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Quando John Steinbeck lavorava all’Electrolux

martedì, 28 Gennaio 2014

Bene. Il sito di pagina99 è partito. Mi sembra bello, ma naturalmente è una cosa che potete controllare da voi andandoci a fare un giro. A breve (qualche giorno) uscirà anche il quotidiano. Di carta. In edicola. La mia rubrichetta si chiama Piede Libero. Quella di oggi la metto qui.

Electrolux, 1939
Avrei voluto scrivere sulla proposta della multinazionale Electrolux ai lavoratori dei suoi stabilimenti italiani, cioè vivere in Italia ma prendere stipendi polacchi (e perché non direttamente cinesi?). Però mi sono accorto che qualcuno aveva già scritto sull’argomento. Dunque, cedo volentieri a lui il mio spazietto. “Dove c’è lavoro per uno, accorrono in cento. Se quell’uno guadagna trenta cents, io mi contento di venticinque. Se quello ne prende venticinque, io lo faccio per venti. No, prendete me, io ho fame, posso farlo per quindici. Io ho bambini, ho bambini che han fame! Io lavoro per niente; per il solo mantenimento. (…) E le paghe continuano a calare, e i prezzi restano invariati. Così tra poco riavremo finalmente la schiavitù”.
(John Steinbeck, Furore, 1939)

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