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gio
8
set 16

L’amante? Cara, scusa, non capivo la mail

fatto080916E’ una questione di vie di mezzo, anche quando si inventano delle scuse. Tra “La drammatica situazione internazionale mi ha impedito di occuparmi della questione” e “Maestra, il gatto mi ha mangiato i compiti” ci sono infinite sfumature, anche di stile. Quindi non si può che ammirare il “Non ho capito la mail” di Luigi Di Maio, che alza un po’ l’asticella nella nobile arte delle scappatoie in forma di pietosa bugia. Non l’ho ricevuta. E vabbé, son buoni tutti. Non l’ho letta, ci sta pure questo. E’ finita nello spam, ottima attenuante. Ma “non l’ho capita” è davvero osare molto, trattandosi di un presunto, possibile futuro premier. Ah, c’era un cessate il fuoco? Scusate, non ho capito la mail. Non proprio rassicurante.

Ma se usciamo dai trucchetti della poltica e torniamo umani (peggio: uomini) non possiamo che apprezzare il gesto atletico della balla più scema del mondo. Cara, posso spiegarti tutto, non ho capito la mail. Buono per fidanzate nervose, padroni di casa che sollecitano il saldo, creditori in genere, suocere invadenti, seccatori. Dopotutto cosa vogliamo da una scusa? Che giustifichi una mancanza, va bene, ma anche che induca alla pietà coloro a cui la raccontiamo. Ecco, “non ho capito la mail” è perfetto: ci si assume la colpa come se si dicesse, “Scusa, hai ragone, sono un cretino, spiegamelo meglio”, il che ammanta tutto di una sincerità ai limiti dell’autolesionismo. Il destinatario della scusa (nel caso specifico: tutti) dovrebbe esser mosso a pietà e compassione. Grazie a Luigi Di Maio, schiere di mariti, amanti, debitori, gente indietro con le rate, potrà appellarsi a questa specie di Primo Emendamento. Sì, sì, ok, lo sapevo ma non l’ho capito. Ed è anche un monito per il futuro, una specie di avviso: se scrivete una mail a Di Maio, scrivetela semplice e chiedete una risposta di due parole: “Ok, capito”. Non si sa mai.

mer
7
set 16

Di gialli e altre cosette. Il dibattito alla Versiliana

Ecco, qui sotto trovate il video integrale del dibattito con gli ottimi Margherita Oggero e Maurizio de Giovanni. Ottimo anche Fabrizio d’Esposito, il bravo presentatore e collega del Fatto (dopotutto, era la festa del Fatto Quotidiano). Non è obbligatorio, e non è nemmeno un vero dibattito, più buone chiacchiere tra amici (meglio). Approfitto per dire che invece venerdì 9 settembre sarò al Festival di Mantova, a parlare dei libro e dei libri. Alle 11 alla casa del Mantegna (via Acerbi), insieme a Gianni Farinetti e Luigi Caracciolo… Per altre date, passate di qui ogni tanto, o dalla pagina fb, insomma, non vi nasconderò nulla, ahimè.
Chi chiede del nuovo Monterossi stia un po’ calmino, eh, arriva, arriva…

mer
7
set 16

Cos’è successo al M5S? Chiedilo al call center: se credi a Raggi digita 1

Fatto070916Grande è la confusione sotto il sole, e quindi la situazione è indecente. Per capirci qualcosa abbiamo provato con i sondaggi, vediamo.
Sono indagata. Sì 46 per cento. No: 32 per cento. Non so, non rispondo: 20 per cento. Lo dico al direttorio: 2 per cento.
Se lo dico al direttorio. A tutto il direttorio: 43 per cento. Solo a quelli che mi stanno simpatici: 25 per cento. Cazzo! Non ricordo più a chi l’ho detto!: 19 per cento. Ma quando arriva questa ambulanza?: 13 per cento.
E’ vero, è indagata! Mannaggia! Me lo ha detto in luglio: 57 per cento. O era giugno?: 26 per cento. Però pioveva: 13 per cento. Sicuri che me l’ha detto?: 4 per cento.
Il sondaggio è stato effettuato su un campione rappresentativo di gente che non sa niente di niente. Non sa niente perché la trasparenza è una bella regola ma di difficile applicazione: 47 per cento. Non sa niente perché era meglio non dirlo ai militanti: 32 per cento. Militanti chi?: 11 per cento. Non sa, non risponde, si è già dimesso: 10 per cento.

Come vedete, coi sondaggi non si risce a chiarire la difficile situazione del Movimento 5 stelle a Roma. Proviamo con il numero verde.
Per sapere se la Raggi sapeva: digitare uno.
Per essere proprio sicuri che sapeva e non ha detto di sapere: digitare due.
Per sapere se Raggi ha parlato con Grillo: digitare tre.
Per sapere cosa le ha detto Grillo: digitare quattro (attenzione: linguaggio adatto a un pubblico adulto).
Per il menu della cena del direttorio in cui Raggi ha detto che Muraro è indagata: digitare cinque (buone le puntarelle, un po’ duro l’abbacchio, il vino così così).
Per sapere chi ha indicato il nuovo assessore digitare sei (se cade la linea chiamare lo studio Previti).
Per parlare con un operatore: digitare nove. Se l’operatore è Paola Taverna (“Aò, e te chi sei? Che cazzo voi?”) riattaccare subito e ricomporre il numero.

Ora è tutto più chiaro, non trovate? Bene. Passiamo alla modulistica. Per chiedere alla sindaca come mai sapeva e non ha parlato, compilate in ogni sua parte il modulo 357/B che potete ritirare allo sportello C. Se l’addetto allo sportello C si è dimesso, chiedetelo allo sportello D. Se l’addetto allo sportello D è inviso a una corrente interna che fa la guerra a alla corrente di Di Maio o va a mangiare il gelato con il fidanzato della Taverna chiedete allo sportello E (consiglio da amico: non fate tutto ‘sto casino: ogni sportello è uguale agli altri, perché ogni sportello vale uno, ma non ve lo dicono per non creare aspettative).
Una volta compilato il modulo in ogni sua parte, presentatelo allo sportello F. Allo sportello F vi diranno che non possono rispondere perché avete barrato la casella sulla privacy. Cretini, cos’avete capito?, mica era la privacy vostra, era quella dell’assessore Muraro, che ha diritto alla sua privacy e a non dire se è indagata.
Siete indignati? Volete protestare? Speravate che il Movimento fose un po’ più sveglio e reattivo? Nessun problema, è un vostro diritto: compilate il modello 743-2/G che potrete ritirare presso lo sportello H dalle 10 alle 10.03 tutti i giovedì. Se invece volete dare consigli sulla difficile situazione, convocate una riunione, riprendetela con una telecamera e trasmettetela in streaming in rete. Per fare questo bisogna compliare il modulo 549/F/RH che ancora non è stato stampato e sarà disponibile al pubblico quando lo deciderà il direttorio.
Mentre aspettate il modulo potrete leggere un giornale. Magari questo, Il Fatto Quotidiano. Anche lì troverete un interessante sondaggio. Bastardi, siete il giornale dei grillini : 45 per cento. Bastardi, attaccate i grillini: 45 per cento. Bastardi, date le notizie senza guardare in faccia nessuno, non si fa, non siamo più abituati: 9 per cento. Non sa / non risponde / legge l’Unità: 1 per cento (approssimato per eccesso).

gio
1
set 16

Re Zuckerberg alla corte dell’Impero centrale. Bentornato Medioevo

Fatto0109162016, Alto Medioevo. L’Impero Centrale chiede al re della Mela tredici miliardi di tributi non pagati. Facendo questo accusa un suo alleato, il re d’Irlanda, di tradimento. Il re d’Irlanda implora il re della Mela di non pagargli le tasse. Se un italiano, un francese, un tedesco, come nelle barzellette, comprano una canzone a 99 cents, praticamente la comprano in Irlanda, e il re della Mela paga meno tasse. Come nelle barzellette.

Insomma, la guerra tra stati nazionali (macroeconomie pubbliche) e stati aziendali (macroeconomie private), è in pieno svolgimento. Lo scenario Medievale non è poi così peregrino. Giochi di potere, intere casate torinesi che cambiano casa e paese e si trasferiscono dove più conviene, re e principi ricevuti a corte che trattano con i governi, vengono accolti come gran dottori che concionano di futuro davanti ai giovani, per non dire della munificienza e del mecenatismo.

Insomma, come nelle antiche cronache medievali, è un via vai di sovrani portatori della loro visione del mondo: giungono in città, lasciano doni, visitano i governanti, si concedono al pubblico. Ecco che arriva Zuckerberg e sembra che stia arrivando Federico II, si pende dalle sue labbra, si sviscerano le sue parole come se fosse l’oracolo di Delfi. Anche se poi quello dice cose come “Ehi, ragazzi! Credeteci sempre!”, cose che dicevano le nonne nei momenti di euforia, senza essere miliardarie.

Questa dei bei discorsi è una costante delle nuove monarchie: avere un leader è importante anche per loro. E anche quei discorsi passano alla storia come quelli di Kennedy o di Cicerone: “Siate affamati, siate folli!”, il famoso speach di Steve Jobs, il primo re della Mela. Lui era così affamato che per mangiare ha scelto l’Irlanda.

Oltre ai favori fiscali, quando arriva un sovrano c’è un gran dispiego di tappeti rossi e trombette: ecco Sergio Marchionne in cattedra (letteralmente), ascoltato come nel Seicento avrebbero dovuto ascoltare Galileo. E cosa ci dice – tra le altre amenità – il re delle macchine? Che il suo regno gradirebbe un’Italia stabile, un sistema affidabile. In breve: un capo di stato estero che viene a dirci come vorrebbe il nostro paese e la nostra Costituzione. Esattamente come il re della Mela vuole dire la sua sulla politica fiscale europea, esattamente come le multinazionali della salute intervengono sui sistemi sanitari dei paesi, e così via. Alcune aziende hanno capito che conviene trattare direttamente come stati sovrani. Hanno i loro ambasciatori, fanno gentili concessioni, e rivendicano una funzione sociale: noi creiamo lavoro.

Ora, la guerra, come vedete, è complicata. Le grandi multinazionali hanno ormai un potere che non si riesce a regolare con le semplici leggi pensate per aziende normali. In più, la loro funzione è solo quella di creare lavoro (sempre pronte a licenziare se non ce n’è, ovvio, dunque con l’arma del ricatto occupazionale su vasta scala), mentre uno Stato ha quel problema lì, creare lavoro, ma anche altre cosucce da fare: gli ospedali, le scuole, badare che mangino tutti, eccetera. Oneri fastidiosi, che i nuovi re non vogliono. Chissà, forse in un prossimo futuro le mega-aziende penseranno anche a questo, ma vi avverto: non fatevi ricoverare in un ospedale Apple se avete un by-pass Samsung, lo dico per il vostro bene. Altre cose saprebbero farle, tipo riscuotere le imposte: tra Id, password, numeri di telefono, impronte digitali, localizzazione in ogni minuto della giornata, il re della Mela sa di noi più di quanto ne sappia l’Agenzia delle Entrate e forse pure i nostri parenti. E’ solo l’inizio, lo scenario è mutevole, la guerra sarà lunga. Quella sull’Impero Centrale e il re della Mela, magari, sarà una domanda alla maturità per i nostri nipoti.