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Due o tre cosette “greche” per quando passerà la sbronza di ouzo e di retsina

lunedì, 26 Gennaio 2015

Due o tre cosette al volo, e a caldo, sulla nottata greca e sulle sue ricadute italiane.
E’ presto per dire degli effetti immediati e a medio termine, i mercati, la Germania eccetera, eccetera. Si può ipotizzare che d’ora in avanti qualunque disastro (crollo delle Borse, terremoti, pestilenze, carestie) verrà imputato all’improvvida vittoria di Syriza in Grecia, per esempio. La divertente pratica di chiamare la formazione di Tsipras “sinistra estrema” invece di “sinistra” tout court la dice lunga sulla volontà di creare il “cattivo” dentro l’Europa (ne avevo scritto qui, qualche settimana fa). Oppure, altro scenario possibile, Syriza otterrà qualche risultato nelle sue trattative con l’Europa, e allora spunterà chi approfitterà delle lotte degli altri e si attribuirà qualche merito. Alcuni esponenti renziani di stretta osservanza hanno già cominciato, chi semplicemente applaudendo (bizzarro, visto che le proposte sociali di Tsipras sono agli antipodi delle loro), chi invece cercando in qualche modo di appropriarsi di una fettina del malloppo, che non si sa mai.

E vabbé, consolidi… Facile rispondere che sarebbe una ben strana convergenza, confrontando i programmi e pensando che Syriza si propone una netta redistribuzione della ricchezza, mentre qui si vota in Consiglio dei Ministri di fare uno sconto a chi froda il fisco. Ma la vittoria gli piace tanto e li acceca, così amano mettere il cappello anche su quelle degli altri.

E tralascio, per carità di patria, le risibili congratulazioni di certa destra, da Salvini a Meloni, a (parlandone da vivo) Alemanno. Lasciamo perdere.
Usi strumentali della vittoria di Syriza erano del resto nell’aria a spoglio non ancora finito, come il caso di chi, commentando la larga maggioranza ottenuta da Syriza con il 36,4 per cento se ne serviva per benedire la legge elettorale di Renzi e Berlusconi, quella che esce dritta dritta – per ammissione di entrambi – dal patto del Nazareno. Suggestiva lettura subito abbracciata dai piani alti della comunicazione renziana, che non a caso applaudiva estasiata.

Ragionamento assai forzato (in Grecia c’è il proporzionale, ci sono le preferenze, il premio elettorale non garantisce la maggioranza assoluta in Parlamento ecc ecc, insomma mele con pere), ma funzionale e quindi…

Insomma, la disputa ci sarà e sarà complessa, e si comincerà probabilmente dalle alleanze che Syriza dovrà tessere in Grecia (la maggioranza assoluta non c’è per un paio di seggi) e dalle trattative con l’Europa per il ridisegno del debito greco.
Come si vede, per ora dominano gli effetti collaterali e per vedere la sostanza ci vorrà qualche tempo: non essendo mago né fine analista, preferirei aspettare. La speranza è che il vento greco (e magari domani quello spagnolo) spostino un po’ a sinistra l’asse europeo (ristrutturazione del debito, revisione dei trattati, più – e non meno – welfare). Vedremo.
Ma qualche cosetta sulla sinistra nostra, povera bestia, si può lo stesso dire. Forse gli unici che hanno diritto di esultare per la vittoria di Syriza sono quelli che alle europee, anche turandosi il naso in vari modi e consapevoli di votare per una presenza di testimonianza (parlo dell’Italia) votarono la lista Tsipras (vedi qui, per clima e motivazioni dell’epoca).
Ma ancora non ci siamo. Pare che oggi a sinistra si parli solo e unicamente di come smarcarsi dal centrismo imperante, di come rompere i patti tra Renzi e Berlusconi avvinti nelle loro “profonde sintonie” tra gli scroscianti applaudi della destra ideologica (penso a Ferrara, per dire). Oppure che si discuta di leadership e di nomi. Di tessere. O ancora che si attenda uno strappo nel Pd. Con tutto il rispetto per i singoli (Civati arriva o no? E Vendola? E la doppia tessera? E Cofferati? E se ci troviamo tra i piedi i vecchi leader decotti? E i violenti? E quelli con la barba? E Dio, cheppalle!).

Mi scuso con tutti, ancora ebbri di retsina e di ouzo, ma vorrei calmare gli animi: non è la prima volta che ci entusiasmiamo delle vittorie degli altri (ah, Zapatero!) continuando allegramente a perdere in casa. Se può servire una battuta, direi che la migliore è quella di Gianmarco Bachi:

E dunque suggerirei alla sinistra italiana, ieri sera così vivace e burbanzosa e sarcastica (ma sì, l’ho fatto anch’io…) di guardare un po’ più in là di un nome che vince. Di capire per esempio come ha fatto Syriza a diventare popolare senza troppe furbizie e senza somigliare a quelli che voleva battere. Di come parla di welfare. Di come abbia allestito in Grecia oltre 400 centri per l’erogazione di alcuni servizi sociali falcidiati dalle politiche economiche della Troika, di come, in soldoni, sia stato possibile conseguire sul campo un simile successo, senza farsi intimorire da accuse che qui suonano come condanne (“ideologico”, “conservatore”, “antico”, stupidaggini). Di capire insomma come fare di quell’essere “sinistra” una pratica di lavoro, di costruzione e di lotta e non solo una teoria. E non solo una scenografia per nostalgici (ma nostalgici de che? Qui una sinistra al governo non c’è mai stata…), quanto piuttosto un progetto più ampio.
C’è già chi lo dice, naturalmente, e meno male. E credo che lo pensino in tanti, più di quanto le percentuali dei sondaggi facciano intendere.

E quindi sì, viva Syriza e viva Podemos (lo so, lo so, cose diverse…), bene, bello, bravi. Una sinistra al governo in Europa, una sinistra anticapitalista che non a caso viene chiamata, per esorcizzarla, "estrema" e che non è estrema per niente, sarà interessante vederla all’opera, sempre pensando che qui le diseguaglianze sono aumentate e aumentano ancora.  E quando abbiamo finito di festeggiare, quindi, qui c’è da lavorare un bel po’.
Ma parecchio.

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