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gio
13
set 18

Stiamo arrivando. Venerdì 28 settembre. Fratelli di Crozza

Fratelli di Crozza è prodotto da ITV Movie per Discovery Italia. È un programma di Maurizio Crozza, Andrea Zalone, Francesco Freyrie, Vittorio Grattarola, Alessandro Robecchi, Alessandro Giugliano, Claudio Fois e Gaspare Grammatico. La regia è di Massimo Fusi, scenografia di Marco Calzavara e fotografia di Daniele Savi. Produttore esecutivo per ITV Movie è Patrizia Sartori.

mer
12
set 18

Bolla Salvini, il punto non è se scoppierà, ma è capire quando

Fatto120918Ahi, Sudamerica, Sudamerica… Ci vorrebbe un Gabriel Garcia Màrquez in piena forma per raccontare del burbero ministro della Polizia e della Sicurezza che fa pubbliche dichiarazioni in sostegno della fidanzata e dei suoi cuochi in tivù, che trepida in camerino con la di lei mamma. C’è del ridicolo, sì, ma anche del tragico. E’ trasformismo da social: ve lo aspettate severissimo a sorvegliare i confini, ed eccolo tenero fidanzatino di Peynet. Ve lo aspettate paterno e rassicurante a pranzo, natura morta con mozzarella, ed eccolo ducesco e imperativo che apre le buste della Procura.

Quindi aggiungiamo alle grandi domande del presente anche questa, forse minore e laterale: quanto manca allo scoppio della bolla Salvini?

Inutile elencare i precedenti, che sono noti a tutti e mediamente tragicomici. Sono passati solo sette anni da quando sembrava che indossare il loden verde e prendere un treno fosse una specie di Risorgimento contro l’impero del grottesco e del cochon: Monti veniva dopo Berlusconi e sembrava la discesa dell’angelo moralizzatore. Due anni dopo nessuno poteva più vederlo nemmeno pitturato. Renzi, anche lui beneficiario di una bolla di consenso, ci affogò dentro facendo l’errore classico: credere alla propria propaganda. Stessa velocità supersonica, ciò che sembrava modernissimo e sorprendente aveva già rotto le palle due anni dopo, ci sono canzonette estive che durano di più.

E ora Salvini. Il cambio di stile nell’agiografia e nella comunicazione del capo è evidente: oggi abbiamo grigliate a torso nudo dove ieri avevamo elegantissime fotine seppiate del Giovane Statista, è una questione di target.

La bolla Salvini deve vedersela anche con un altro problema, che potrebbe accelerarne la fine: il fastidioso e perenne rumore di fondo che i media producono. La “questione Matera” ne è un buon esempio: Di Maio chiede a Emiliano qualcosa su Matera, subito gira la favola che non sa dov’è Matera. Poi si chiarisce tutto (Matera gravita sull’aeroporto di Bari, sarà capitale della cultura, anche la Puglia ci punta molto, eccetera), ma intanto la cosa gira. Esponenti dell’opposizione fanno battute, rilanciano una notizia falsa quando già si sa che è falsa, notizia falsa e notizia vera si intrecciano, tutto si mischia. Vero? Farlocco? Solo rumore.

Un caso al giorno, anche due, così, ogni giorno, un’ondata di surreale dietro l’altra, da ogni direzione e verso ogni bersaglio, poi la piccola risacca dei puntini sulle i, poi un’altra onda, e si ricomincia. La goccia che scava la pietra, e la pietra finisce che prima o poi si rompe i coglioni.

Tutto diventa rumore di fondo, e la bolla di Salvini finisce lì dentro. Sarà vero? Sarà falso? Che ha fatto oggi? Proclami razziali? Baci e abbracci? Rastrellamenti di migranti? Auguri alla ragazza? Minacce alla magistratura? Pollo arrosto? Salvini è orizzontale e riempie tutte le pieghe dell’esistenza, dal pubblico all’intimo, il crinale è molto stretto, il rischio di cadere nella caricatura di se stesso è inevitabile. “Salvini fa il bucato” e “Salvini riceve Orban”, diventano la stessa cosa, è un entertainer che per esistere deve stare perennemente in onda, questo sostiene i sondaggi nell’immediato, ma alla lunga logora.

I fatti saranno più testardi, la flat tax non ci sarà (per fortuna), la benzina la paghiamo più di prima, i migranti si rivelano ogni giorno di più un’arma di distrazione, gli alleati (alla buon’ora!) si mostrano infastiditi, “Io sono eletto, i giudici no” contiene dosi massicce di Berlusconi. Quando prevarrà la sensazione di un Salvini “chiacchiere e distintivo” la bolla scoppierà, ciò che all’inizio il grande pubblico guardava con simpatia canaglia comincerà a guardare con sospetto, e poi con stizza: ancora queste cose? Ancora ‘ste cazzate? La domanda non è se succederà, ma quando.

mer
5
set 18

Location, candidati, armi ammesse: congresso Pd, tutto ciò che non sapete

Fatto050918Un fantasma si aggira per l’Italia (nota per Orfini: la citazione non è da una canzone di Pupo), è il fantasma del congresso Pd. Non c’è intervista a senatore, deputato, segretario, militante, elettore, cuciniere, maniscalco, simpatizzante del Pd che non contenga questa domanda: e il congresso? Lo farete? Quando? Dove? Chi saranno i candidati? Consapevoli che la democrazia ha bisogno di grandi momenti di confronto, il Fatto Quotidiano, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Psichiatria ha elaborato alcuni scenari possibili.

La location.Già si litiga sul luogo che ospiterà il grande confronto tra renzisti e non renzisti Sarebbe ottimo celebrare il congresso in un posto dove il Pd ha vinto qualcosa negli ultimi tre anni, ma vai a trovarlo. Gli zingarettiani vorrebbero la capitale, i renziani preferirebbero Firenze, magari una di quelle vie centrali dove il sindaco Nardella ha vietato lo “stazionamento in piedi” per mangiare il panino. Non si escludono scenari più suggestivi, tipo un rifugio sulle Dolomiti, o addirittura un’isola deserta nel mar dei Sargassi. “Un posto dove nessuno ci conosce sarebbe ideale”, dice un deputato che preferisce restare anonimo. Il vantaggio sarebbe la vendita dei diritti di un nuovo format tv: l’Isola dei Fumosi.

Armi consentite.Sarà in ogni caso un confronto franco e senza infingimenti, per cui è quasi certo il divieto di introdurre armi da fuoco. Si potrà però portare il telefonino, il che autorizza a pensare che le aggressioni non mancheranno. Già è partito sul web un discreto linciaggio di Zingaretti da parte di ultras renziani; si prevede, durante il dibattito, una recrudescenza di accuse: dal furto di bestiame al cannibalismo, chi non si schiera con Renzi avrà la sua dose. Per chi volesse affrontare la discussione con armi analogiche e non digitali, consentite padelle in ghisa, olio bollente e cerbottane con dardi avvelenati.

I candidati.E’ ormai certo che da una parte ci sarà il governatore del Lazio Zingaretti, e dall’altra un pupazzo a caso scelto da Matteo Renzi, che ancora però non ha deciso. Tra i nomi che circolano ci sarebbero Richetti, Bonaccini e Minniti, un Salvini che non ce l’ha fatta. Le linee di pensiero sono però piuttosto chiare: da una parte chi vuole operare una decisa autocritica nel tentativo di recuperare parte degli elettori fuggiti; dall’altra chi accusa della sconfitta gli hacker russi, il meteo, il destino, l’oroscopo di Branko e Maga Magò.

Come si vota. Per tradizione, la conta si farà per alzata di mano. Non stupisce quindi l’accordo della fondazione Open con una grande azienda Biotech di Singapore per produrre entro la data utile un centinaio di delegati con tre braccia.

Sì, ma quando?Per ora il dibattito si concentra sulle date. Prima delle europee ma dopo Roma-Juve, dice qualcuno. Altri rilanciano: il secondo giovedì di marzo dalle 14 alle 14.30. I renziani più intransigenti spingono per aprire il congresso il 18 maggio, data di nascita dello zar Nicola II, un riformista che quei cattivi della sinistra-sinistra non lasciarono lavorare, e poi si è visto com’è andata.

Intrattenimento.Non di sola politica vive il delegato Pd. Al congresso non mancheranno momenti di svago, concerti, proiezioni e persino eventi sportivi. Molto atteso il duello di ketch nel fango tra Carlo Calenda e Michele Emiliano, finora disputatosi solo su twitter.

Lo slogan.Qui le previsioni si fanno difficili. Scartata l’ipotesi di ingaggiare un guru della comunicazione come Jim Messina, la componente renziana sta valutando frasi celebri dei più grandi miti del suo Pantheon: Emmanuel Macron, il senatore repubblicano appena deceduto John McCain, o Sergio Marchionne, l’amico degli operai. Alla fine si opterà per una soluzione più neutra, un semplice hashtag e una frase breve, tipo #Popcorncenèancora?

mer
29
ago 18

L’estate sta finendo, Salvini si riveste. Resta il sapore di mare

fatto290818C’è un certo sollievo nella fine dell’estate: l’afa sparisce, le zanzare se ne vanno, Salvini si riveste. Ma resta sempre qualcosa nell’aria, un sapore, un ricordo, un hashtag. Per esempio la gente torna in città, fa il pieno e paga la benzina come e più di prima, perché il tizio seminudo che aveva promesso come prima cosa di togliere le accise sulla benzina se n’è dimenticato. Così molti fanno il pieno bestemmiando, ma non contro lo smemorato dei selfie, il bevitore di moijto, il divoratore di mozzarelle, il guidatore di moto d’acqua, ma contro “i negri” che ci rubano il lavoro. Mah, sarà perché siamo distratti: stiamo osservando incantati, anche un po’ ipnotizzati, un ministro dell’interno che compare in ogni istante seminudo con le sue domandine: siete d’accordo? Siete come me? Vi piaccio? E’ un circolo vizioso di depressione. Dicono gli esperti di media che Salvini fa così per diffondere il messaggio: “Visto, italiani? Io sono come voi”. E’ così che subentra o scoramento: cazzo, siamo veramente così scemi? Crisi di identità. E anche miopia, perché le statistiche dicono che l’italiano medio non si fa un mese di vacanza ora al mare, ora ai monti, ora in barca, ora a cena, ora con la torta (la torta nella notte della strage di Genova, tra l’altro, tra canti e brindisi felici). Visto?, è come noi! Anzi, pure peggio, il che dovrebbe rassicurare sugli ampi margini di peggioramento dell’italiano medio.

Ora che viene l’autunno e che dovrà rivestirsi, cosa s’inventerà? Mi aspetto da un momento all’altro Salvini che riga la macchina del vicino che gli sta antipatico, che piscia in ascensore, che pesa due pere in meno al supermercato e le aggiunge al sacchetto dopo aver attaccato lo scontrino. Perché? Perché “è come noi”, cioè ci dice indirettamente che siamo delle merde.

Forte coi deboli (177 povericristi sequestrati su una nave) e debole con i forti (i Benetton gli vanno bene, basta che tirino fuori un po’ di soldi), Salvini apre un notevole problema ai suoi alleati di governo, quelli che hanno il 32 per cento e si comportano con lui come se avessero il 17, mentre lui ha il 17 e si comporta come se avesse il 32. I quali alleati di governo, i 5stelle, si affannano nella spasmodica ricerca di qualcosa che riesca a rubargli per un po’ la scena e i riflettori. E’ qui che impazza il dibattito: possibile che dodici milioni di elettori 5stelle siano tutti sdraiati sulla linea Salvini? Possibile che il ministro dell’interno faccia anche il ministro degli esteri, dell’economia, della sanità, dei trasporti e di tutto quanto? Ci vuole ancora molto perché i ministri 5stelle si accorgano che non sono “i negri” che gli rubano il lavoro, ma un ragazzotto a torso nudo che usa le frasi del Duce e lancia una provocazione via l’altra? Come se ne esce?

Ovvio che non può fare tutto questo da solo. Ha una nutrita pattuglia di balilla e piccole italiane che sostengono il suo pensiero debole. Esempio tipico, il vecchio, caro “prendili a casa tua” (sempre i famosi “negri”), con l’aggiunta che in Italia ci sono dieci milioni di poveri (che naturalmente i ritwittatori del tizio desnudo non si sognano nemmeno di “prendere a casa loro”). Così finalmente si scopre a cosa servono gli italiani sotto la soglia di povertà: a giustificare il sequestro di profughi torturati e violentati richiedenti asilo. In compenso, sempre per aiutare i poveri italiani, si propone la flat tax per tagliare le tasse ai milionari. Non fa una piega e chiude il cerchio: si sventolano i poveri per aiutare i ricchi. Quando i 5stelle si accorgeranno che il ragazzotto seminudo gli sta scavando la terra sotto i piedi e se li mangia sarà sempre troppo tardi: una vita passata a dire che uno vale uno e poi ecco che si scopre che il peggiore di tutti vale due, tre, quattro, e tutto al cocuzzaro. Amen