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apr 19

Davvero temete di essere operati da un chirurgo coetaneo delle Kessler?

fatto030419Non è un paese per vecchi, e vabbé. Non è un paese per giovani, e vabbé pure questo. Per le donne lasciamo perdere, visto che se ne ammazza una ogni 72 ore. Poi si scopre che non è nemmeno un paese per medici, infermieri, barellieri, anestesisti, caposala, mancano 800 infermieri nei pronto soccorso della Campania, 500 in Puglia e via elencando. Giornali e tivù mandano i loro inviati in Molise e in Veneto, a registrare il fenomeno dei pensionati richiamati in corsia, si stabiliscono record, si festeggiano primati assoluti. Tutti ammirano il professor Giron, per esempio, che a dicembre compirà 85 anni e che fa l’anestesista a Padova: è l’età in cui ti tolgono la patente perché dubitano dei tuoi riflessi, ma possono ridarti dei pazienti da addormentare. Aspettiamo con ansia il cardiochirurgo centenario col monocolo, o l’ortopedico che vide correre Coppi e Bartali. C’è il rischio che si senta rimbombare per i corridoi il grido d’emergenza: “Salasso! Presto, portate le sanguisughe in sala due!”. Oppure lunghi interventi a cuore aperto dove si misura spesso la pressione, ma non al paziente, al dottore.

In Veneto, Friuli, Molise si richiamano in cliniche e ospedali medici pensionati, che avevano salutato colleghi e pazienti al grido garrulo di “largo ai giovani”, ma i giovani non sono arrivati, non ce ne sono abbastanza, non li prendono ai corsi di specializzazione, che non bastano, e a Medicina c’è il numero chiuso.

Vediamo il bicchiere mezzo pieno: al reparto geriatria pazienti e medici saranno coevi e potranno raccontarsi vecchi episodi della guerra e della Resistenza. Il bicchiere mezzo vuoto: ma davvero vi fareste operare da qualcuno che ha fatto il suo primo intervento quando si inventava il Moplen e ballavano le Kessler? Assicurano i governatori coinvolti (in prospettiva: quasi tutti, anche se oggi in prima linea stanno Veneto, Molise e Friuli) che si tratta di una cosa temporanea, che i pensionati richiamati saranno presto restituiti ai loro tornei di bocce, ma quanto temporanea non sa dirlo nessuno. Di (quasi) certo c’è che nei prossimi 5 anni (quattro, ormai, perché la stima è dell’anno scorso) andranno in pensione 45.000 medici, e che non tutti verranno rimpiazzati. Le borse per i corsi di medicina di base sono poco più di mille all’anno, e i conti, in deficit, sono presto fatti. E nel Servizio Sanitario Nazionale, unica vera gloria italiana ripetutamente picconata dai tagli, le cose vanno pure peggio.

Riassumendo a grandi linee questo Comma 22 tutto italiano, abbiamo un paese da cui i giovani scappano, e i loro nonni medici che tonano a lavorare perché non ci sono giovani. E’ un bel paradosso, ma spiega bene che cosa è, e anche cosa non dovrebbe essere, la politica.

Correva l’anno 1999 quando si decise che avremmo avuto troppi medici mentre il paese, sfiancato dalla scolarizzazione di massa, chiedeva a gran voce idraulici e tornitori. Il numero chiuso a Medicina (e non solo) è di quegli anni, avviato nel 1997, ordinato da una legge due anni dopo (ministro dell’Università Ortensio Zecchino, governo D’Alema), e fu anche lui figlio della narrazione dell’epoca, di previsioni sbagliate, dell’orrido ma eterno benpensantismo dei tempi: “Ecco, vogliono fare tutti i dottori!”, con quel sottotesto qualunquista (oggi si direbbe populista) che fingeva di guardare alle sorti del Paese: avremo troppi sapientoni e niente idraulici! Dove andremo a finire, signora mia! Si aggregava la grande stampa con la solita lancia della “meritocrazia”, ovvio. Meritocrazia che consiste a tutt’oggi nel decidere con un test fatto a diciott’anni se uno sarà poi un buon medico a quaranta. Chi lo faceva notare all’epoca, tirando fuori fregnacce novecentesche come il diritto allo studio, veniva sbeffeggiato e tacciato di demagogia, non si diceva ancora “gufo”, ma insomma, come se.

6 commenti »

6 Commenti a “Davvero temete di essere operati da un chirurgo coetaneo delle Kessler?”

  1. La mancanza di medici e paramedici lo si deve alla dabbenaggine politica, come ha spiegato molto bene nell’articolo,e alla atavica mancanza di risorse causata da una parte dall’evasione fiscale e dall’altra dalla corruzione,non si spiegherebbe altrimenti l’incredibile maggiorazione dei costi delle forniture ospedaliere.

    Andrà a finire che faremo arrivare personale medico comunitario e extracomunitario, ad esempio a Cuba esistono eccellenze a riguardo,forse a un leghista malato non gli farà schifo farsi operare da un colored,con il servizio dato dalle badanti in una certa misura già succede.

    E dire che con ciò che ho versato in più di 40 anni di onorato servizio, quasi, quasi alla bisogna, incrocio le dita, dovrebbero ricevermi con i tappeti rossi…

    da Ivo Serenthà   - mercoledì, 3 aprile 2019 alle 09:54

  2. Lo stesso sarà presto per bioanalisti (per esercitare negli ospedali pubblici o convenzionati occorre aver fatto la scuola di specializzazione, nemmeno 300 posti in Italia, interamente a carico dello studente a differenza dei medici che vengono ben retribuiti) o per gli ingegneri, pagati meno di un commesso, che preferiscono emigrare come quasi tutti i laureati visto che se non sei parente di qualche notabile lavoro decentemente retribuito non ne trovi.

    da Adriana Spera   - mercoledì, 3 aprile 2019 alle 10:24

  3. Quello che faccio veramente fatica a comprendere, in merito al problema oggi affrontato, è fino a che punto si vuole arrivare…

    Senza entrare in alcun modo nelle dinamiche politico – organizzative, mi limito a fornire poche, fredde cifre: sono dipendente di un’ASL dal 1998; nel mio Distretto gli strutturati erano all’epoca circa 750. Da sempre in deficit, ho perso il conto dei piani di rientro approntati dai vari DG insediatisi prima di giungere al blocco del turn over nel pubblico (di tramontiana memoria)imposto nel 2008; ora, trascorsi 20 anni, noi superstiti siamo poco più di 250, con un’età media a cui aderisco perfettamente: 55 anni…

    Ripeto: dove si vuole arrivare?

    da degiom   - mercoledì, 3 aprile 2019 alle 12:36

  4. faccio notare che gli italiani votano liberamente dal ’46;
    dunque siamo in democrazia da oltre 70 anni;
    (quasi) tutti coloro che hanno governato sono stati VOTATI ed ELETTI;
    sicché mi pare evidente che la situazione attuale dell’Italia è RESPONSABILITA’ degli ITALIANI (soprattutto di coloro che hanno votato per i politici che ci hanno governato lungo questi 73 anni)

    io ritengo che gli Stati migliori siano stati, finora, quelli Scandinavi, soprattutto grazie ai governi socialdemocratici

    purtroppo l’Italia è popolata da italiani, non da scandinavi socialdemocratici, ahimé :(

    da giovanni   - mercoledì, 3 aprile 2019 alle 13:19

  5. Tra l’altro ho amici medici, chiaramente assunti a progetto o con un contratto NON a tempo indenterminato.
    Quindi, i medici occorrono e sono pochi, però quelli assunti lo sono con contratti ridicoli.
    Come si diceva sul Fatto di qualche settimana fa, il problema non è il numero chiuso: ogni studente costa nel suo periodo di formazione qualche migliaia di euro, se si versano questi soldi all’università allora si può formare lavoratori (ingegneri, medici…) oppure no. Allargare il numero chiuso senza aumentare i fondi vuol dire non garantire un insegnamento adeguato.

    da Sebastiano   - giovedì, 4 aprile 2019 alle 08:11

  6. Ma quanti medici e infermieri mancano… ma lavorano nelle strutture private? Perché la sanità è un bell’affare, fra società assicurative / bancarie, Ordini, Logge, Cielle, il giro d’affari e potere è enorme. Il SSN (o i 20 SSR) sono in corso di smantellamento a tappe forzate, se non ve ne siete accorti. Allora a Padova – per esempio, città che si crede casa dell’eccellenza, ci si sente dire dal Centro Unico Prenotazione che non ci sono posti per una TC neppure con la priorità, ma a pagamento gliela fanno in mattinata con 250 euro. E così per ogni altra specialità o prestazione strumentale. Allora, sarà anche vero che manca il personale (e quando c’è non è formato adeguatamente), ma sicuramente c’è quella che diceva il nostro vecchio amico Santoro ovvero la ”mafia bianca” (vedasi baronati, clientela, malaffare e ogni possibile sorta di essere viscido che accresce e diversifica i suoi interessi sulla pelle della gente).

    da Giuseppe Michieli   - giovedì, 11 aprile 2019 alle 08:24

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