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mer
20
dic 23

Atreju, il fantasy di Meloni: vittimismo che serve a mascherare il nervosismo

PIOVONOPIETRENon ho niente contro il Fantasy, sia chiaro, la letteratura di genere ha il suo fascino e il suo perché, conosco raffinati estimatori di draghi che sputano fuoco dalle narici, principesse che diventano indomiti guerrieri, gnomi di talento, cani volanti, eccetera eccetera. Bello, divertente, e con un vantaggio inestimabile: la realtà non c’entra niente, la creazione di un mondo immaginario da cui vengono espulse le seccature della vita reale può essere piacevole e, se ti capita di governare, persino utile. Nel fantasy – così come nei comizi di Giorgia Meloni – nessuno va a fare la spesa notando che tutto costa più caro, nessuno prende stipendi da fame pur facendosi un culo a paiolo, e nessuno aspetta otto mesi per una mammografia, al massimo può capitarti di lottare contro nemici immaginari. Così, ho seguito – senza veramente seguirlo, ma travolto mio malgrado da una copertura mediatica degna delle Olimpiadi – il party fantasy della compagnia di Giorgia Meloni, detto Atreju, che quest’anno è stato la celebrazione del popolo dell’Anello arrivato finalmente al potere, e ora sono cazzi vostri. Come Giorgia aveva già detto in un altro comizio, citando l’amato Tolkien, “Verrà il giorno della sconfitta, ma non è questo”. Peccato. Vabbé, aspettiamo.

La componente fantasy della kermesse era impreziosita da giganti del pensiero, tipo quel Rampelli che dichiarò guerra alle parole inglesi fino a proporre multe per chi le usa, e che fece il diavolo a quattro per una stella rossa usata come puntale dell’albero di Natale, chiaro segnale di comunismo. E’ un classico dei personaggi fantasy avere nemici oscuri e immaginari, che non esistono, tipo i draghi, gli orchi e, appunto, il comunismo. Poi, appena un minuto prima di tuonare davanti alle masse plaudenti che “i bambini non si comprano e non si vendono!”, ovazioni e celebrazioni per un miliardario fantasy pure lui, Elon Musk, che un bambino se l’è comprato. Pazienza, troveremo certamente in millemila pagine di saghe e battaglie e leggende e paccottiglia para-mistica qualche frasetta buona ad archiviare la coerenza.

Ma è chiaro che c’è qualcosa che fa da tessuto connettivo, una sostanza collosa che tiene tutto insieme, che giustifica l’atteggiamento di chi, pur governando tutto e controllando tutto, ancora si finge oppresso ed emarginato. E’ questo il vero fantasy meloniano: il vittimismo in servizio effettivo e permanente di una tribù che tutto controlla (i media pubblici, in primis), ma che si ostina a fingersi discriminata e osteggiata. Ridicolo, almeno come una che diventa presidente del Consiglio a 42 anni e si definisce “underdog” pur avendo fatto il ministro quando ne aveva 30.

A sentire l’infervorato comizio dell’arruffapopoli della Garbatella che chiudeva il festival fantasy, si sposavano così differenti sensazioni: da un lato quella di una comunità oppressa, vittima, bastonata, minoritaria, che però comanda tutto (molto fantasy, in effetti); e dall’altro una fiera ostentazione dei successi raggiunti (“Quest’anno non c’è stato nessun rave illegale”, me cojoni, ndr). Con la piccola contraddizione interna che chi dice che va tutto bene, siamo stati bravi, abbiamo fatto tutto benissimo, di solito non lo fa urlando come un ultras allo stadio, con le vene del collo gonfie e gli occhi strabuzzati dallo sforzo. Urlare a pieni polmoni “Non-sono-nervoso!!!” dà solitamente la sensazione opposta, cioè che sei parecchio agitato e non troppo sicuro di te stesso, anche se – niente male come emarginazione – a reti unificate.

3 commenti »

3 Commenti a “Atreju, il fantasy di Meloni: vittimismo che serve a mascherare il nervosismo”

  1. Ottima analisi, ho un dubbio che mi attanaglia da quando sentii dire da Gasparri, allora ancora nel MSI, all’uscita del film “Il signore degli anelli” “hanno vinto le nostre idee” forse non aveva visto il finale, dove l’Oscuro signore, quello della loro parte, perde, così come nella storia infinita loro stanno col nulla. O mi sbaglio? Grazie ancora per le perle settimanali che ci ha regalato in quest’anno che si avvia alla fine, le auguro Buone Feste.

    da marco   - mercoledì, 20 dicembre 2023 alle 14:49

  2. Ecco.
    Grazie Marco per aver sottolineato che questi destrorsi di Tolkien e della saga dell’anello non hanno capito nulla ma proprio nulla.
    È un autore difficile da classificare, a metà strada tra fantasy e fantascienza, mentre lui parte proprio dalla fiaba, con elemento magico, per ricreare un mondo parallelo in cui i prepotenti fanno una brutta fine, mentre il pacifico popolo degli hobbits raggiunge vette di eroismo insospettato per difendere la vita e far fiorire il mondo.

    da Vitt manino   - mercoledì, 20 dicembre 2023 alle 15:58

  3. Grazie. I libri di Ende, Tolkien, Zimmer Bradley ecc. sono sempre stati per me una piacevole evasione. Mi piace anche Harry Potter. Non ho mai capito come i simpatici e gentili hobbit possano essere considerati ideologi del fascismo e neanche perché abbiano intestato al simpatico ragazzino quella riunione di razzisti xenofobi omofobi etc. So però che molti compagni arricciano il naso se dico che mi piace Tolkien, ormai è scontato sia ideologo della destra. Fossero vivi Ende e Tolkien potrebbero far causa e chiedere i danni per essere stati travisati e usati per scopi “oscuri”.

    da Liliana   - mercoledì, 20 dicembre 2023 alle 21:48

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