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ago 20

La “Crapa pelada” del duce e la Peppa che amò Caravaggio

Crapa Pelada pagina

Cosa diavolo può legare il Caravaggio, la cristallina idiozia della censura fascista, la serie americana più cool di sempre, la Milano del ‘600 (pre peste), il jazz? Seguire il filo, risalire alle fonti, alle origini, alle leggende, fino al salto sulla sedia quando uno, vedendo Breaking Bad, la serie di Vince Gilligan, una delle più famose e popolari su Netflix, pilastro contemporaneo della fiction mondiale, sente quella musica, la riconosce (e come non riconoscerla?). Maddai, possibile?

La canticchia Gale, per la precisione, chimico specializzato che “cucina” cristalli di metanfetamine, e la canticchia con il sottofondo dell’originale – un disco – mentre si prepara la cena. Il disco sta ancora girando che lo ammazzano malamente (terza stagione, episodio 13).

Ma che musica? Ecco, giusto, prima le fonti.

Crapa pelada l’ha fa i turtei

Ghe ne dà minga ai so’ fradei

I so’ fradei fan la fritada

Ghe ne dan minga a crapa pelada

Filastrocca scemetta, per bambini, una solfa, una tiritera divertente. Chi lo direbbe che è una cosa che parte dal Caravaggio, arriva a Rabagliati, viene combattuta dal fascismo, trionfa alla Liberazione e sbarca nella super-fiction americana?

Non facciamola lunga: piccola storia di una grande canzone.

Prima la leggenda, la genesi. Il Caravaggio, era ancora “soltanto” Michelangelo Merisi, viveva a Milano, più o meno il 1590. Testa calda, lo sappiamo, ma capace di innamorarsi. “Lei” si chiama Peppa Muccia, prostituta, lui la rapisce (ah, l’amore!), i fratelli di lei (tre, dice la leggenda) non possono perdonare, recuperano la ragazza, danno una sonora mazzolata al pittore e a lei, punizione umiliante, rasano i capelli a zero. Ecco “Crapa pelada” viene da lì, tradizione orale, storia di dispetti e di ripicche: lei fa i tortelli ma ai fratelli non li dà, li darebbe solo al suo amore, che però chissà dov’è (ve lo dico io: a Roma, dove di lì a qualche anno diventerà “Il Caravaggio”).

Un passaparola di generazioni. Per trovarla in forma di canzone – e che canzone! – bisogna aspettare secoli, il 1936, quando Giovanni (Tata) Giacobetti, cantante, contrabbassista, futuro fondatore del Quartetto Cetra, si ricorda della filastrocca popolare, la riscrive insieme a Gorni Kramer (Francesco Kramer Gorni, inarrivabile maestro di fisarmonica, precursore del jazz in Italia, re del varietà).

La musica viene da uno standard americano, precisamente da It Don’t Mean a Thing, che Duke Ellington scrive nel 1932, tutto è saltellante e sincopato, le parole in dialetto lombardo rimbalzano su quella tessitura che è un piacere, c’è ironia, forse sarcasmo, jazz, swing, accidenti!

Funziona. La canta Alberto Rabagliati. Funziona pure troppo. E poi la stupidità della censura fa il resto.

Basta leggere il Radiocorriere di quegli anni si capisce perché: “Musica negroide”, espressamente vietata dal ’37, ma sottotraccia si suona ancora, la Resistenza è anche un po’ swing. E dopotutto cosa regala Milton a Fulvia in “Una questione privata” di Fenoglio? Over the rainbow

C’è di peggio (non ridete) il jazz è anche “musica afro-demo-pluto-giudo-masso-epilettoide”. Insomma, contrabbassi e orchestrine al posto di chitarre e mandolini? Non scherziamo, dove andremo a finire? Non c’è molto da ridere, se pensate che Giorgia Meloni se la prende con Imagine di John Lennon… Il lupo, il vizio, ecc. ecc.

Dunque la canzone non si sente, non passa all’Eiar, la radio, ma la canticchia mezza Italia, divertita, di nascosto, l’infantile Crapa pelada ritmata con curvature vocalese nel ritornello, così americana, esotica, divertente; nei locali da ballo la si canta alla fine, quando un po’ di gente se n’è andata, anche le guardie: carboneria jazz degli anni Trenta.

Il fatto è che nel 1936, in Italia, quando la canzone conquista tutti, “Crapa Pelada” è uno solo. Lui, il mascellone volitivo, il duce dell’Impero, la macchietta solenne del fascismo, l’assassino di Palazzo Venezia. Ridere del potere, ammiccare, fischiettare, alludere, sono tutte cose che i regimi temono come la peste nera. Canticchiare Crapa pelada ti può costare la galera: un grande successo semiclandestino.

La storia delle censure fasciste alle canzonette è vasta e in certi casi anche esilarante. Quando Italo Balbo si schianta in aereo, per dire, diventerà un problema anche cantare “Maramao perché sei morto” (Consiglio-Panzeri, 1939, esecuzione del Trio Lescano), con quel verso meraviglioso e italianissimo, “Pan e vin non ti mancava”, e quindi che cazzo andavi a schiantarti nei cieli di Tobruk? Malumori nel regime, canzonette divertenti, fischiettate come segnali, una resistenza piccola, passiva, fatta di minimi gesti, segni di riconoscimento, bastava una strofa e si sapeva come la pensavi.

Poi, il regime finiva come si sa, “Crapa pelada”, quello vero, pure, e nel 1945 il Quartetto Cetra ne incideva – sembra un festeggiamento – una versione portentosa, prima melodica e poi (mi scuso) swinghissima, vorticosa, che diceva sì, certo, usiamo lo swing per cantare filastrocche assurde, cretinate, frittate e tortelli, ma anche per dire che si può, finalmente. Si liberava tutto, si liberava anche una canzone. Grande successo.

Che Crapa pelada sia poi finita nella raffinatissima colonna sonora di Breaking Bad, e quindi definitivamente consegnata al culto pop dei nostri anni, può essere un caso, ma ne fa in qualche modo uno standard del jazz mondiale, con milioni di visualizzazioni, una cosa che non morirà, andrà avanti ancora, da quando tre fratelli di Milano diedero una manica di botte al Caravaggio.

11 commenti »

11 Commenti a “La “Crapa pelada” del duce e la Peppa che amò Caravaggio”

  1. È una storia bellissima!

    da Eve   - sabato, 8 agosto 2020 alle 09:57

  2. No, dico, mi sto consumando i polpastrelli per scrivere ovunque quanto è bello questo articolo, ma soprattutto voglio sottolineare il mio apprezzamento per l’approccio condivisibile, misurato, documentato, anche ironico. In definitiva: così si parla di musica, non come si fa solitamente su i giornali, alla radio (!) e in TV, dove tutto è bellissimo, tutti sono bravissimi, originali, interessanti, innovativi.
    Mentre personaggi e musica a partire da 5/6 anni fa sono mitici, leggendari, ecc. Il tutto condito da una lista di nomi e date perfettamente inutili, buttate lì per riempire o stupire.
    Grazie, Alessandro

    da Gianni Gavioli   - sabato, 8 agosto 2020 alle 11:14

  3. Grazie della storia del motivetto, ignoravo le origini, e dire che ne abbozzavo qualche strofa in ambito lavorativo, niente a che vedere col nefasto ventennio, ma con certi atteggiamenti del capataz di turno.

    da Ivo Serenthà   - sabato, 8 agosto 2020 alle 16:52

  4. Mi associo a tutti i complimenti, una storia bellissima

    da federico_79   - sabato, 8 agosto 2020 alle 22:44

  5. Quando negli anni 40 i miei genitori mi accompagnavano dal “barbiere” l’ordine era tassativo: a zero. Questo per allontanare il più possibile l’intervento successivo. A scuola i compagni, quelli che ancora erano abbastanza lontani dal loro turno di rasatura, non mi risparmiavano le risatine e il crapa pelata o concetto simile. Insomma era un disagio ricevere quell’appellativo che evidenziava la mancanza della migliore cornice del viso. Ecco perché al “crapa pelata” per eccellenza, a quello che il 10 giugno 1940, fra gli applausi ed urla felici di una piazza strapiena di popolo bue, informava di avere dichiarato guerra alla Gran Bretagna ed alla Francia, non piaceva quella canzone… Non poteva accettare una potenziale allusione al suo aspetto di duce, convinto di “vincere”, confidando della debolezza di quel momento di due paesi oppressi dalla Germania. Poi sappiamo com’ è andata a finire…

    da Vittorio Grondona   - domenica, 9 agosto 2020 alle 09:03

  6. Questo post è un gioiellino

    da enrico   - martedì, 11 agosto 2020 alle 07:21

  7. Pezzo stupendo. Complimenti!

    da Gianni Calabretta   - martedì, 11 agosto 2020 alle 11:39

  8. Ci sarebbe da chiedersi: “swingatissima” sarebbe stato meglio? Chi lo sa? Comunque ti leggo sempre con piacere. Grazie

    da Luca Rebucci   - martedì, 11 agosto 2020 alle 17:02

  9. Un pezzo davvero fantastico
    Grazie!

    da Giulia   - sabato, 15 agosto 2020 alle 08:36

  10. Pezzo stupendo. Sono d’accordo con gli altri commenti. Mi tocca, però, far notare che Imagine non è una canzoncina che fa un po’ di ingenuo pacifismo, per cui a criticarla si fa la figura di chi ha la coda di paglia e va a caccia di farfalle col bazooka, come è il caso dei censori fascisti per Crapa pelada. Imagine dice delle cose pesantissime. Ad esempio, col semplice verso “and no religion too”, dice che le guerre sono direttamente legate anche all’esistenza delle religioni. Dice che la pace non dipende da un’impossibile tolleranza reciproca tra le religioni, ma dallo spontaneo abbandono delle stesse. Almeno a mia conoscenza, è l’unica opera mainstream (e che mainstream) a sparare a zero sulle religioni. Quindi è comprensibile come la Meloni, una che va a braccetto con il popolo della famiglia ed è essa stessa propugnatrice del ritorno ad un cattolicesimo tradizionale, se la prenda con Imagine. L’unica forma di goffaggine simile a quella dei censori fascisti sta forse nel fatto che, attaccando Imagine, possa farne conoscere il significato che, a quanto pare e almeno in Italia, è largamente ignorato (ricordo che, incredibilmente, veniva cantata nei raduni dei papa boys, ai tempi di Wojtyla). Mi permetto quindi di consigliare la lettura del testo della canzone, anche per capire come, potenzialmente, potrebbe mettere in crisi tutte le Meloni del mondo.

    da Pier Giacomo Ragazzini   - domenica, 16 agosto 2020 alle 21:51

  11. robecchi 6 il migliore da sempre:
    non si può non condividere tutto….ciò che scrivi, denunci è assolutamente vero! se l’italiano fosse solo un pochino più impegnato ( colto, interessato personalmente all’approfondimento storico, ecc)saremmo un popolo molto più degno ed onesto, almeno in rispetto al sangue versato dai nostri nonni e padri per ottenere la libertà attuale,
    grazie continua sempre così

    da paolo   - lunedì, 31 agosto 2020 alle 10:46

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