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Il dibattito pubblico lo conferma: esce Lsd dai rubinetti

Fatto240517Caro direttore, amici lettori, autorità competenti.

Vorrei attirare la vostra attenzione su una mia teoria che ogni giorno si dimostra più fondata e che dovrebbe allarmare tutti. Qualcuno ha sciolto dell’acido negli acquedotti, non c’è altra spiegazione. Il tono del dibattito pubblico, i suoi argomenti, le decisioni prese in seguito o sull’onda di quello che si dice al bar o alla fila alla posta (o che ha scritto su Facebook mio cugggino) sembrano meno lucide di un assaggiatore del Narcos o di un chitarrista rock degli anni Settanta.

L’ultimo esempio è il complicato affaire dei vaccini, un argomento importante che è stato trasformato (credo dopo massiccia assunzione di Lsd dai rubinetti) in una guerra tra untori medievali millenaristi vogliosi di strage per malattia e un esercito di crocerossini inventori della penicillina. Ogni voce sensata o ragionevole, da una parte e dall’altra, è stata zittita. Un dibattito sui vaccini da somministrare ai bambini è diventato la caricatura di uno scontro ideologico. Risultato, per non saper né leggere né scrivere: il decreto fatto in fretta e furia, pieno di buchi e di incertezze, spropositato rispetto a quello che le strutture sanitarie e scolastiche potranno fare. Se va bene sarà un casino indicibile, con in più l’introduzione di un classismo sanitario ripugnante: chi è contrario potrà continuare a essere contrario pagando, chi non potrà pagare dovrà essere d’accordo.

Come del resto è successo coi voucher: per paura di prendere un’altra sberla in un altro referendum, zac, via tutti. Non una soluzione, ma una decapitazione, tipo abbattere la casa perché hai bruciato l’arrosto. Credo che i primi sversamenti di acido lisergico negli acquedotti del Paese siano cominciati all’Expo, quando ci si divideva tra “lo straordinario successo” e il “flop clamoroso e costoso”. Oggi che si potrebbe andare a controllare gli effetti di quel “miracolo” (per esempio se ci sono i tanti punti di pil in più promessi, o le migliaia di posti di lavoro creati che no, non ci sono), addio, tutto perdonato, tutto dimenticato, ci sono altre priorità.

Alte concentrazioni di acido nella capitale ovvio. Prima il derby a testate tra olimpici e non-olimpici, poi tutti esperti di costruzione di stadi e marketing urbano, poi fotografatori di monnezza traboccante dei cassonetti (o di cassonetti lindi come a Zurigo centro, per contrastare con una cazzata altre cazzate). Politici o presunti tali vanno in tivù a dire di bambini uccisi dai topi. Saviano dice il suo pensiero sul Pd, eccolo accusato di grillismo, Saviano dice qualcosa contro Grillo, eccolo ri-arruolato, “uno di noi”. De Bortoli era un bravo e attendibile giornalista e diventa una specie di punkabbestia fissato con le scie chimiche. Gli stessi che menavano fendenti su “voi votate con Salvini” al referendum sulle riforme costituzionali, ora discutono una legge elettorale che piace solo a loro e a Salvini. Senza nemmeno sapere di che si parla si prendono le misure sull’avversario: se un Di Maio ha detto bianco io devo dire nero, se Renzi ha detto nero io devo dire bianco, la realtà dei fatti è un dettaglio trascurabile sullo sfondo. Arrivano le cifre del Jobs act – oggettivamente un disastro – ed ecco pronto il ribaltamento: senza sarebbe stato peggio. Però si può sparare al ladro. Quelli che dicevano no, no, non siamo mica in Texas ora dicono, bene, giusto, la sicurezza! Ma solo di notte. Molti ridono.

Tutto questo senza il minimo rossore né vago imbarazzo, come fosse normale vedere gli elefanti rosa, come se il Paese fosse una enorme Woodstock della scemenza collettiva, tutti a tirare mutande e reggiseni sul palco in omaggio a questa o quella star dei due schieramenti, indipendentemente da quello che sta suonando. Date retta: c’è acido negli acquedotti. Non c’è altra spiegazione.

12 commenti »

12 Commenti a “Il dibattito pubblico lo conferma: esce Lsd dai rubinetti”

  1. Vaucher?

    da Omassimo   - mercoledì, 24 maggio 2017 alle 08:11

  2. Sì, però non darmi colpe, io su Facebook non ho scritto niente (tuo cuggino)

    da Marco Robecchi   - mercoledì, 24 maggio 2017 alle 08:35

  3. Non ho idea se sia colpa del noto allucinogeno o meno,più che altro dai rubinetti pare che sgorghi stupidità liquida e che vada direttamente al cervello.

    Da quel leggo,non vedendo tv in chiaro,ho rinunciato da parecchio tempo,tutte le querelle che ha descritto mi risultano interessanti come fissare un muro per ore,ne prendo atto ma non mi soffermo più di tanto,c’è il grosso rischio di diventare sempre più dementi.

    Che ci possiamo fare,questo è il quotidiano che ci offre il nostro tempo,mi auguro che sia ciclico,almeno per le prossime generazioni.

    da Ivo Serenthà   - mercoledì, 24 maggio 2017 alle 08:36

  4. Assolutamente d’accordo, è un atteggiamento malato adottato sempre più spesso e da un numero sempre più elevato di persone. E non sono mica tutti ignorantoni o fascistoni dichiarati, tanti sono persone che avresti ritenuto in grado di argomentare con equilibrio e che invece finiscono per schierarsi in modo acritico e per darti dell’ignavo/a o inserirti tra i nemici se ti rifiuti di fare altrettanto.

    da silvia manganelli   - mercoledì, 24 maggio 2017 alle 09:00

  5. A mio modesto parere da siciliano dico che vale sempre la massima che ripeteva mio nonno : “U fissa nun è Carnalivaru, ma cu ci va appressu!” [Lo stupido non è Carnevale, ma chi gli va dietro!].

    da Salvatore Gianni'   - mercoledì, 24 maggio 2017 alle 10:23

  6. Interessante lettura. Lucidissima analisi. Assenza di soluzione, (il che fare Leninista). Nell’attesa chiudo i rubinetti e mi approvvigiono ai fontanelli.

    da masini franco   - mercoledì, 24 maggio 2017 alle 11:58

  7. la soluzione non è richiesta ai vari Robecchi e neanche a chi commenta…ma chi si propone ostinatamente di governare senza un programma e crede di gestire il potere (perchè così gli hanno insegnato anni e anni di assuefazione democristiana) con il compresso storico degli straccioni: l’asse elettorale e di governo tra PD e Forza Italia! Sì, c’è acido lisergico nell’acqua che beviamo… snche se imbottigliata!

    da FRANCESCO RAVVEDUTO   - mercoledì, 24 maggio 2017 alle 16:12

  8. Basterebbe dire due cose sui vaccini obbligatori peril gruppo 0-6 anni: la malattia si sta diffondendo nella fascia di età 15-45 anni; e 10% dei casi fra il personale sanitario (quindi scarsa aderenza alle misure di prevenzione e controllo delle infezioni in ambito nosocomiale (IPC)). Ma un indizio c’è: l’Italia vuole uno strapuntino all’OMS, per questo aveva candidato una persona alla carica di DG (ottenuta invece da un etiope): serviva piglio decisionista. Vedremo se lo strapuntino arriverò lo stesso.

    da Giuseppe Michieli   - mercoledì, 24 maggio 2017 alle 16:28

  9. Secondo me qualcosa nei rubinetti circolerà, che avrà come effetto collaterale la confusione mentale, ma come effetto principale quello di impedire reazioni violente ad evidentissime vessazioni, angherie, soprusi….forse del bromuro scaduto(ipotizzo che qualcuno abbia preso una stecca per farlo passare per fresco)…..

    da Eparrei   - mercoledì, 24 maggio 2017 alle 18:18

  10. Purtroppo il livello del dibattito politico in Italia oggi è questo:
    Guelfi contro Ghibellini
    o bianco o nero.
    E’ un dibattito risicato in 140 caratteri, solo slogan e semplicità in cui non trovano spazio pacatezza e buon senso.
    Finito questo inizierà quello sul diritto di asilo che sarà inevitabile, visto che ci sono 6,6 milioni di persone che aspettano di entrare in Europa, non si cercherà una via di mezzo ma ci saranno 2 schieramenti: o devono entrare tutti, o non deve entrare nessuna.
    Mala tempora current

    da Economia Italia   - mercoledì, 24 maggio 2017 alle 19:49

  11. Articolo chiarissimo. L’analisi meticolosa dei fatti è al pari di quella di una rubrica sportiva o di gossip. Direi che una conferma ulteriore alla tesi descritta nel titolo, la dà anche certo giornalismo (mi sbaglio? Magari ho confuso un articolo per un post)

    da Gregorio Pisaneschi   - giovedì, 25 maggio 2017 alle 15:08

  12. Nel momento stesso in cui si mitizza il popolo sovrano, lo si tratta in realtà come un popolo bue. Qualcuno a cui rivolgersi con frasi ed espressioni terra terra, cercando di risvegliarne bisogni e istinti primari. Da questa idea di popolo discende un’eloquenza volgare, rozza, semplicistica, aggressiva.
    L’epoca in cui viviamo si definisce post-ideologica. È il tempo della post-politica e della post-verità. Ovvero (cambiando l’ordine degli addendi, la somma non cambia) politica e verità da post. Parole e slogan virali che fanno il giro della rete propagandando spesso opinioni su fatti mai esistiti. Quello a cui ci si riferisce con questa sfilza di post è, in realtà, un pensiero prepolitico. E la lingua che lo veicola, più che una neolingua, è una veterolingua che invece di mirare al progresso vorrebbe farci regredire, riportandoci agli istinti e alle pulsioni primarie. Indietro, o popolo!

    Dal «Votami perché parlo meglio (e dunque ne so più) di te» si è passati al «Votami perché parlo (male) come te». Come la pubblicità, come la televisione, anche la politica alimenta il narcisismo dei destinatari, i quali – lusingati – preferiscono riflettersi che riflettere. Il meccanismo del ricalco espressivo innesca una continua corsa al ribasso. Un circolo vizioso che toglie al discorso politico qualunque forza propulsiva, qualunque dinamismo. Non una risposta ai bisogni degli italiani, ma pura ecolalia: ripetizione ridondante. Così le parole stanno paralizzando la politica.

    G.Antonelli libro

    Volgare eloquenza
    Come le parole hanno paralizzato la politica

    da gis   - domenica, 28 maggio 2017 alle 19:52

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