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gio
25
giu 15

Il progetto meglio del risultato: la vita è tutta un rendering

Fatto250615E’ vero che le frasi da scrivere sulla bandiera sarebbero numerose. L’immortale “tengo famiglia” va sempre bene, certo, e anche “state sereni” ci starebbe. Ma suggerirei, per aggiornare il repertorio, un più moderno motto che sta diventando pian piano slogan e simbolo perfetto per descrivere il Paese: “Era meglio il rendering”. Come tutti sanno, il rendering è la simulazione grafica di come verrà una cosa una volta fatta. Esempio: si costruisce su un’area pubblica e si mostra il rendering di come verrà il progetto a costruzione ultimata: molto verde, bimbi che giocano, parchi, panchine e le case sullo sfondo. Quando si va a vedere il progetto finito, quasi sempre le cose sono un po’ diverse: il cemento è di più, il verde di meno, le fronde ombrose diventano alberelli stenti, le panchine non ci sono. I meravigliosi rendering di Expo, per dire, mostravano acqua a non finire, barchette che la navigavano, orti a perdita d’occhio, agricoltura sostenibile e natura, mentre a cose fatte c’è una bellissima Gardaland, ma senza le giostre. L’ultimo caso di “era meglio il rendering” riguarda sempre Milano, ma è cosa piccola e, se vogliamo, tenera e affettuosa. Il grande campo di grano tra i grattacieli di Porta Nuova, opera di Land Art dell’artista Agnes Danes, spiccava nel rendering come una meravigliosa macchia gialla tra le architetture avveniristiche, una specie di “Van Gogh nella terra della speculazione e del mojito”, ed è invece un campo invaso dalle erbacce che farebbe la disperazione di ogni contadino. Si dà la colpa all’acqua che ristagna, al terreno poco adatto, al “troppo bio” della coltivazione. E va bene. Resta il fatto che, appunto, “era meglio il rendering”.
I guai arrivano quando si applica questa faccenda del rendering alla vita dei cittadini e alla politica che la determina. Della legge sul falso in bilancio, per esempio, era meglio il rendering: sembrava una costruzione strabiliante, un rimedio perfetto ai disastri fatti da quel signore che aboliva il falso in bilancio di tutti per non andare in galera con i falsi in bilancio suoi. Bello. Poi, a costruzione conclusa, chiuso il cantiere e tagliato il nastro (cioè scritto tutto sulla Gazzetta Ufficiale) si scopre che era meglio il rendering, e che l’opera reale ha buchi così grossi da farci passare, per dire, un Ligresti.
Visto con il senno di poi (che è il senno di oggi), di tutto il renzismo applicato che subiamo ogni giorno era meglio il rendering. Si mostravano skyline pulitissimi e fascinosi, rottamazioni implacabili della “vecchia politica” (uff!) e generazioni che ricominciavano a vedere il loro futuro. Poi, uscendo dalla simulazione grafica, ci si ritrova con i De Luca ineleggibili ma eletti, per fare solo un caso di scuola (ma sarebbero numerosi). Nel rendering del Jobs act si vedevano precari che acquisivano diritti impensabili, garanzie per i lavoratori atipici, prospettive per precari prima inimmaginabili. Poi, a cantiere finito e nastro tagliato, ci si trova con i lavoratori spiati, occupazione che non cresce, e i precari sono ancora quasi tutti lì, a fare un coro di voci stanche che dice: “Eccheccazzo, era meglio il rendering”. Con la burbanzosa arroganza di chi ha studiato più Jeeg Robot che Gramsci, persino Matteo Renzi lo ammette: il Renzi Uno (lui e i suoi pards che attaccano la diligenza) era meglio del Renzi Due (lui che governa in piena continuità con la politica precedente). Insomma, anche di Renzi, e per ammissione dello stesso Renzi, “era meglio il rendering”.

dom
21
giu 15

Dove sei stanotte. L’intervista a Il Giorno

Qui sotto c’è l’intervista a Il Giorno uscita oggi (grazie a Gian Marco Walch). Vabbé anche “Dove sei stasera” era un buon titolo, ma secondo me il titolo vero (“Dove sei stanotte”) è meglio. Grazie per la foto del 1921 che mi consente di citare il Dylan di My back pages: “Ah, ma ero molto più vecchio, allora / Sono molto più giovane adesso”. Cliccare per leggere.

IlGiorno210615

mer
10
giu 15

Ti piace vincere facile? Basta scegliersi l’avversario

Fatto100615Tra i migliori trucchi per vincere, in qualsiasi campo, c’è quello di scegliersi il nemico. Non è un trucco difficile: basta che siano tutti distratti o ipnotizzati ed è un giochetto da ragazzi. Come se il Barcellona potesse decidere da solo che una finalissima la giocherà, che so, contro la Battipagliese. E’ un’operazione semplice: basta dire chi è l’avversario e assicurarsi una platea plaudente che si dica d’accordo, che magari si finga preoccupata dicendo cose come: “Ah, però, non sottovalutiamo la Battipagliese”. Così Matteo Renzi and his friends indicano in Matteo Salvini il nemico, l’unica opposizione esistente, l’unico avversario. Gli altri, o nominati con sufficienza o nemmeno citati: concentrarsi su Salvini sembra essere l’ordine di scuderia, forse nella speranza che al momento della scelta suprema e definitiva l’italiano di imprinting anche vagamente democratico preferisca il neocraxismo del Pd renzista alle ruspe dell’altro ragazzotto, quello con la felpa. E’ una buona mossa, soltanto un po’ rischiosa. Intanto perché vista la rapidità con cui Renzi perde pezzi di elettorato le cose possono cambiare velocemente (si veda l’ingresso al Nazzareno dalla porta posteriore, essendo quella principale presidiata da ex elettori infuriati, insegnanti nella fattispecie). E poi perché per indicare un avversario bisogna in qualche modo mettersi sul suo piano, accettarne almeno il gioco, sfidarlo sullo stesso campo.
Si ricorda per esempio en passant che mentre il Salvini gigioneggia in giro parlando di ruspe e pogrom, le ruspe sono state usate a Roma, alla favela di Ponte Mammolo, per cacciare senza preavviso gente che ci abitava da anni, senza soluzioni alternative accettabili. Risultato: in una città dove si discute fittamente se gli affari sulla pelle dei migranti si possano o no chiamare “mafia” (una mafia decisamente bipartisan, tra fascisti conclamati, coop rosse e esponenti Pd), c’è ancora gente che dorme per strada davanti alla sua baracca spianata dalle ruspe. Eroiche associazione di volontari e persone civili chiedono aiuto sui social: servono medicine, cibo, acqua, carta igienica. Qualche tenda l’ha fornita una nota (e a questo punto: meritoria) catena di articoli sportivi, mentre le istituzioni si accapigliano sui giornali a proposito di inchieste e mandati di cattura. Il salvinismo teorico di Salvini, insomma, si contrappone a un salvinismo reale, che le ruspe le usa davvero, ma si circonda di una narrazione umanitaria, confortevole pietosa.
C’è chi dice che l’onnipresenza di Salvini in tivù (è quello, non il brillante eloquio da seconda media, che gli procura consensi) sia incoraggiata e agevolata proprio a questo scopo: trasformare una dialettica politica complessa in un derby tra buoni e cattivi, o almeno tra peggio e meno peggio. E’ una dietrologia complottista e quindi non le daremo peso. Ma è certo che anche i media tifano per quella soluzione da pensiero binario: o il Matteo buono (?) o il Matteo cattivo (!), e non ci sarà altra scelta. Sanno tutti che non è così, ma per il momento la cosa sembra funzionare: è una semplificazione, una caricatura, uno schema facile, e dunque – in tempi di distrazione di massa – conveniente. Il giochetto non durerà a lungo: tra uno che straparla di ruspe e uno che dice “Ok, discutiamo” puntando la pistola, sarà inevitabile una qualche terza via. Perché il trucchetto di scegliersi il nemico ha questa controindicazione: qualcuno potrebbe pensare che sono nemici entrambi, e finiscono per somigliarsi.

lun
8
giu 15

Dove sei stanotte. Grazie Palermo! Ora (sabato 13) Ragusa

Doveseistanotte3Devo un grazie di cuore a Una Marina di Libri, il festival dell’editoria indipendente che si è appena concluso a Palermo. E’ stato bello, perché è la città del mio editore (Sellerio) e sembrava di sentirsi un po’ in famiglia; perché ho presentato Dove sei stanotte chiacchierando con Antonio Manzini e Santo Piazzese che è sempre piacevolissimo; e per un sacco di altri motivi (non ultimo: Palermo).

Ora (Sabato 13) tocca a Ragusa. La manifestazione si chiama A tutto volume, si tiene in un posto semplicemente meraviglioso con tutto quel barocco intorno. Il programma completo lo trovate qui. Di dove sei stanotte si parla sabato 13 alle 21.30, in via Roma. Chi può venire venga, per gli altri ci saranno altre occasioni (il 5 luglio agli Emergency days di Ferrara, il 1 agosto a Una Torre di Libri a Torre Pellice, l’8 agosto a Zelbio Cult, sopra il lago di Como, il 23 agosto al Festival del giallo a Senigallia) e… Insomma, passate di qui ogni tanto che vi dirò tutto