Milano. Il luna park per milionari dell’urbanistica che scaccia i poveri

Siccome ora sono tutti critici con il “modello Milano”, anche e soprattutto quelli che l’hanno incensato, sostenuto, ammirato, la tentazione diabolica dell’”Io l’avevo detto” preme come un rigurgito rabbioso. Ma sì, qualcuno l’aveva detto, l’aveva scritto, l’aveva raccontato, ma la narrazione ufficiale era più forte. Milano moderna, Milano glamour, efficiente, lo sviluppo, la rigenerazione, insomma tutte le cose che nella neolingua hanno creato l’avamposto nazionale della guerra ai poveri per via urbanistica. Milano, appunto.
Prima i proletari – ma chi se ne frega dei proletari? – poi l’ex ceto medio impoverito, l’espulsione dei meno abbienti da una città privatizzata è stata venduta per anni come “sviluppo”, parola magica. Milano abbonava miliardi ai costruttori, oliava i loro affari, incoraggiava e autorizzava le loro speculazioni, e intanto sforbiciava il resto, le piscine chiuse o privatizzate, i centri sportivi fermi, i servizi tagliati, le migliaia di alloggi popolari tenuti sfitti e vuoti. I soldi che non ci sono, che era il mantra del sindaco Sala, mentre i soldi giravano che è un piacere, ma sempre nelle stesse tasche. Le tasche di gente (quel Catella profeta della speculazione milanese) che ha licenza di far tutto, compreso perculare chi non ci sta: “Se a Milano i prezzi sono alti, che andassero a vivere a Genova”. Insomma, via, fuori dai coglioni chi non può permettersi Milano, e se lavora a Milano che faccia il pendolare.
Di questo disegno, realizzato con tignosa continuità sull’asse Albertini-Moratti-Pisapia-Sala, non interessano tanto le ricadute giudiziarie, quanto la sostanza politica, e cioè il grande paraculissimo alibi liberista che rendendo molto ricchi i ricchi qualche briciola possa cadere dal tavolo e aiutare anche gli altri. Cosa che il “modello Milano” smentisce nei fatti: ricchi più ricchi e sfigati più sfigati, realtà certificata, ormai sfollati dalla città verso le periferie, poi l’hinterland, poi la provincia, quando va bene.
E ancor più del progetto sociale – disegnare una città sulle esigenze della speculazione e non sui bisogni dei cittadini – mette vergogna il disegno culturale, la copertura ideologica, per così dire, venuta dalle élite travestite da sinistra intellettuale, il paradigma dell’ecologia per milionari (il bosco verticale), l’aumento delle metrature, i rendering pieni di verde che poi non trovi più nella realtà costruita, con continuo consumo di suolo, di affari, di “riqualificazioni”. Una compagnia di affaristi, insomma, con l’intellighenzia sedicente progressista che partecipa al banchetto, anzi, lo disegna, letteralmente.
E la “sinistra” (ossignur, ndr) ad annuire, una “sinistra” complice e implicata, non solo politicamente, ma proprio intimamente, culturalmente complice del cinepanettone di mattoni e milioni chiamato “modello Milano”.
E a chi si porta avanti col lavoro, e si chiede “E ora?”, non resta che la desolazione. Non sarà il Pd milanese (quello che sfilava il 25 aprile vestito di blu inneggiando a Coco Chanel), non sarà l’architetto Boeri che reclama permessi e affari per imprenditori a caccia di profitti, e che poi disegna la panchina di design “per chi non ha casa” e la presenta al salone del mobile, non sarà il sindaco, che ha fatto da passacarte e garante di un modello classista e che ha fatto della città di Milano una specie di luna park per ricchi. Gli altri, cazzi loro, vadano a vivere a Genova, ma vengano a lavorare qui, perché servono un sacco di poveri per far funzionare una città di ricchi.
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La “sinistra” un par di balle. IL CENTROSINISTRA (la sinistra era con Mariani, a farsi sbeffeggiare da quelli che “bisogna stare uniti contro la destra”, anche se poi le politiche di destra le fanno loro).
Beh, non è che ha chiuso tutti gli impianti sportivi… quelli per il padel sono nati su un parco pubblico, chissà come hanno avuto l’autorizzazione!
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Sono daccordo in tutto,, hanno svuotato la storia e la cultura di Milano,, fatto da un tessuto sociale povero, di operai e bottegai giostrai tranvieri,in quelle case fatiscenti,cerano delle storie di ogni genere, erano delle piccole comunita,, con siciliani pugliesi e veneti, che convivevano si rispettavano, e si aiutavano, perche c’era un collante,,,la POVERTÀ,, e le varesine le giostre i pesciolini rossi, i fru fru vinti con la carabina, le autoscontro,, le montagne russe, erano i nostri divertimenti,, dove, socializzavi e facevi nuove amicizie,, specialmente la domenica, e chi era bravo si faceva la fidanzata,, ma alle 21 si spegneva tutto, e si tornava a casa,, contenti e felici, poi c’erano i cinema di terza classe, che costavano meno,, certamente che tra tante persone c’era chi faceva affari con la malavita piccoli furti, contrabbando di sigarette e la prostituzione,, tutto questo era trasparente e tutto sotto controllo, Ora ci sono tanti grattacieli quasi tutti uffici, brutti da vedere, non hanno niente di sociale anzi guardandoli di sera fan paura tutto spento, e affari che nessuno vede con fiumi di cocaina che transitano dai locali della movida di corso como a questi mostri edilizi, e malavita drangheta Mafia, E poi sento dire che tutti questo cambiamento è stato utile, è più gradito,, certamente solo chi fa lavori illeciti possono comprare queste case,, non c’è un povero, tante ragazze che si prostituiscono a somme elevate tra droga e champagne . Gli operai, sono stati cacciati via ! Perché ci hanno cacciati nelle periferie, perché noi degradiamo queste zone. senza fare un piano abitativo per chi si è trovato per strada,, non è mai stato speso una lira per il sociale.!!!! Maledetti Pisapia e Sala amici della mafia edilizia, a tutto questa distruzione della storia, per fare una Milano come Manhattan,, le case popolari ci sono tante e sfitte!! Mia madre abita in via anfossi 44 nella sua scala ci sono 4 appartamenti vuoti da anni, mi chiedo perché non le danne a chi ne ha bisogno!!! Mi sembra un sogno il mio racconto,, ma come rimpiango gli anni delle varesine
Il PD non è nemmeno centrosinistra ma solo la vecchia DC. Sala era il city manager della giunta Moratti e con expo ha combinato disastri che lo hanno portato alla candidatura di sindaco