Pd: nuove figure professionali, i “cercatori” di segretari
Traghettatori, esploratori, sondatori. Ha creato più figure professionali il Pd in due settimane che la Bocconi in dieci anni. Il traghettatore dovrebbe portare il partito dal disastro Bersani verso nuovi lidi. Tipo Caronte, insomma, per gli ottimisti che sanno vedere la bara mezza piena. L’esploratore dovrebbe aggirarsi nella giungla delle correnti cercando un misterioso animale capace di sopravvivere in condizioni estreme (cattolici, sinistra, renziani e altri ecosistemi ostili). Quanto ai sondatori, si sa: è gente che va in giro alla disperata ricerca di qualcuno che voglia fare il segretario del Pd da qui al Congresso.
Hanno provato con l’elenco del telefono e, arrivati alla lettera L, raccolti alcuni milioni di “No, grazie” e “Avete sbagliato numero, io sono di sinistra”, pensano ora di passare ai citofoni, ma potrebbe essere rischioso.
Non resta che l’ultima ratio: l’inserzione. Ma anche qui il Pd si divide. La prima stesura (stilata da esponenti dell’area bersaniana) recitava: “AAA, primario partito progressista offre ruolo di primo piano. Contratto a tempo. Benefits. Telefonare ore pasti”. Bello. Efficace. Ma i veltroniani hanno fatto notare che quel “primario” sembra un po’ esagerato. Sulla parola “progressista” ha avuto da ridire la corrente renziana, che considera il termine obsoleto e démodé: “Non si potrebbe scrivere invece “primary cool company?”. Filippo Penati, ha telefonato in sede dopo lunga assenza per chiedere “Quali benefits?”. Civati, leggermente critico, ha approvato l’annuncio, ma ha chiesto di aggiungere la frase “twittare ore pasti”, più moderna.
Viste le divisioni interne, la direzione ha deciso di compiere un nuovo sforzo organizzativo: un sondatore che interroghi la base sulla presenza di un esploratore che cerchi un traghettatore che porti in barca al Largo del Nazareno chiunque sappia scrivere un annuncio che accontenti tutti. Ad oggi, i candidati sono tre: Onofrio Gigliotti, carpentiere di Arezzo, Frida Colantuono, casalinga di Napoli e Otello Fierini, disoccupato di Sondrio. I tre formeranno una commissione, ma manca l’accordo su chi dovrà presiederla. Il Fatto Quotidiano è comunque entrato in possesso della prima bozza dell’annuncio, che recita così: “Aiuto! Ci serve urgentemente un segretario finto per arrivare vivi a votare il segretario vero!”. Il messaggio, sigillato in una bottiglia, verrà gettato in mare appena si troverà un accordo: per ora il partito è diviso tra la spiaggia di Ostia e il porto di Civitavecchia.
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Evidentemente si cerca un prestanome. Come fanno per esempio alcune grandi imprese che svolgono attività finanziare trasparenti come il paciugo delle paludi. Di solito il prestanone viene dalla galera oppure prima o poi ci entra. Pagato bene, corre il rischio. Il PD si trova in questa situazione. Perfino Renzi, rampicatore logorroico e di facile impatto midiatico, si è tirato indietro. Ho già dato… Penso che pensi… Un PD dove sono tutti nominati l’unico eletto alle primarie con oltre 3 milioni di voti è stato messo in condizioni di dare le dimissioni. Le sue intenzioni mi sembrano a questo punto abbastanza chiare: ritorno in auge della DC. In Parlamento, poi, dove la nullità assoluta del grillismo porta a discutere delle loro diarie e basta, si aspettano gli eventi e le decisioni del Cavaliere. Tutto il resto, IMU compresa, non conta assolutamente nulla per gli interessi di quella gente nominata a fantasia dirigenziale. Della legge elettorale, nemmeno l’ombra. Ora c’è la protesta bresciana contro “sentenze” che tiene banco.
Democristiano capo del Governo delle larghe intese, socialista capo del partito rosso per eccellenza… E’ questo il rinnovamento?… E’ questo il “Signori, si cambia!”?… A questo tragico loop storico si aggiungono partiti insignificanti per il bene generale di tutta la Nazione, come la Lega Nord ed il m5s, i quali non vogliono offrire spiragli di cambiamento se non per interessi assolutamente di parte o per alimentare un’assurda utopia ideologica. Mi domando cosa potremmo mai aspetarci dal futuro noi, popolo bue delle larghe intese degli altri. E soprattutto quali prospettive di benessere sono all’orizzonte per i nostri giovani che devono affrontare una disoccupazione al limite del 40%? Tanto per dire, si possono creare posti di lavoro in tanti modi, come per esempio rimettere i bigliettai sui mezzi pubblici… Perché no? Il lavoro favorisce il consumo e quest’ultimo produce benessere e tranquillità, ma soprattutto aumenta le risorse per le casse dello stato con le tasse giuste e il ridimensionamento delle necessità di assistenza. Oppure, se proprio non si può fare nulla contro la delocalizzazione delle industrie nate e prosperate in Italia col contributo di tutti, si lascino pure andare via i cd “imprenditori”, ma da soli a rincominciare da capo il loro “lavoro” in altri Paesi, se ne saranno capaci. E’ comodo usare il made in Italy e poi produrre in paesi dove esiste lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. La loro industria deve rimanere da noi, perché è in buona parte anche nostra. E infine, è proprio davvero così difficile imporre un prezziario a tutti i fornitori dello Stato? Sarebbe la volta buona che in Italia le tanto nominate siringhe avrebbero lo stesso prezzo in ogni angolo della Nazione.
traghettate…traghettate pure ( da una finta psudo sinistra alle amorevoli braccia del piduista di Arcore).
sempre più felice di aver dato il mio voto ai 5S
Allora, con tutto il rispetto.
Io sono democratica, e compagnia bella.
Sì, sì, il rispetto perle opinioni altrui e balle varie.
Ma ve lo devo dire.
A questo punto non conosco elettore più sprovveduto di chi vota piddì.
L’elettore piddì merita una secchiata d’acqua gelida con qualcuno che finalmente gli urli SVEGLIAAA
Il problema non è più il piddì, o cosa farà il piddì, o chi sarà il segretario del piddì. Il problema è chi si ostina a voler cavar fuori sangue dalle rape e a votarlo.