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Gio
17
Apr 14

Per pagina99, Piede Libero di oggi. Tiramolla

“Una riforma al mese”, come programma, era un po’ peregrino, segno zodiacale ambizioso, ascendente furbetto. E si sapeva, anche se qualcuno fece finta di crederci facendo la òla. Ora si sa che per il famoso Jobs Act bisognerà aspettare più di un anno e intanto l’unica riforma del lavoro fatta è quella che precarizza ancor di più i precari. Quanto alle pensioni, dice il ministro del welfare che sarebbero allo studio “forme flessibili di prepensionamento”.
Riassumendo: un partito che votò compatto per alzare l’età pensionabile ora pensa di abbassarla. Giusto, solo i cretini non cambiano idea. Ma abbassarla con “forme flessibili” sembra, dati i precedenti con la parola “flessibile”, un trucchetto per dire che il pensionando ci rimetterà qualcosa. Giusto, solo i cretini cambiano idea gratis.

pagina99

Mer
16
Apr 14

Per pagina99, Piede Libero di oggi. Il numero

Dopo il caso del poliziotto che ha calpestato una manifestante stesa a terra e che si è preso del “cretino” dal capo della Polizia, potrebbe riaprirsi la discussione sul numero identificativo sulle divise dei tutori dell’ordine, cosa normale in molti paesi civili. 
Il ministro dell’Interno Alfano è contrario. Dice che una simile innovazione “Metterebbe a rischio la sicurezza e l’incolumità dei servitori dello Stato”. Bizzarro argomento davvero, dato che quel numero servirebbe ai colleghi per andare a cercare il colpevole, cioè per fare il loro mestiere. Forse altre motivazioni sarebbero più credibili. Tipo questa, per esempio: mica possiamo identificare tutti i tutori dell’ordine che si comportano male! Insomma, cercate di capire! Di presidenza, a Finmeccanica, ce n’è una sola.

pagina99

Mer
16
Apr 14

Berlusconi sarà pure finito, ma i terzisti non muoiono mai

A fare l’elenco sembra l’appello nel cortile di Sing-sing. Berlusconi Silvio, ovviamente, Dell’Utri Marcello (se fosse una serie tv sarebbe “il libanese”). E poi il vecchio Previti, anche se nessuno ne parla più. E poi i pesci piccoli: Tarantini, Lavitola eccetera (reparto ragazze & dossier). E poi altri simpatici figuri tipo Verdini Denis (reparto banche & riforme). E poi l’elenco è praticamente infinito e questa rubrichetta è lunga così, mentre invece il registro di Sing-sing è in più volumi, e tocca fermarsi qui. Voi aggiungete a piacere.
Dunque il partito che ha governato l’Italia per anni e anni ha attualmente il capo condannato e destinato in prova ai servizi sociali, un fondatore fuggiasco, un altro fondatore sparito dai radar ma potentissimo per qualche tempo (voleva fare il ministro della giustizia), e decine di collaboratori nei guai con la giustizia, compresa una tizia che viaggiava sull’aereo del presidente del consiglio e dopo qualche anno andava in giro per il mondo con 24 chili di coca nel beauty (cipria, ma tanta). Inutile star qui a fare l’elenco. Ora che li hanno presi quasi tutti e che i sondaggi ci danno una Forza Italia che si ritira come i ghiacciai con l’effetto serra, il problema si risolverà da sé, per estinzione.
Chi resta invece in servizio effettivo e permanente, ben saldi ai posti di comando, sono i famosi terzisti. Ricordate? Quei simpatici saltimbanchi del commento puntuto e del ditino alzato che per anni si sono barcamenati nel refrain dolce “Né col berlusconismo né con l’antiberlusconismo”. Quelli che prima “lasciamolo lavorare”, che poi “non è brutto come lo si dipinge”, e che alla fine “bisogna batterlo politicamente e non con le procure”. Insomma, quelli lì, sempre in mezzo al guado, sempre a metà strada, sempre prudentemente equidistanti tra i delinquenti e gli onesti, tra la banda di Silvio e chi ne denunciava le malefatte, sospesi come su un filo tra furbizia e favoreggiamento. Gente che faceva lezioncine e ammoniva, che tirava in ballo l’odio di classe e misteriose questioni antropologiche. Oggi, a chiusura di quel divertente (e costoso, però!) ciclo che fu l’epopea Berlusconi si può dirglielo: amici terzisti, le cose erano molto più semplici! C’era al potere una banda di lestofanti e voi, pur sapendolo, tifavate per loro per convenienza. Facile facile.
Ora naturalmente del terzismo italiano degli anni ’90-2000 non c’è più traccia. Restano i terzisti, in cerca di nuova occupazione, che non faticheranno a trovare, e ci faranno nuove lezioncine di ispida saggezza. Qualcuno si è arruolato nel potere nuovo nuovo, alcuni sono passati ad altro fischiettando come il palo che si allontana quando arriva la volante. Qualcuno esagera con lo zelo e si spinge a criticare il berlusconismo morente, con il coraggio di chi gonfia il petto e mostra i muscoli al safari, ma solo quando il leone è morto stecchito, e lui non ha sparato un colpo. Di norma è tutta gente che in quegli anni furibondi ha coltivato la propria carriera, accresciuto il proprio potere e raffinato l’arte di non dispiacere a chi comandava.
Ma rimane, sottotraccia, qualche prudenza. Non si sa mai. E se il leone si sveglia? Se era solo tramortito? Dopotutto, non sta facendo le riforme insieme allo scintillante funambolico nuovo che avanza? Amici terzisti, coraggio, è questione di tempo. Pochi mesi, forse settimane. Poi sarete liberi, finalmente, e avrete vinto la vostra battaglia. Potrete dire, come tanti piccoli Flaubert: “Ebbene sì, il berlusconismo c’est moi!”

Mar
15
Apr 14

Per pagina99, Piede Libero di oggi. I fratelli Caponi

Totò, Peppino e la Malafemmena (Camillo Mastrocinque, 1956) contiene una delle cose più esilaranti della storia del cinema e forse del mondo: la scena la lettera: “Quest’anno c’è stato una grande morìa delle vacche…”. Sulla morìa della vacche per fingere povertà si basava la comicità di quegli anni del dopoguerra italiano. Oggi, invece, fa ridere assai la morìa degli avvocati del dottor Dell’Utri.
Sapendo di una sentenza in arrivo per oggi (sette anni per associazione esterna in associazione mafiosa), e sapendo che l’Italia ha tempo appena trenta giorni per ufficializzare la richiesta di estradizione dal Libano, ecco che tutti i legali del fuggitivo sono caduti malati, “… Che quest’anno c’è stato grande morìa di avvocati…”
Salutandovi indistintamente i fratelli Caponi (che siamo noi i fratelli Caponi)
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