Cause del voto. L’elefante nella stanza che non hanno visto arrivare è Gaza

C’è qualcosa di potentemente lisergico nell’esplosione sui media dei famosi “giovani”, la scoperta che esiste gente che respira, mangia, fa le sue cose e le sue cazzate, e va persino a votare, se gli gira, e vota No. Strana scoperta, visto che da anni e anni non si parla d’altro – i giovani qui, i giovani là – in un range di valutazioni che va da “ebeti con il telefono in mano” a “parassiti senza spina dorsale”. E’ la conferma che una società sana avrebbe bisogno di più giovani e di meno adulti anziani che parlano di giovani senza capirne niente.
E’ comunque divertente osservare il dibattito: a destra si fa collimare “il giovane” che ha votato No con un bolscevico indottrinato, amico dei terroristi e dei musulmani. A sinistra si ragiona su come tenerselo attaccato in vista delle elezioni politiche, blandirlo, o intestarselo direttamente. Pochi si chiedono come sia arrivato questo risveglio, cosa abbia fatto scattare, davanti a una chiamata alle urne, la decisione tignosa del famigerato “giovane”: stavolta ci vado.
Credo che tra le millemila ragioni di scontento di questa variegatissima componente (anche elettorale, e non solo giovanile) della società, ce ne sia una che brucia in particolare, una ferita insanabile, e il suo nome è Gaza. Per quanto un po’ sparita nelle valutazioni politico-sociologico-giornalistiche, seppellita sotto cataste di sfighe generazionali (dal lavoro, al diritto allo studio, alla casa), Gaza è l’elefante nella stanza. Nasconderlo non funziona, parlare di altre guerre imparentate, silenziare, lasciare che il genocidio cuocia a fuoco lento, a bassa intensità, non funziona.
Chi ha vissuto la militanza politica – o almeno la non-indifferenza – sa che c’è quasi sempre qualcosa che ti ci porta, che ti ci spinge, che modifica il tuo modo di vedere le cose e il mondo. Ecco. Per molti di quei misteriosi “giovani” di cui si almanacca tanto, e anche per chi ha deciso di tornare al voto per protesta, Gaza è stato proprio questo. E a volerli vedere, parte di quei giovani, si li poteva incontrare in strada, spesso, negli ultimi due anni e mezzo, nelle grandi città, a manifestare contro il genocidio, nel silenzio generale, a meno che non si rompesse una vetrina. La politica balbettava vergognosamente, o negava, o addirittura sosteneva la barbarie, i media nascondevano e minimizzavano.
C’è dunque un sommovimento di forze difficile da fotografare, da quantificare, da attribuire, che ha probabilmente svariate convinzioni e desideri e bisogni, ma che su una cosa ha tracciato una linea netta: Gaza. Un discrimine fortissimo, che complicherà certi calcoli di appartenenza, che renderà non scontata l’adesione elettorale a questa o quella maggioranza. Chi ha traccheggiato, chi ha negato l’evidenza, chi ha continuato con la filastrocca che “Israele deve difendersi” ammazzando ventimila bambini, deportando a affamando un’intera popolazione, uccidendo indiscriminatamente, non sarà votabile da questa “nuova” componente dell’opinione pubblica; da questa “sorpresa” balzata fuori da un referendum per una riforma costituzionale già impresentabile di suo. C’è una componente dell’elettorato (piccola? media? grande? giovanile? Non ce lo diranno certo i sondaggisti che non l’hanno vista arrivare) che si posizionerà su questo, e che non dimenticherà le ambiguità e i ritardi nella denuncia del genocidio, una cosa che riguarda i media e che riguarda i partiti. E’ qualcosa che va oltre il posizionamento politico, somiglia più a una vera questione morale.
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Gaza è il punto di non ritorno dell’umanità, più dello sterminio degli ebrei durante il nazifascismo. Allora molti poterono dire di intuire ma di non avere la certezza delle atrocità commesse nei campi di concentramento.
Ora invece anche le pietre lo sanno quel che fanno gli ebrei a Gaza
Caro Robecchi, grazie. Mi auguro che tu abbia ragione: tornare a mettere la questione morale come guida è l’unico modo che abbiamo per tornare a poterci guardare nello specchio senza odiarci per non essere riusciti e per continuare a non riuscire a fermare il massacro di un popolo. Via gli opinionisti da salotto tipo “israele unica democrazia”, via i politici e i governanti baciatori del posteriore di trump, complice, connivente e profittatore, via tutti quelli che considerano “propal” il nome di un gruppo eversivo…
L’unico modo per fare pulizia è tornare a far politica sul serio; spero che questa ondata, soprattutto di giovani, sappia tener duro e ricostruire un mondo decente per il loro futuro