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mer
15
ago 18

CasaPound in infradito e Matteo a torso coperto: lo chiamano Ferragosto

fatto150818Buon ferragosto, questa specie di Capodanno estivo dove tutti devono divertirsi per forza, tempo di pantagrueliche mangiate. Un giorno in cui il Paese intero ha facoltà istituzionale di comportarsi come una seconda media, il che, diciamolo, per molti è una promozione inaspettata. Solo alcuni gavettoni turberanno la giornata. Ecco i principali.

Casapound invade la Polonia. Eccitati dalle cronache dei giornali che parlano di loro, gli arditi di Casa Pound commettono un grave errore: pensano di esistere veramente. Dopo averli visti ad Ostia dispiegare la loro geometrica potenza contro un paio di venditori di cocco fresco, le loro azioni sembrano in crescita: esattamente come novant’anni fa quando menavano i contadini per far contenti gli agrari. Ma ora questo non basta più e oggi festeggeranno il Ferragosto sempre in spiaggia, chiedendo ai bagnanti di sfilarsi le fedi dalle dita e regalare oro alla patria per costruire l’impero. Poi passeranno alle vie di fatto: prima la Polonia, poi Grecia e Albania, a spezzare reni qui e là. Per la campagna di Russia aspettano l’inverno, così potranno andare sul Don a meno quaranta gradi con le infradito, rispettando la tradizione fascista che li ispira. Complice l’estate, mostreranno al volgo spiaggiato i loro tatuaggi, soprattutto il volto di un signore pelato che venne fucilato mentre scappava in Svizzera con l’amante e qualche complice, che è un po’ come tatuarsi sul petto Wile Coyote.

Salvini mette la maglietta.Foto con mozzarella e senza mozzarella, con moto d’acqua e senza moto d’acqua, con fidanzata e senza fidanzata, con frittura di pesce e senza frittura di pesce, con mojito  e senza mojito. Ma oggi Salvini ha deciso di stupire tutti e si è metterà una maglietta. Un vero peccato, perché le sue foto da un mese a questa parte erano l’unica occasione di vedere un topless (porta una seconda). Va detto: Salvini in maglietta (di solito usa magliette stampate da simpatizzanti nazisti) è una delusione: sembra un fesso normale invece di sembrare un fesso seminudo, tipo il buffone di cui sopra alla battaglia del grano. Continua però indefessa la sua battaglia di civiltà: cacciare dalle spiagge venditori di asciugamani e di collanine, mentre sulle spiagge di Calabria si può assistere a divertenti sparatorie tra mafiosi in mezzo ai bagnanti. Servirebbe un ministro dell’Interno, e invece abbiamo ogni giorno il paginone con miss Agosto Sovrappeso. Come gavettone agli italiani, niente male.

Il ritorno di Renzi. Tra i più riusciti gavettoni di questo Ferragosto c’è la terribile minaccia dell’altro Matteo: sta per tornare, forse si candiderà al congresso del Pd, perché è uno che non vuole lasciare il lavoro a metà e il 18 per cento gli sembra ancora troppo. Prima, però, farà qualche passaggio in tivù, per dire a tutti come lui, la Boschi e Lotti hanno rilanciato Firenze durante il Rinascimento, rendendola quella che è oggi: una città governata da Nardella. Dicono le cronache che per dispiegare la sua verve divulgativa affitterà la piazza principale del paese, dove spiegherà – prendendosene i meriti – le belle cose che fecero i Medici cinque secoli e mezzo prima di perdere il referendum istituzionale. E’ sicuro che, visto il suo documentario storico, tutti gli italiani torneranno ad essere innamorati di lui. Un auto-gavettone, insomma.

Lo sciopero dei padroni.Grande idea ferragostana del presidente di Confindustria Boccia, che minaccia una possibile mobilitazione di piazza degli imprenditori italiani. Si temono scontri. Oltre al fitto lancio di Rolex contro le forze dell’ordine (un classico) c’è forte preoccupazione per i costi dell’iniziativa. Qualcuno già propone di delocalizzare la manifestazione in Romania, Serbia o Albania, dove i foulard Hermès per coprirsi il volto durante gli scontri costano meno.

gio
9
ago 18

Tony Nelly: era una fake news, con tanti saluti alla propaganda

A proposito di propaganda e di fake news. Il pezzo su Tony Nelly pubblicato ieri su Il Fatto Quotidiano (lo leggete qui) ha avuto una rettifica, che metto qui sotto, come si deve ed è giusto fare. In pratica emerge che tutte le cose raccontate da Tony Nelly (si chiama Simone B.) sulla banca che non gli rinnova il contratto per colpa del decreto dignità sono stupidaggini inventate: se n’è andato dalla banca nel febbraio 2017, prima delle elezioni, quando il decreto dignità non esisteva. Una vera fake news, insomma, che però è stata usata in sede di propaganda (Ecco! Di Maio fa licenziare i lavoratori!). Spiace che chi ha messo in grandissima evidenza il caso, usandolo come caso di scuola, ci sia cascato con tutte le scarpe. Anche chi ha commentato (tifando per la banca contro il lavoratore, peraltro, pur di attaccare una norma che dice che bisogna assumere dopo 24 mesi di precariato e non dopo 36, incredibile) dovrà prendere atto che la bandiera che ha sventolato conteneva falsità grossolane. Il mio pezzo di ieri cominciava così: “Piccola storia di lavoro e propaganda, storia triste, ma anche istruttiva lezione sui media, minuscolo apologo su come va il mondo, o come lo si vorrebbe far andare”. Ecco, ora l’apologo è completo. Una lezione per chi (grandi giornali o semplici lettori) hanno preso un caso (falso) per sostenere una cosa che gli faceva comodo politicamente. A Simone B., nonostante il falso ideologico creato (con il suo tweet e con le successive interviste), auguro di trovare un lavoro al più presto, ma soprattutto di capire dove sta il nemico, senza fare lo zio Tom che sta con il padrone delle piantagioni. Istruttivo, parecchio.

Rettifica1

mer
8
ago 18

Tony Nelly, la ciambella della propaganda con effetto boomerang

Fatto080818Piccola storia di lavoro e propaganda, storia triste, ma anche istruttiva lezione sui media, minuscolo apologo su come va il mondo, o come lo si vorrebbe far andare.

Dunque si parte da un tweet. Un giovane denuncia: perde il rinnovo del contratto (viene di fatto licenziato) per colpa di Di Maio e del decreto dignità. Tweet molto polemico (giusto: la polemica è un diritto inalienabile). In pratica è disoccupato per colpa delle (minima) riforma della legge sul lavoro. Ha quasi finito i ventiquattro mesi di contratti a termine e ora la legge dice che non si può rinnovare oltre (non trentasei mesi come prima) e che il lavoratore va assunto, ma quelli non lo assumono e interrompono la collaborazione. Il nome social del giovane è Tony Nelly, il che già fa un po’ ridere. Ancora più ridere è che diventi un caso nazionale grazie alle home page di grandi giornali che ne rilanciano l’accorata denuncia nonostante il nickname evidentemente irrisorio (giusto: irridere è un diritto inalienabile).

Insomma, Tony Nelly diventa in un giorno il simbolo del governo che cancella posti di lavoro, accompagnato dalla ola dei commenti indignati. Ecco Repubblicache corre a intervistare il ragazzo (si chiama Simone, ha 32 anni), che spiega: lavorava da due anni, doveva essere assunto, glielo hanno promesso, poi, quando è passato il decreto dignità, la sua responsabile l’ha convocato e gli ha detto che non lo avrebbero fatto perché “un’assunzione a tempo indeterminato rischierebbe di ingessare troppo l’azienda” (parole sue, virgolette e tutto).

Il messaggio è chiaro: stabilire che dopo 24 mesi in azienda uno deve essere assunto invece di farsi altre 12 mesi da precario ingessa le aziende. Vergogna! Uno già si immagina la scena, abbastanza strappacuore: il datore di lavoro che convoca il giovane, gli spiega che l’aziendina è piccola, che non può sopportare il peso di un altro contratto fisso, che gli spiace molto, ma è colpa del decreto Di Maio, e lo lascia per strada. Ma la faccenda non finisce lì. Tony Nelly (Simone) diventa una specie di bandiera, un caso di scuola di come la riduzione dei rinnovi dei contratti a termine sia una specie di cianuro per l’economia, la gente vuol saperne di più. Così ecco approfondimenti e interviste, e lo sventurato rispose. Si scopre che Tony Nelly lavora in un grande gruppo bancario, Cariparma Crédit Agricole, che sbandiera sui suoi siti di avere 52 milioni di clienti in 50 paesi del mondo. Riassumo: un gruppo bancario di dimensioni planetarie sarebbe ingessato dall’assunzione di un giovane che ha già lavorato per loro due anni, che forse avrebbe (da precario) lavorato anche il terzo anno, e invece no: rischio ingessamento, ciao ciao, avanti un altro precario per altri 24 mesi.

Tony Nelly, insomma, è una ciambella della propaganda non riuscita, venuta senza il buco, peccato. Sembrava un così bel caso di scuola e invece è diventato un boomerang, perché che una grande banca mondiale si “ingessi” assumendo uno che lavora per loro da due anni è un po’ incredibile. Dunque diciamo che il grande gruppo mondiale ha preso la palla al balzo e ha usato un decreto del governo come scusa, e che Tony Nelly, invece di prendersela col governo cattivo (che è cattivo per altri migliaia di motivi, ma non per questo) avrebbe tutte le ragioni per prendersela con il suo (ex) datore di lavoro. Invece prevale la sindrome dello Zio Tom: dalla sua capanna difende il padrone della piantagione. Fine della triste storia.

Naturalmente si augura a Simone-Tony Nelly di trovare un lavoro quanto prima, magari un lavoro vero, che non lo costringa a pietire rinnovi anno dopo anno. E anche, magari, che pensi un po’ più ai suoi diritti e meno ai poveri datori di lavoro che “si ingessano” se lo assumono, anche se hanno 52 milioni di clienti in 50 paesi del mondo.

mer
1
ago 18

Salvini è un sintomo, chiediamoci qual è la malattia

fatto010818Il ministro del disonore Matteo Salvini, quello che cita Mussolini, nega l’escalation razzista nel paese, teorizza l’autodifesa a colpi di pistola, comunica come un troll provocatore, leone da tastiera di rara ignoranza ma con in mano il ministero della sicurezza, copre il paese di vergogna in tutto il mondo e ci deve quarantanove milioni di euro rubati dai soci suoi predecessori, è un sintomo grave della febbre italiana. Attenzione, non la causa della malattia, un sintomo. Ciò non significa sminuirne la portata: anche un feroce mal di testa è un sintomo, e infatti lo si combatte, ma un bravo medico non si limiterà a farvi passare il mal di testa con qualche aspirina, ne cercherà la causa in modo che il mal di testa non vi venga più.

Salvini è il prodotto, confezionato con fiocchetti e bandierine tricolori (quella con cui il suo ex capo si puliva il culo), di tutti i cucchiaini di merda ingurgitati in anni e anni di storia italiana, di tattiche cretine, di strategie miopi e fascistogene che premiavano ricchi, benestanti e classi dirigenti a discapito di poveri, proletari e piccola borghesia. Il classismo implacabile e accuratamente innaffiato in decine di anni (e Berlusconi, e Monti, e Renzi… molte chiacchiere e molti distinguo, ma la curva delle diseguaglianze è rimasta perfettamente costante), ha acceso piccoli fuochi, e ora arriva Salvini a soffiarci sopra per mera convenienza politica e cinismo. Le classi dirigenti che ci hanno ammorbato per decenni con le loro parole d’ordine campate per aria, meritocrazia, competizione, mercato, liberismo, o negando qualunque dignità al conflitto di classe, o introducendo la favoletta bella che “siamo tutti sulla stessa barca”, industriali e lavoratori, start-up miliardarie e precari, finte cooperative e schiavi, hanno indebolito l’organismo, e ora che arriva il virus e non trova anticorpi, fingono preoccupazione.

Capisco che tirare in ballo la cultura, la letteratura, il grande cinema, al cospetto di coloro che ritengono gli intellettuali un ingombro fastidioso e privilegiato sia tempo perso. Ma va ricordato lo stesso che i migranti economici di Steinbeck che andavano dall’Oklahoma alla California venivano bastonati da sfigati poveracci come loro; e quando, in Mississippi Burning, l’agente federale Gene Hackman andava a fare il culo ai razzisti che linciavano i neri, non trovava agrari e latifondisti, ma povericristi spiantati e ignoranti come la merda. Sono proprio le basi, porca miseria: se hai vissuto nel continente del nazifascismo dovresti sapere già dalle elementari che il trucco per tener buoni i penultimi è renderli furiosi con gli ultimi e aizzarglieli contro. Questo è quello che sta facendo il ministro del disonore Salvini: portare taniche di benzina verso l’incendio, che arde già da un bel po’.

Ora, è vero, bisogna eliminare il sintomo. Lo si fa applicando coi fatti quello che per anni si è detto a parole, cioè contrastando la barbarie strada per strada, autobus per autobus, fila alla posta per fila alla posta. Zittendo quelli che credono di sollevarsi dalla loro condizione prendendosela con chi sta peggio di loro, invece di rivendicare reddito e diritti da chi sta meglio. Significa parteggiare in modo militante per chi cerca dignità, e non essere indifferenti o distratti quando qualcuno gliela vuole togliere. Intanto – non invece, intanto – bisogna ricostruire dalle basi. Che significa costruire davvero, non rimettere in piedi con il nastro adesivo strutture già crollate. Se Salvini e i suoi arditi sono un problema – lo sono – è perché le élite di questo paese hanno miseramente fallito, lavorando unicamente per la salvaguardia di se stesse e non per tutti quanti. Combattere loro e combattere Salvini è la stessa battaglia. Che sia lunga e difficile non è un buon motivo per non farla.