Ballottaggio. Il sogno di avere i voti di Vannacci, però senza Vannacci

La legge elettorale è quella cosa di cui si discute animatamente prima delle elezioni per cercare di non perderle. E’ una tradizione italiana, come la pastasciutta e la festa del patrono, perché scandalizzarsi? Il bello della legge elettorale è che viene formulata, studiata e cucita sui sondaggi: a seconda di quello che si pensa voterà la gente, si fabbrica uno strumento apposito per indirizzare il voto dalla parte di chi fa la legge elettorale, cioè il governo. Quindi ogni legge elettorale che uscirà dalle votazioni delle prossime settimane sarà uno strumento della maggioranza per restare al governo, indipendentemente dal voto, o meglio modellando il voto sulle nuove regole.
Ora che il problema per la destra è l’ultradestra, il miglior barbatrucco è quello del ballottaggio: un ragionamento basico ed elementare. Le truppe littorie del generale (ammesso che dopo le manfrine non entri in coalizione) voteranno il generale, e vabbè; e poi, dopo i risultati del primo turno, correranno a votare per la destra perché alla fine penseranno che è meglio Meloni con i suoi famigli che i pericolosi “comunisti” (Ossignùr, ndr). In questo modo, dicono i sostenitori del nuovo marchingegno, si avranno i voti degli arditi di Vannacci senza avere tra i piedi Vannacci, cosa può andare storto?
La faccenda del ballottaggio spunta dalle liti su altre questioni, dopo che la nuova legge elettorale ha fatto morti e feriti sul campo, tra franchi tiratori, preferenze, parità di genere e i famosi cespugli. Un mega-premio per chi prende il 42 per cento, è la sostanza, per poi scoprire che il 42 per cento Meloni non lo prenderà, e allora si propone il ballottaggio se le due coalizioni superano il 40. Ma poi rifanno i conti e decidono che anche il 40 per cento è un obiettivo difficile, con la Lega che conta come il due di picche e Forza Italia in caduta libera, e allora ecco un altro emendamento per fissare il ballottaggio sopra il 38 per cento. Tutto questo nell’attesa che i sondaggi si muovano ancora, come la terra a Pozzuoli, e allora forse si scenderà di nuovo, una rincorsa senza fine che farà delle elezioni una specie di sudoku inestricabile, purché una maggioranza a pezzi, che non ha più la fiducia del paese, riesca a vincere lo stesso.
Una cosa si sa già: metà del Paese non vota, e nulla indica che lo farà la prossima volta, quindi una maggioranza del 38 per cento – poniamo – sarà espressa da una minoranza della metà del corpo elettorale, il che significa un Parlamento eletto da una relativamente piccola élite di italiani, con un oggettivo restringimento dell’idea di democrazia.Si aggiunga al polpettone un ingrediente che dà sapore: il partito che spera nel pareggio, un’élite nell’élite, che ha il sogno dichiarato che non vinca nessuno per essere chiamata, insieme a qualche Draghi di turno, se non addirittura il Draghi vero, a salvare la baracca dall’alto delle sue indiscutibili eccellenze, tipo Calenda, per intenderci. Di solito, sono i più accesi sostenitori del riarmo, quelli che un giorno sì e l’altro pure seminano paura e timore di essere invasi da chissà chi pur di comprare bombe e missili. Gli stessi che mettono in guardia: occhio che le elezioni saranno disturbate dalla guerra ibrida, da qualche direttore d’orchestra russo, o dai famosi hacker su Tik Tok. Immagino che gli italiani siano molto appassionati da queste questioni, che non pensino ad altro, magari per distrarsi con qualcosa di divertente mentre fanno la spesa a prezzo newyorkesi, ma con stipendi italiani.
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Siamo nella merda fino al collo; per la sinistra urge tenere la testa alta come suggeriva Dario Fo; per ovvie ragioni mi pare.
Ottimo articolo. Grazie, Robecchi!
Basterebbe applicare la Costituzione: voto libero personale, segreto e UGUALE (ogni voto ha lo stesso valore) cioè con il proporzionale: si vota il partito e il candidato, dopo le elezioni si fanno gli accordi di governo a seconda dei risultati. Ma così non si potrebbero fare inciuci e accordi sottobanco preventivi e forse anche molti tornerebbero a votare sentendo di poter davvero influire e, non si sa mai, magari voterebbero usando la testa e il loro vero interesse. E questo non deve succedere: meglio pochi voti sicuri dei fedelissimi!