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Gio
8
Gen 15

Il mitra seppellisce più di una risata

Io a quella scemenza della risata che vi seppellirà non ci ho mai creduto molto, perché poi, come si vede, un paio di kalashnikov ti seppelliscono di più. Ma è proprio in questo “mitra contro matite” che si misura tutta la follia di ieri, morte contro disegnini, e il fatto che coi disegnini – con la satira –  si possono dire cose enormi, e vere. Facevano quello, a Charlie Hebdo, e lo facevano con la tigna e la cattiveria che ci vogliono e che, senza quelle, è inutile farlo. Se si guardano le copertine degli ultimi anni, Charlie non ha risparmiato nessuno, dal pisello di Hollande alla tristezza di Allah, disgustato di essere amato da dei coglioni come gli integralisti che ieri hanno sparato. Hanno ammazzato, tra le dodici persone, Charles Wolinski, un signore di ottant’anni che ci ha fatto ridere sempre, da tanto geniale e  zozzo che era. E poi c’è qualcosa di più e di peggio, perché la satira è la più libera delle nostre libertà e attaccando quella attacchi tutte le altre. O forse alla fine è tutto più semplice: ridere di qualcosa rimane la cosa più eversiva che esista, malamente tollerata in democrazia, figurarsi presso soldati invasati che dicono di aver dio dallo loro parte. Ridere, e far ridere, necessita intelligenza, senso critico, capacità di rivelare l’assurdo anche dove nessuno lo vede, opinioni, libertà totale. Sono queste cose i veri nemici di chi ha sparato ieri a Parigi, e sono queste cose che alla fine, se le praticheremo con costanza, ci salveranno da loro. Matite contro mitra.

 

 

 

Mer
7
Gen 15

C’è sinistra in Grecia e in Spagna, ma noi la chiamiamo “estrema”

Si sa come va con le mode: vanno, tornano, passano e poi ripassano. Ecco che sta ripassando la parola “estremo”. Serve a definire una sinistra europea che non si sa bene come chiamare. O meglio si sa: la si dovrebbe chiamare sinistra e basta, ma essendo il nome già occupato bisogna adeguarsi. Restando al linguaggio dell’informazione la sinistra “estrema” è quella greca, che fa tremare i mercati, spaventa l’Europa, brucia miliardi (sic) nelle Borse, indebolisce l’Euro eccetera eccetera. Insomma è cattiva. Anche in Spagna si muove qualcosa, con un movimento che sta in testa nei sondaggi e che ha un programma di politica economica di “estrema” (e dàgli!) sinistra. Ora, con due paesi europei in cui la faccenda non è più così trascurabile e minoritaria, bisognerà forse riconsiderare l’uso della parola “estrema”. I programmi economici di Syriza e di Podemos non contengono nemmeno un punto che già non si sia visto, o teorizzato, o sostenuto in decine di programmi della sinistra storica. Più stato, meno mercato senza vincoli, rinegoziazione del debito, maggiori controlli su finanza, riduzione della forbice tra classi sociali, pressione fiscale molto progressiva con più tasse sui redditi alti e i gradi patrimoni eccetera eccetera, fino alla pensione a sessant’anni. Uno può essere o meno d’accordo, naturalmente, vedere limiti e prevedere conseguenze di queste politiche, se e quando verranno attuate, ma è indiscutibile che si tratti di politiche economiche con una netta connotazione di sinistra. Cosa ci sia di così estremo non si capisce.
E’ che la parola “estrema” riferita alla sinistra, qui da noi, indica cose che voi umani non avete mai visto. Piccole vanità, rivalità ridicole, leaderismi, suonatori di bonghi, frequentatori di salotti televisivi e non, velleità bizzarre, improvvise conversioni, pacificazioni, nuove risse e contraddizioni in seno al popolo con pochissimo popolo. E questo in un posto dove la sinistra non estrema, invece, quella burbanzosa e sorridente, si affanna malamente e con una certa macchinosità pasticciona intorno a decreti che fanno sconti a chi froda il fisco. Insomma, a non farne soltanto una questione di parole, resta il fatto che ci sono oggi due sinistre assai differenti: una che propone un’accelerazione verso politiche sociali di redistribuzione e l’altra che gestisce in qualche modo la status quo europeo dell’austerità, pur fingendo di borbottare e di dolersi delle stesse politiche che sostiene. Nel programma di Syriza, per esempio, non c’è né l’uscita dall’euro né l’uscita dall’Europa. Le 35 ore settimanali proposte da Podemos furono una bandiera della Francia di Mittrerrand. Usare la parola “estremo” per spaventare, manco fossimo ancora ai cavalli cosacchi e al Grande Timoniere non è una grande idea, o perlomeno non così nuova. Pure, resta questa faccenda della sinistra “estrema” e si sottende così poco responsabile, poco allineata, chissà dove andremo a finire signora mia, e tutto il corollario delle paure, comprese le Borse che tremano perché finalmente qualcuno dice forte che si può avere anche un’altra idea di Europa. Presto per dire, ma se si tratta di cambiare verso, è più facile che il cambiamento venga dagli “estremisti” che vogliono inasprire le pene per l’evasione fiscale piuttosto che da chi le sta ammorbidendo. E come si vede siamo ancora all’usurpazione delle parole. Perché il nuovo di cui tanto si parla si affanna a tenere le cose più o meno come stanno, mentre a sinistra succede qualcosa di nuovo. Che non è nemmeno tanto “estremo”.

Ven
19
Dic 14

Qui finisce l’avventura… (?) Pagina99, qualche speranza e qualche grazie. E già che ci siamo buone feste

Cari tutti,
il Piede Libero di oggi (qui), il pezzullo che esce ogni giorno su pagina99, si chiude con: “A gennaio, speriamo, di nuovo qui”. E’ una specie di esorcismo, perché pare invece che l’avventura di pagina99 potrebbe chiudersi in queste settimane. La disamina della crisi la fa Emanuele Bevilacqua (qui) e io non mi addentro nei dettagli che sicuramente chi sta sulla nave conosce meglio di me. Non è ancora il momento di fare bilanci, un po’ perché è presto e un po’ per scaramanzia (sai mai che…).
Mi sento però in dovere di ringraziare tutt* quell* che in questo anno di pagina99 e di Piede Libero hanno lavorato con me, mettendo sul sito ogni giorno la mia noterella, quel piccolo rito quotidiano . Cristiana Raffa, Alessandro Lanni, Martino Mazzonis, , Francesco Paternò, oltre al direttore Luigi Spinola. E poi amici e complici di vecchia data (Roberta Carlini) e nuovi talenti scoperti proprio sulle pagine del giornale (Nicolò Cavalli e parecchi altri). Probabile che dimentichi parecchia gente e spero nessuno si offenderà. Ma tutti spero di leggerli ancora su pagina99 e – se non lì – da altre parti.
Non intendo fare nessun predicozzo sui giornali che chiudono, che ci perdiamo tutti, che la democrazia, eccetera eccetera… Non mi sembra il caso. Solo questo: pagina99, il settimanale di carta e il sito, sono (uso il presente perché so che là non si sono ancora arresi e ci proveranno in tutti i modi) è un esperimento strano, ricco e pieno di cose buone. In particolare la capacità di uno sguardo laterale sulle faccende del Paese e del mondo li rende preziosi. Detto questo, vedremo se dopo le vacanze di fine anno ci sarà ancora un Piede Libero quotidiano. Su pagina99 (spero vivamente), o altrove, o magari qui, per noi intimi (e sulla pagina Facebook e su twitter e insomma, ci si vede in giro…). Il librino (lo so, si dice ebook) con 99 Piedi Liberi pubblicati nell’anno è sempre scaricabile gratis qui.
Per quanto mi riguarda, urge disintossicazione dalla lettura quasi ossessiva dei giornali e dal lavoro/piacere di dire la mia tutti i giorni. A gennaio ricomincia la rumba, e il 2015 si presenta interessante (diciamo così…). Questa non è una canzone d’amore uscirà nella sua traduzione spagnola (madre de diòs!) e qui uscirà invece un nuovo noir, una nuova avventura di Carlo Monterossi, sempre edita da Sellerio, della quale, ovviamente, non vi dirò niente finché non sarà ora.
Insomma, buon anno e tutto il resto.

Ven
19
Dic 14

Per pagina99, Piede Libero di oggi. Lo “scarso rendimento” dei diritti

Piano piano, il Jobs Act prende forma, ed è pronto il primo decreto attuativo. Tra le cause di licenziamento economico con indennizzo (che verrà stabilito in un altro decreto attuativo) c’è lo “scarso rendimento” del lavoratore, una cosa abbastanza difficile da quantificare. E così va a posto un altro tassello della legge sul lavoro: l’assoluto, totale, incontrovertibile potere dell’imprenditore di decidere che lavora e chi no. Chiedere diritti, condizioni migliori, razionalizzazione di orari e mansioni, domandare chiarimenti su strategie aziendali, contestare decisioni ingiuste o perniciose per i lavoratori, sono tutte cose che potranno essere rubricate alla voce “scarso rendimento”, per decisione univoca e incontestabile del datore di lavoro. Si compie così con un decreto attuativo la sostituzione del Charlie Chaplin di Tempi moderni con il volonteroso e crumirissimo Gian Maria Volonté di La classe operaia va in paradiso. E anche quella non operaia, ovvio. Ma soltanto se non è colpevole di “scarso rendimento”, che diamine, non vorrete che il paradiso venga paralizzato da una scarsa “flessibilità in uscita”, no?

 Piede Libero va in vacanza, rendendosi in questo modo colpevole di scarso rendimento. A gennaio, di nuovo qui. Auguri