon , ma la signora pare usurpare la classica ” super cazzola , non hanno più fantasia !

    da Elena   - giovedì, 25 gennaio 2024 alle 01:00

  4. A parte il “nulla li impedisce” che fa un po’ ridere, nulla si capisce. Ma pazienza

    da Alessandro   - giovedì, 25 gennaio 2024 alle 09:08

  5. Mi scuso per la confusione causata dal mio commento precedente. È importante considerare che, quando grandi aziende o persone molto ricche chiedono di essere tassate maggiormente, la loro motivazione potrebbe non essere la generosità. Queste proposte possono essere strategie per proteggere e consolidare i loro interessi, rafforzando la propria posizione sul mercato e rendendo più difficile per i nuovi concorrenti emergere. Infatti, mentre per i già ricchi un aumento delle tasse potrebbe non essere gravoso, per coloro che stanno ancora cercando di ‘farcela’, l’impatto potrebbe essere significativamente maggiore.

    da Kora Nucci   - venerdì, 26 gennaio 2024 alle 18:43

  6. A parte la diminuzione della” povertà globale “che ha visto solo lei che probabilmente non ha alcun problema, lei fa poi parte di quelli che cercano di farcela a sconfiggere la concorrenza o di chi c’è l ha già fatta?

    da Elena   - sabato, 27 gennaio 2024 alle 20:41

  7. Gentile Elena, perché ne fa una questione personale? Perché il tono sarcastico? La invito a consultare https://ourworldindata.org/grapher/the-share-and-number-of-people-living-in-extreme-poverty

    da Kora Nucci   - lunedì, 29 gennaio 2024 alle 18:18

  8. Grazie Alessandro, sarà didascalica e manichea ma la tua analisi è
    lucida e spietata come dovrebbe essere quella di tanti/molti lavoranti della intellighenzia.
    Il problema è che oggi il povero, archiviata la lotta di classe, ha un solo modello: IL RICCO !!! e tra tutti il peggiore, il più stronzo che dei Soros e dei Gates non se ne può più.
    Non è neanche un problema di modello culturale per dirla alla Gramsci, quello preponderante è un grosso buco nero di ostentata e tronfia IGNORANZA dove si sguazza in tantissimi come maiali, senza offesa per i suini che grazie a noi fanno una vitaccia.
    E, purtroppo, TINA (there is no alternative) come ai tempi della Thatcher.
    Butto il mio sasso: io tifo per A.I. (artificial intelligence)

    da Angelo   - venerdì, 2 febbraio 2024 alle 14:31

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