Alessandro Robecchi, il sito ufficiale: testi, rubriche, giornali, radio, televisione, progetti editoriali e altro
 
Ven
12
Set 14

Per pagina99, Piede Libero di oggi. Forza Italia, in arte Totò

Sfuggire ai creditori, sgusciare, eludere e traccheggiare. Cambiare voce quando suona il telefono, travestirsi quando passa l’esattore, fingersi malati o moribondi. E ritrovare Totò, cioè un bel pezzo di dna italico, nei tanti deputati e senatori di Forza Italia che scappano a gambe levate quando vedono la senatrice Maria Rosaria Rossi che li cerca per incassare il dovuto. Alla cassa comune manca qualche milioncino, il contributo di 800 euro al mese per sedere nella fila del partito che promise il “nuovo miracolo italiano” arriva a singhiozzo, o non arriva del tutto, senatori e deputati che difficilmente saranno riconfermati non hanno nessuna intenzione di sganciare. Certo, il paese, e pure Forza Italia, e pure Berlusconi, hanno ben altri problemi. Ma le nemesi storiche sono sempre divertenti: era il partito “unlimited budget”, il partito del principe. Ora è il partito dei principi, intesi come De Curtis. In arte Totò.
pagina99

Gio
11
Set 14

Per pagina99, Piede Libero di oggi. Giustizia a orologeria (senza orologio)

Detto (e andrebbe scolpito nel marmo) che sono tutti innocenti fino a condanna definitiva e che i costi della politica sono una goccia nel mare rispetto a quanto ci costa il povero capitalismo italiano, sarebbe bello fare un po’ d’ordine, specie nel Pd, il partito che guida il governo. In Emilia si va a votare perché l’ex presidente della regione (indagato) si è dimesso. Due degli sfidanti alle primarie sono indagati: uno si ritira, l’altro no. In Toscana, il governatore (indagato) si ricandida. In Sardegna, la vincitrice delle primarie per le regionali fece un passo indietro perché indagata, su richiesta del partito, ma poi venne promossa sottosegretario. In Campania il sindaco di Salerno correrà alle primarie regionali anche se rinviato a giudizio. Come si vede, si fatica a trovare una linea. Ora c’è chi è tentato di rispolverare il vecchio classico berlusconiano della “giustizia a orologeria”. Ma come si vede, si fatica a trovare l’orologio.
pagina99

Gio
11
Set 14

Il capolavoro di Renzi: l’invidia sociale trasferita ai piani bassi

Con tutta ‘sta pippa della crisi dell’ideologia, e che l’ideologia è morta, e che ormai “ideologico” pare un insulto peggio che “pedofilo” o “truffatore”, si sta perdendo di vista un piccolo dettaglio: che l’ideologia è viva e lotta insieme a noi. Anzi, contro di noi. E un caso di scuola ci viene dalle recenti imprese del governo Renzi, prima tra tutte quella del blocco degli stipendi del pubblico impiego: circa tre milioni di lavoratori per una “manovra” (un pezzettino di quella manovra correttiva che “non ci sarà”, ma invece c’è eccome) da circa tre miliardi. Non si entrerà qui nel merito del provvedimento: secondo la Cgil l’introito medio perso da ogni lavoratore sarà di circa 600 euro nel 2015, come dire che gli statali renderanno nel 2015 i famosi ottanta euro ricevuti nel 2014, e vabbé. Si vuole invece affrontare qui il discorso, per l’appunto, ideologico. Come si sa, il governo Renzi gode di grande sostegno e popolarità, e come si sa è sostenuto quasi militarmente da alcune falangi di fedelissimi piuttosto acritici, soldatini sempre in piedi dei social network. E’ bene ascoltarli, perché sono loro a tradurre in parole nette l’ideologia corrente. Il più chiaro esempio di vulgata renzista di fronte al blocco degli stipendi pubblici (praticamente un taglio, specie se si pensa che il 2015 sarà il quinto anno consecutivo di blocco) è il seguente: “Gli statali hanno un lavoro”. Di più: “un lavoro fisso”. Che sia un lavoro pagato poco, sì, lo dicono anche loro (specie quando parlano di docenti, maestri e professori, notevole base elettorale) ma per ora è quel “posto fisso” che disturba, che offende, che indigna.
Prima lezione di ideologia: invece di battersi per un “posto fisso”, o almeno dignitoso e minimamente garantito per tutti, si demonizza chi ce l’ha. Insomma, il meccanismo è semplice: si prende un diritto che a molti è ingiustamente precluso e lo si chiama “privilegio”, additandolo al pubblico ludibrio. Ora ci sono due componenti di questa posizione altamente ideologica che si sposano mirabilmente. Il primo è la lenta, ma inesorabile, distruzione dell’immagine del dipendente pubblico. Una cosa che prosegue da anni e anni: è ladro, non lavora, va al bar, eccetera.
Il secondo dato ideologico è la vera vittoria del renzismo: aver trasferito l’invidia sociale ai piani bassi della società. Quella che una volta si chiamava lotta di classe (l’operaio con la Panda contro il padrone con la Ferrari) e che la destra si affannava a chiamare “invidia sociale”, ora si è trasferita alle classi più basse (il precario con la bici contro l’avido e privilegiato statale con la Panda). Insomma, mentre le posizioni apicali non le tocca nessuno (né per gli ottanta euro, né per altre riforme economiche è stato preso qualcosa ai più ricchi), si è alimentata una feroce guerra tra poveri. Una costante corsa al ribasso che avrà effetti devastanti. Perché se oggi un precario può dire al dipendente pubblico che è privilegiato, domani uno che muore di fame potrà indicare un precario come “fortunato”, e via così, sempre scavando in fondo al barile. Si tratta esattamente, perfettamente, di un’ideologia. Chissà, forse qualcuno farà notare che considerare privilegiato un professore a 1.500 euro al mese non è sano né giusto. Specie se a quel “posto fisso” così scandaloso sono aggrappati figli precari o mogli sottopagate, se quel “posto fisso”, insomma, è – oltreché un diritto che dovrebbero avere tutti – un surrogato del welfare che dovrebbe esserci – e non c’è.

Mer
10
Set 14

Per pagina99, Piede Libero di oggi. Brebemi, autostrada privata. Quasi

L’autostrada A4 collega Brescia a Milano. La nuova autostrada Brebemi, costruita come alternativa alla A4, collega Brescia a Milano. Quasi, perché si ferma un po’ prima. A parte il deficit di segnaletica (provvederanno), il pedaggio è più caro e il percorso più lungo. Le stime dicevano: 40 mila pedaggi al giorno per cominciare, e 60 mila a regime. Le hanno azzeccate? Quasi, perché ora, tagliato il nastro nel corso di una toccante cerimonia, si rifanno i conti: 22 mila pedaggi nel 2015 e, se va bene, 48 mila a regime. La Brebemi è stata inaugurata in pompa magna nemmeno due mesi fa. “La prima autostrada costruita senza un euro pubblico”, si è detto con orgoglio. Quasi, perché ora giace sul tavolo del governo un piano di “riequilibrio economico” di circa 500 milioni: si chiede un allungamento della concessione e consistenti sgravi fiscali. Comunque è una bella autostrada, libera, veloce, senza traffico perché non la prende nessuno. E poi è privata. Quasi.
pagina99