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ago 19

Dai “vecchi” ai “giovani”: sono cambiate le parole ma non si è vista un’idea

Schermata 2019-08-21 alle 08.50.04Chiedo scusa se parlo di politica. E non intendo quella che si vede in questi giorni (ieri poi!), con un sabba stupefacente di sgambetti, furbizie, tatticismi, schermaglie più o meno finte, giri di valzer, esternazioni infantili, tweet da seconda media, ipocrisie, opportunismi, e ognuno aggiunga a piacere. Parlo invece, di quello che ci dovrebbe dare la politica, cioè un disegno futuro delle nostre esistenze, uno schema di dove si vuole arrivare, e come, per essere un po’ migliori (sì, mi rendo conto del démodé polveroso di queste parole). Ma insomma, a volerle dare una nobiltà di intenti, a crederci ancora, nella famosa politica, si arriva lì, alla desolante inadeguatezza della classe politica attuale.

Non si tratta di mettere, come pure è stato fatto, le foto di Salvini con le tette al vento, ebbro di cubiste e di mojito, accanto a quella di Aldo Moro in spiaggia in giacca e cravatta. Si tratta piuttosto di fare un piccolo bilancio dopo quasi un decennio di hurrà e di giubilo, perché si affacciava alla soglia delle istituzioni un’ondata di “giovani”, di splendidi quarantenni, di ragazzi moderni che superavano le barriere ideologiche, smart, operativi, veloci, interconnessi. Porca miseria, sembrava la svolta, e ci fu anche chi su quella storiella del ricambio giocò (a parole) molte delle sue carte. Vennero i tempi della retorica generazionale, del “basta coi vecchi”, dell'”arriviamo noi”. Fino al paradosso e all’assurdo: un finanziere miliardario con sede a Londra che alla Leopolda arringava giovani benestanti accusando padri e madri in pensione di “rubargli il futuro” (en passant: gli stessi padri e madri che si sono fatti un culo a capanna per farli studiare, e la laurea, e il master, e lo stage a Londra…). Oppure l’insofferenza per i vecchi (“vecchio” era l’insulto principale) meccanismi di mediazione tra poteri, per ogni tipo di complessità. Tutto deve sembrare semplice, facile, che ci vuole, ecco qua, basta un tweet.

Il linguaggio, come al solito, è rivelatore, si è passati dal tanto vituperato politichese (orrore) a schermaglie che sarebbero già troppo stupide in una seconda media (“Mummia”! “Bikini”!), alla forzata banalizzazione del mondo, alle soluzioni sputate in tre righe con le faccine che ridono, o piangono, cuoricini, battutine, freddure, quello là in mutande col cigno, quell’altro che sembra cagare nel campo di zucche di Verdini, uno che si fotografa mentre fa la corsetta mattutina, potete scegliere a catalogo, l’album delle figuracce è praticamente infinito.

I famosi quarantenni che dovevano liberarci dai cascami dei vecchi riti hanno imposto riti nuovi, e sempre immancabilmente al ribasso. C’è da capirli, poveretti, sono figli di un’egemonia culturale, quella di vent’anni di dominio berlusconiano sull’immaginario collettivo, gente che ha capito male (per forza, non studia!) la lezione della cultura “alta” e della cultura “bassa”, col risultato di fare un pappone immangiabile dove un Gramsci vale un cartone animato giapponese, dove un Max Weber ha lo stesso peso di un Jovanotti. E intanto, da questa pattuglia di “nuovi”, di “giovani”, di “adesso finalmente tocca a noi” non esce un’idea nuova a pagarla oro. Tattiche (quasi sempre sbagliate, oltretutto) e trucchetti, niente di grande a cui tendere, niente di immenso da far tremare i polsi, nessun disegno strategico, nessun obiettivo storico, nessun progetto, o tensione ideale, o visione del futuro. Solo l’ostensione grottesca di ego offerti alle masse, con la risibile giustificazione che in questo modo si è più vicini al “popolo”. Che tragico errore, che inconsistenza, che disastro epocale pensare al popolo (qualunque cosa sia) come una moltitudine di troll e tifosi ultrà, solo perché, come diceva un cantante, “Qualsiasi tipo di fallimento ha bisogno della sua claque”.

7 commenti »

7 Commenti a “Dai “vecchi” ai “giovani”: sono cambiate le parole ma non si è vista un’idea”

  1. C’è solo da prenderne atto, come lo sviluppo del suo interessante articolo, siamo oltre il latte versato nel porre qualche rimedio.

    La vecchia politica seppure portata avanti dai quarantenni già falliti sta tornando, l’anno e mezzo passato sperando in qualche cosa di innovativo, almeno in parte è già arrivato al capolinea, e in assoluto ritardo a parer mio, dilettantismo a braccetto di chi al solito sistema ci ha messo il cappello dai primi anni 90 non poteva che fallire, si è solo allungato il tempo del ritorno della dx al potere.

    Potrò sbagliarmi, ma un governicchio in alternativa non lo vedo e non lo auspico, troppe divergenze, si sono insultati fino a poco tempo fa e anche adesso su cosa potrebbero andare d’accordo?

    Lo spessore del nuovo governo che ci capiterà, se non bastavano le testimonianze degli scorsi mesi, si è visto ieri sera nelle reazioni e nella replica del nuovo salvatore della patria.

    A confronto i rottamatori rottamati paiono degli statisti…

    da Ivo Serenthà   - mercoledì, 21 agosto 2019 alle 10:13

  2. Come sempre un articolo preciso, bello.
    Dissento solo sul finale perchè invece, sono convinta che si, il “popolo” sia costellato di “troll e tifosi ultrà”.
    Come si dice? Ognuno ha la classe politica che si merita…

    da Laura Bigatti   - mercoledì, 21 agosto 2019 alle 12:35

  3. “C’è da capirli, poveretti, sono figli di un’egemonia culturale, quella di vent’anni di dominio berlusconiano sull’immaginario collettivo”…

    Vero… però, visto che parli di un ventennio, me ne torna in mente un altro: un Ventennio che, ai suoi figli, non offrì caramelle e zucchero filato, né intrattenimento H24, né giocattoli tecnologici per incontrare mezzo mondo e pornostar in una sola stanza. Quel maledetto Ventennio venne demolito e punito anche con il contributo di ventenni che c’erano nati e cresciuti, giovani che avevano qualcosa contro cui rivoltarsi: pensiero unico, limitazione dei diritti, sanzioni economiche, leggi razziali poi guerra, brutalità, bombardamenti e sofferenza ovunque. I ventenni di oggi, nel migliore dei casi, protestano anch’essi, soprattutto contro la vera emergenza della nostra epoca: il riscaldamento climatico. Protestano contro il Governo, i Governi, forse contro i loro genitori… ma se un Comune delibera di trasformare un’area protetta in parco divertimenti oppure un famoso cantante fa spianare le dune del litorale per ofpitare migliaia di ragaffe e ragaffi al fuo concerto, be’… le proteste arrivano dai soliti quattro tardoni Ideal ambientalisti, che ci mettono la faccia a costo di farsi dei nemici poco comodi. Ma non è il caso di mettere generazioni l’una contro l’altra: il Potere (brutta parola, ma io la uso) non desidera altro che vederci disuniti, perché la nostra disunione è la sua forza.

    da Mau MacFerrin   - mercoledì, 21 agosto 2019 alle 16:58

  4. Ridateci Andreotti!

    da Liliana   - lunedì, 26 agosto 2019 alle 06:52

  5. @ Liliana

    Con tutto il rispetto possibile nei suoi confronti, una tantum gli è scappata una pubblica flatulenza.

    da Ivo Serenthà   - lunedì, 26 agosto 2019 alle 15:07

  6. Idea, ideale, Ideologia! Ah qual dolore! Mi ricordo che il mio “caro papà”, vecchio fascista cresciuto col moschetto, poi travestitosi da scudocrociato (ma secondo me nel segreto dell’urna ha sempre votato la Fiamma!) auspicava la morte delle ideologie politiche (e anche dei sindacati, altra categoria di parassiti) come la panacea di tutti i mali che affliggevano questo paese.
    Io sono riuscita a crescere bene, nonostante queste serie molestie intellettuali, e a combattere il vecchio genitore con l’arma delle argomentazioni a confutazione, preparazione storico politica e notti a leggere per poter ribattere punto su punto. Dannazione la storia ha assecondato i suoi desideri e non i miei! Perché? Temo non avrò mai risposte. Disillusa, amareggiata ma non vinta dirò una cosa poco popolare: spero che non si vada a nuove elezioni!
    Eh lo so che è brutto da dire (per una che crede nella sovranità del popolo) ma, privi di una legge elettorale decente e visti questi 14 mesi grotteschi, cosa speriamo venga fuori dalle urne?! Un bello spezzatino che renderà ingovernabile questo paese che ha tanto bisogno di essere governato (anche da una manica di deficienti, che poi sono quelli che abbiamo eletto solo l’anno scorso, e con fiducia). L’obbrobrioso governo PD-five stars, non penso possa fare peggio di quello appena caduto. Si sono insultati fino a ieri? Mi ricordo che negli anni 70′ si insultavano ugualmente, con un lessico più elegante, e per le strade giravano P38, a destra e a sinistra (quando ancora si riconoscevano). Siamo sempre in tempo ad andare alle urne e mandarli tutti a casa. Anzi: si potrebbe assistere alla scomparsa definitiva di PD e 5 Stelle e al trionfo degli sciacalli rimasti, così (come sostengono Salvini, Berlusconi e Meloni) tutti gli Italiani potranno finalmente votare liberamente per loro.
    Così, come nota storica, ricordo che quell’elegante signore in giacca e cravatta in spiaggia, lasciò la sua vita sul piatto della storia del nostro stramaledetto paese, per aver tentato di governare con chi era sempre stato il nemico (quello che aveva una dieta a base di bambini). Quel momento storico viene ricordato come una grande occasione perduta: non potrebbe essere lo stesso adesso?

    da Barbara   - martedì, 27 agosto 2019 alle 16:07

  7. Il destino dell’Itala in mano ad una piattaforma privata di emeriti sconosciuti!… In sostanza di incappucciati… Una setta moderna?… Mah!… In riferimento all’intrusione della piattaforma Rousseau nelle istituzioni del nostro Paese, mi viene in mente la domanda che Giulietta fa al suo Romeo: “Chi sei tu che così avvolto nella notte inciampi nei miei pensieri?” (William Shakespeare)

    da Vittorio Grondona   - martedì, 3 settembre 2019 alle 09:32

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