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mer
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gen 20

Trump che chiede i soldi all’Irak è come il killer che rivuole il proiettile

PIOVONOPIETREChissà con che spirito leggono i giornali e seguono i notiziari i 7.000 (settemila) psichiatri americani che hanno lanciato l’allarme sui comportamenti pubblici di Trump, denunciandone un chiaro disagio mentale. Crisi psicologica acuta, fino al rischio  di “atti distruttivi”, che è una brutta diagnosi, soprattutto per uno che se fa un atto distruttivo non è che fracassa i piatti in cucina, ma può far scoppiare un nuovo massacro mondiale. Va bene, mi affido al giudizio di un grande scrittore, Don Winslow sull’attuale presidente: “Dal punto di vista medico non sei in grado di giocare a bingo in una casa di riposo”. Direi che basta.

Eppure, nel profluvio di tweet fitti di punti esclamativi e di maiuscole (qui non serve lo psichiatra, i tweet sono oggettivamente da bimbominkia), dietro il continuo abbaiare, si scorge in filigrana qualcosa di grande, come una soave confessione, di quelle fatte nei momenti di rabbia, e quindi vere.

I soldi. Sì, i soldi che gli americani pompano nel loro progetto irakeno, sono stati, sono e saranno tantissimi, e qualche autorevole studio (come scriveva Giampiero Gramaglia ieri su questo giornale) stima che nel giro di mezzo secolo si arriverà alla cifretta tonda tonda di 6.000 (seimila) miliardi di dollari.

Le reazioni di Trump alle gentili richieste irakene di levarsi dalle palle una volta per tutte si spiegano: come imprenditore ritiene inconcepibile di aver investito finora quasi duemila miliardi e doversene andare. Come presidente sa che tutti quei soldi sono un bel pezzo di Pil americano, più ricerca e sviluppo, tecnologie, listini di Borsa che non possono sparire di scena, pena la crisi della più grande industria americana, la guerra.

Soldi, insomma. E così fa un certo effetto vedere le comunicazioni ufficiali via social media del Presidente degli Stati Uniti d’America chiedere rimborsi, il vecchio caro “indietro i soldi” dell’investitore che ha rischiato troppo. Che la macchina militare americana sia una gigantesca industria che non si piò fermare si sapeva da sempre, ma Trump lo dice senza tante storie, senza girarci intorno: abbiamo investito un sacco di soldi, abbiamo costruito una base costosa, vogliamo il rimborso. Non c’è niente da fare, è l’ésprit del palazzinaro che lo possiede. Sarebbe un delitto se proprio il presidente imprenditore facesse fallire un affare come l’Iraq. Del resto, nessuna economia al mondo potrebbe perdere un investimento di tale stellare entità.

Che un presidente sotto impeachment, che perplime gli psichiatri, con le elezioni alle porte, che si gioca il tutto per tutto, possa fare qualcosa di irrimediabilmente cretino è purtroppo nell’ordine delle cose. Ma è grazie alle maiuscole da bulletto e ai punti esclamativi dei suoi sfoghi pubblici che forse si vede oggi con estrema chiarezza di cosa stiamo parlando: un affare da moltimila miliardi di dollari che nacque con Colin Powell (Segretario di Stato dell’amministrazione Bush) che agitava all’Onu una fiala di polvere bianca, mentendo sapendo di mentire, e con quell’alto bel tomo di Tony Blair che confessava di aver trovato le prove contro Saddam su Internet (ossignùr, ndr). Così nacque il grande affare, un investimento a lungo termine, perché si è ormai scoperto che le guerre non conviene vincerle, né perderle, ma farle durare a bassa o media intensità il più possibile, in modo che la grande macchina si perpetui. Una cosa che vale anche per la guerra alla droga al confine su degli Usa, i muri, eccetera eccetera. L’impero che parlava di guerre giuste e umanitarie e di esportazione della democrazia e di buoni e nobili sentimenti al napalm (come al solito), oggi tuona “indietro i soldi”. Ecco, diciamo che Trump fa un po’ di chiarezza, toglie alla faccenda un po’ di quella nebbiolina vergognosa che chiamò “umanitari” persino i bombardamenti.

3 commenti »

3 Commenti a “Trump che chiede i soldi all’Irak è come il killer che rivuole il proiettile”

  1. D’accordo su tutto, ci mancherebbe. Vorrei solo aggiungere, non al testo, che non è roba mia e neppure i pensieri, ma in generale sulle ‘guerre umanitarie’. L’Italia ci ha partecipato per la ‘pace’ e la democrazia, mentendo e sapendo di mentire fin dall’inizio. Non accetto, perciò, di continuare a vedere e sentire il Presidente della Repubblica elogiare queste ‘missioni’. In nome di chi parla? Degli ‘Investitori’, per caso?

    da Giuseppe Michieli   - mercoledì, 8 gennaio 2020 alle 09:26

  2. Come al solito ci riprovo

    Deve farsi rieleggere il rosso della casa bianca, fresco di tentativo di impeachment, di punto in bianco fa fuori un militare iraniano tanto per muovere le acque e far sì che ci siano reazioni.
    Con tutti quei soldi ora abbiamo capito perché i nostri militari non se ne andranno dall’Iraq, la nostra sovranità è quella che è, sugli annunci delle missioni di pace ormai da anni non ci crede nessuno,la nostra condizione è di stare sull’attenti, sperando che da quell’area non arrivi qualcosa di irreparabile per l’intero pianeta, visto e considerato che pel di carota se ne fa un baffo anche degli sconvolgimenti climatici.

    Messi bene vero?

    da Ivo Serenthà   - venerdì, 10 gennaio 2020 alle 20:01

  3. in “Debito” di Graeber sottilineava, tra le tante storture del colonialismo, i debiti da decolonialismo: la Francia perse Haiti, chiese però un pagamento arbitrario per il capitale perduto, per gli investimenti fatti. Gli stati vicini, per es gli USA, furono d’accordo e da quel giorno Haiti si ritrova un debito spaventosamente alto. Che cresciuto oltremisura è assolutamente impagabile oggi come lo era ieri. Non è un caso, sottolinea sempre Graeber che la maggior parte del debito delle ex colonie sia posseduto proprio dagli ex colonizzatori che ne continuano ad influenzare politica e strategie economiche.
    Perchè l’Iraq si ritrovi con un debito da pagare è sufficiente che gli “stati vicini” (diciamo il G8?) siano d’accordo con gli USA. Come dire se il cravattaro di turno è appoggiato dal boss locale e dalla sua famiglia, la vittima si ritrova a pagare anche se non ha mai chiesto neppure una sigaretta…

    da sebastiano   - lunedì, 20 gennaio 2020 alle 08:55

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