Alessandro Robecchi, il sito ufficiale: testi, rubriche, giornali, radio, televisione, progetti editoriali e altro
 
dom
9
lug 17

Corruzione di Don Winslow. Recensione su Tutto Libri

 

Tutto Libri mi h chiesto una recensione dell’ultimo romanzo di Don Winslow. Eccola.

WinslowQuelli che vanno a comprare un libro di Don Winslow vogliono trovarci dentro alcune cose, perché lui è il più implacabile autore di noir in circolazione e li ha abituati bene. Loro vogliono drammone shakespiriano, sturm und drang, dialoghi secchi, vite da sbirri, dexedrina, delitti efferati, western, rap a palla nelle auto di pattuglia, e il politicamente corretto picchiato a sangue in un vicolo.

E soprattutto vogliono sapere dove Winslow spingerà questa volta il confine labilissimo e sfumato tra il bene e il male, da che parte tirerà la coperta eternamente troppo corta che si chiama “giustizia”. Diciamolo subito: con Corruzione avranno tutto questo e altro ancora. Soprattutto avranno, da incorniciare e maneggiare già come un classico, il detective Denny Malone, irlandese, armato e pericoloso, la moglie e figli nei suburbi, l’amante in città, i fratelli sbirri Russo, Billy O e Big Monthy in macchina con lui a governare il suo regno di Manhattan North.

Giusto. Cattivo. Marcio.

Le strade sono “le sue strade”, lui sa tutto, vede tutto, non vuole che giri troppa eroina, non vuole che girino armi, non vuole che nella guerra tra i boss della droga le gang, i soldati di Peña e quelli di Castillo si facciano troppi buchi con l’artiglieria. O ne facciano a chi passa per caso. Non nelle sue strade. E’ lui il mito della Da Force, una squadra speciale che si basa su un assunto inattaccabile: la Narcotici pensa alla droga, la Omicidi agli ammazzamenti, ma siccome nella grande città cattiva gli omicidi dipendono quasi tutti dalla droga, Da Force agisce in proprio. Tradotto nella lingua di Winslow significa che Malone fa il cazzo che vuole.

Ora serve un’avvertenza: a parlare di Corruzione si rischia lo spoiler dalla prima pagina ed è un problema. Ma ce n’è un altro: che la storia procede dritta intricandosi con mille altre storie, casi, faccende private, buste che passano di mano, alleanze, tradimenti. Tanto che alla fine non è importante sapere che Malone finisce all’inferno, che scende tutti i gradini possibili, ma perché li scende, e come. Allo stesso modo di come fece ne Il potere del cane e Il Cartello – la memorabile saga di Art Keller – Winslow deve prima creare un mondo, e poi metterci dentro il suo eroe. Che è antieroe, sbirro, delinquente, assassino, giustiziere e aggiungete a piacere, basta mettere tutto quanto nella zozza armonia perfetta di un affresco monumentale, frenetico, esagerato, un quadro di Bosch con dentro New York City, dove dopo ogni orrore c’è un altro orrore, dove sopra un potere corrotto c’è un potere più potente e più corrotto.

E così bisogna dire della luce dell’affresco, del suo ritmo, della ruvidezza della tela e della sicurezza mirabolante del tratto. Nei dialoghi, nelle descrizioni, nelle azioni di Malone e dei tanti personaggi non c’è una parola sfuocata, non c’è un’esitazione. Ogni riga è un’esecuzione, e si finisce per perdonare a Winslow qualche svisata di maniera, qualche sbaffo di hard boiled un po’ ostentato, che del resto fa parte della poetica winslowiana, della sua tematica preferita: l’uomo solo di fronte al mondo cattivo – e diventa cattivo anche lui.

Ma insomma, ecco il punto: il detective Malone, per 500 e passa pagine tese come lo sguardo di un tossico con in mano un fucile a pompa, non fa altro che esplorare confini. I suoi confini, prima di tutto: quando si comincia? Quando si prende per la prima volta una busta di dollari? Quando si ricatta il primo trafficante per farne un informatore? Quand’è, esattamente, che i regolamenti diventano grottescamente stretti e le mani grottescamente libere? E quali confini ancora può varcare uno sbirro irlandese amico dei “negri”, ma implacabile anche con loro, che può essere un bersaglio per ogni “Jamaal” con una pistola in mano? Questa è la speciale discesa agli inferi del sergente Malone, quella privata, addirittura intima.

E poi ci sono i confini assurdi del sistema giudiziario americano: ogni reato è trattabile, ogni pena si può sistemare con un accordo, ogni accordo puòessere superato da un accordo più sporco, ogni giudice è comprabile, ogni avvocato ricattabile. Un bell’ambientino, vero Malone? Proprio il posto tuo.

Ma nell’affresco tutto si legge alla perfezione, ogni dettaglio, ogni particolare, ogni schifezza. E dopo il finale wagneriano, l’impareggiabile gloria che solo i senza gloria meritano, chi è andato a comprare l’ultimo libro di Winsolw starà ancora lì a chiedersi dove tirare la coperta della giustizia. Sempre se esiste, una cosa così.

commenta »

Sei la prima persona a scrivere un commento a “Corruzione di Don Winslow. Recensione su Tutto Libri”

Lascia un commento