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Lun
15
Dic 14

Per pagina99, Piede Libero di oggi. Ma quanti sono i patti del Nazareno?

Qui non si parla di politica, come stava scritto sui certi cartelli nelle osterie quando i treni arrivavano in orario e i dissidenti andavano in galera. No. Si parla di logica elementare. C’è un patto. Ci sono due contraenti del patto. Entrambi confermano e rivendicano il patto. Uno dice che nel patto c’è anche il Quirinale (Berlusconi). L’altro nega (Renzi). Uno dei due mente. Oppure no. Ci sono due patti, entrambi chiamati “del Nazareno”, in uno c’è anche il Quirinale, nell’altro no. Non mente nessuno, semplicemente parlano di patti diversi. Potrebbe spuntare un terzo patto. Poi un quarto. Tutti chiamati “del Nazareno”. Con clausole scritte in piccolo, commi nascosti, postille invisibili. Un quinto patto, segreto. Un sesto patto, noto solo a pochissimi. Urge un patto che ci dica quale patto è quello vero, il patto del patto del Nazareno. Cui dovrebbe seguire un patto che spieghi meglio: il patto del patto del patto del Nazareno. Ad libitum. Cose che capitano. Quando si fanno patti segreti.

 

Ven
12
Dic 14

Per pagina99, Piede Libero di oggi. Matteo Salvini e la polizia religiosa

Se abitate a Teheran, cercate di resistere alla passione e non baciatevi per la strada, perché la polizia religiosa all’erta sta e potreste passare dei guai. Se invece abitate a Loreto (Ancona) e siete studenti, procuratevi un presepe, perché la Lega ha annunciato speciali ronde nelle scuole “di ogni ordine e grado” per controllare se siete in regola con le tradizioni “del nostro territorio”. Dunque carta stagnola, muschio, la cometa, i pastorelli eccetera eccetera. Voleste metterci anche un Salvini felpomunito, un attestato di laurea acquistato in Albania, delle mutande verdi comprate con soldi pubblici, meglio ancora: le tradizioni del nostro territorio ne usciranno rafforzate. L’agitare propagandistico di simboli cattolici da parte di chi fino a ieri adorava il Dio Po lascia un po’ perplessi, e viene da pensare che se gli servisse a raccattare qualche punto nei sondaggi Salvini caldeggerebbe fieramente pure le cerimonie sacre a base di peyote che, a giudicare da certi discorsi leghisti, si direbbe un vegetale del nostro territorio.
 

Gio
11
Dic 14

Per pagina99, Piede Libero di oggi. Il desiderio di fare come tutti

Il 2014 è agli sgoccioli e ognuno fa i suoi propositi per l’anno nuovo. Io pensavo di aprire la mia sede legale in Olanda e pagare le tasse a Londra, come ha fatto Marchionne con la Fiat e farà per la Ferrari, così magari il premier dirà anche a me che sono “un esempio per il Paese”. In subordine, con un abile travestimento che mi faccia sembrare una multinazionale, a costo di mettermi la cravatta, vorrei chiedere al Lussemburgo un trattamento di favore e un’aliquota sotto l’uno per cento. Ma non intendo andarmene da qui, sia chiaro. Vorrei restare per dare una mano all’economia nazionale. Magari occupandomi di chi soffre con una bella cooperativa che mandi qualche squadrista a intimidire le cooperative concorrenti, finanzi la politica e incassi appalti pilotati. Potrei valermi di collaboratori licenziabili per giusta, o ingiusta, o anche senza causa, incassando così lauti sconti contributivi e poi – certo è un lavoraccio – tuonare severo contro l’eversione dell’antipolitica.
 

Mer
10
Dic 14

Racconto un sacco di balle, ma se lo chiamo storytelling…

Dicesi storytelling un complesso sistema di pubblicazioni, notizie, modi di comunicarle, stili innovativi, segnali mediatici, ripetizioni ossessive perché il concetto entri anche nelle teste più dure, nuovi approcci, citazioni. Insomma un po’ tutto quello che una volta si chiamava “comunicazione” e ora fa più fico dirlo in inglese. “L’arte del raccontare storie impiegata come strategia di comunicazione persuasiva”, dice il vocabolario. Ecco. Ora va da sé che il confine tra storytelling e leggenda metropolitana è un po’ labile e viene ogni giorno superato. Molto spesso invece impatta con la realtà con la potenza di un frontale tra camion e allora si crea un effetto lisergico: da una parte lo storytelling, e dall’altra quello che succede veramente. Ora si può scegliere, naturalmente: abbeverarsi alla leggenda, che si ripete nella speranza che qualcuno la prenda per vera, oppure guardare ai fatti. Immaginiamo, per esempio, un medio imprenditore tedesco, o cinese che voglia investire qui. Potrà valutare lo storytelling corrente e ben oliato dai media – ottimismo, ripresa, riforme, Jobs act, camice bianche, ministri da copertina, modernità, parole inglesi – oppure valutare lo stato delle cose: leggi complicatissime, giustizia lenta, corruzione, malavita, er Guercio, il mondo di mezzo e altro ancora. Potrà leggere i discorsi “luminosi e progressivi”, oppure i titoli delle inchieste in corso. I recenti fatti di cronaca, per esempio, rendono l’attuale storytelling governativo, tutto incentrato sul futuro, un po’ fuori luogo. Bella storia, insomma, ma smentita ogni giorno. Si è provato, è vero, all’inizio e per un annetto a ridicolizzare che si opponeva al racconto sorridente, ottimista e positivo ( “gufi”, è già parola soprassata, sepolta), ma poi le smentite della realtà si sono fatte implacabili, e quel racconto, quello storytelling, oggi non sfonda più, non conquista. Non perché gli manchino elementi di fascino: a chi non piacerebbe essere moderni, carini, sexy, glamour, con un’economia frizzante e un governo di ragazzini ben pettinati? Piuttosto perde credibilità perché fornisce immagini troppo distanti dalla realtà che si vive ogni giorno. In certi casi, insomma, anche se è inglese e fa fico, costruire un elaborato racconto – una narrazione –  troppo lontano da quel che accade può trasformarsi in autogol.
Un caso di scuola è l’uso del concetto di “futuro” per la nuova classe dirigente renzista. Lasciamo da parte gli slogan facili e leopoldeschi e prendiamo invece il succo: faremo, saremo – o meglio torneremo ad essere – svilupperemo, cresceremo, attireremo capitali stranieri, eccetera eccetera. Lo storytelling è positivo e ottimista e si lascia intendere che domani andrà tutto molto meglio. Intanto, non domani ma oggi, uno non riesce ad avere un appalto perché non conosce nazisti dell’Illinois, o di Roma, oppure viene licenziato, oppure viene demansionato, oppure ascolta la solfa dell’abbassamento delle tasse più poderoso dai tempi di Ramsete II e si trova a pagarne di più. Ecco, allarme: lo storytelling renziano è molto distante dalla realtà. Futuro è un concetto luminoso ma distante, mentre qui e ora di luminoso c’è pochino. E siccome sanno tutti che per avere un buon futuro si parte da oggi e non da domani, la storia scricchiola, stona, suona falsa, e può diventare irritante. Si richiede un veloce ridisegno dello storytelling, una cosa che in italiano potrebbe suonare così: “Su, ragazzi, raccontatecene un’altra, che questa non ha funzionato”.