Forse i Maya non erano poi così scemi: i segnali della fine del mondo si moltiplicano. La Santanché che cita Marcuse, per esempio (forse crede che sia un grossista di champagne). Oppure il topless di Marina Berlusconi, editore che edita un giornale che di lei stessa scrive: “Marina Berlusconi, selvaggia bellezza a cavallo di una tecnologica moto d’acqua, ricorda Galatea, la più bella tra le Nereidi”. Che non sembri piaggeria, l’ha scritto un archeologo, ma visto il topless andava bene anche un restauratore. Tra tutte queste premonizioni di immani disgrazie, rimangono per fortuna ben saldi alcuni valori, solidi, stabili. Per esempio la leggina (ddl 40, articolo 3, comma 2 bis, votato anche dagli intrepidi finiani) con cui il governo Berlusconi, presieduto dal padrone della Mondadori, presieduta dalla di lui figlia Marina Berlusconi, ha permesso all’azienda di risparmiare qualcosa come 340 milioni di euro di contenzioso fiscale. Stiamo parlando di tasse – contenzioso su tasse evase, per la precisione – che ammetterete, dopo Galatea e le Nereidi è una bella caduta di stile. Naturalmente continueremo a sentire nei telegiornali embedded della casa reale che la lotta all’evasione fiscale continua senza soste e cedimenti. Ma del super-sconto di famiglia direttamente dal produttore (di leggi) al consumatore (di condoni) non vi diranno nulla (sacrilegio!). Per fortuna, però, come nei migliori fascismi della storia, si sta con il “popolo”. Così nell’editoriale del settimanale di teoria politica del regime, Chi?, possiamo leggere la commovente lettera di Marta: “Faccio l’operaia…Con gli straordinari guadagno 1050 euro al mese… Ho iscritto mia sorella all’università, ha il libretto pieno di 30…Faccio i debiti, ma queste sono le soddisfazioni della vita. Ti scrivo per dirti che sono felice”. Bello, eh? E sotto a queste righe, foto di Marina Berlusconi in moto d’acqua, a cui il papà ha appena regalato una legge da 340 milioni di euro. Scommettiamo che è felice anche lei?
Sassari. A Francesco Cossiga sarebbe piaciuto così. Una dozzina di agenti provocatori infiltrati tra i parenti che seguivano il feretro hanno cominciato a manganellare i partecipanti al corteo funebre, a sparare candelotti lacrimogeni, e qualche testimone dice di averne visti alcuni armati di pistola, come quel famoso giorno del maggio 1977 in cui venne uccisa Giorgiana Masi. "E’ stata solo rispettata una delle sue ultime volontà - ha detto un membro dei servizi segreti che ha preferito presentarsi come Mister Smith - del resto ce l’ha insegnato lui come comportarci con i cortei". "Ci siamo divertiti come ai vecchi tempi quando comandava lui - ha detto un graduato della celere - con il mio travestimento da chierichetto non mi beccheranno mai, mica come quei fessi di Genova!". Anche un vecchio militare di Gladio ha voluto dire la sua: "Che commozione, non piangevo tanto dal funerale di Tambroni, anche lì attaccammo il corteo funebre, è una tradizione". Dopo le manganellate di rito, in ricordo del presidente emerito, sono state lette alcune delle sue verità sui misteri d’Italia. Strage di Bologna: fu lo scaldabagno. Piazza Fontana: furono gli anarchici. Bombardamento di Belgrado: é stato D’Alema (solo una di queste affermazioni è vera, barratela con un cerchietto rosso). Alla fine della cerimonia, pochi discorsi commossi e il monito del vescovo: "Ricordatevi che siamo solo celere". Per il rinfresco si è dovuto attendere il diradarsi del fumo lacrimogeno.
Nella foto, un momento del commosso ricordo del presidente emerito Francesco Cossiga durante i suoi funerali
Questa sera Doc 3 si sposa a est, molto a est, dalle parti della Siberia e di quegli enormi campi di prigionia dove il regime staliano mandava chiunque anche solo lontanamente sapesse di dissenso. L’arcipelago della morte, di Giorgio Fornoni, è un viaggio in una specie di inverno gelato, in cui si vedono luoghi e orizzonti quasi sconosciuti, come i campi di Kolima, per esempio, che conosce bene chi ha letto le opere di Salamov, oppure le altre spaventose tappe dell’arcipelago Gulag narrato in lungo e in largo da Solgenitsin. A raccontare è un sopravvissuto alla furia staliniana, un intellettuale, esperto di letteratura dostojeskiana, Grigorij Pomeranc. Insomma, anche per capire cos’era davvero quel "mandare in Siberia" la gente che negli anni del terrore staliniano fi un incubo di milioni dipersone. Da vedere. L’orario ufficiale è 23.50. Buona visione.
Doc3 è un programma di Lorenzo Hendel, condotto in studio da Alessandro Robecchi, regia di Graziano Paiella. Consulente: Luca Franco. Produttore esecutivo: Monica Pacini.
E’ morto Francesco Cossiga. Le agenzie hanno battuto la notizia e già dieci minuti dopo i telegiornali erano colmi di "coccodrilli" lusinghieri, biografie osannanti, panegirici di celebrazione. Anche questo sito vuole ricordare Francesco Cossiga, ma senza retorica e senza elaborazioni a posteriori. Anzi, vogliamo ricordare Francesco Cossiga con le sue parole, quelle di un’intervista che concesse al Giorno / Resto del Carlino / Nazione il 23 ottobre 2008, meno di due anni fa. L’occasione era l’ondata di proteste nelle scuole e nelle università seguite all’annuncio della "riforma" Gelmini. Niente tagli, niente inganni, niente falsità settarie e di parte. Solo le parole di Cossiga. Eccole qui di seguito, domande del giornalista Andrea Cangini e risposte del presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga.
Presidente Cossiga, pensa che minacciando l`uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?
Dipende, se ritiene d`essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l`Italia è uno Stato debole, e all`opposizione non c`è il granitico Pci ma l`evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia.
Quali fatti dovrebbero seguire?
Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno.
Ossia?
In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…
Gli universitari, invece?
Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città.
Dopo di che?
Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri.
Nel senso che…
Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano.
Anche i docenti?
Soprattutto i docenti.
Presidente, il suo è un paradosso, no?
Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che in-dottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!.
E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? "In Italia torna il fascismo", direbbero.
Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l`incendio.
Quale incendio?
Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale.
Ecco, senza tanta retorica e senza tornare indietro di decenni (Il caso Moro, Gladio, eccetera), ci piace ricordare così Francesco Cossiga, un sincero democratico che teorizzava l’infiltrazione di agenti provocatori tra le fila degli studenti che difendevano la scuola pubblica.
Io finisco qui, certo che al cordoglio parteciperanno le "maestre ragazzine" da picchiare e, se potesse, Giorgiana Masi.


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