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Fornero’s family, grandi domande e piccole risposte… eccomi qui (continua?)

mercoledì, 8 Febbraio 2012

Capita che qualche post più di altri, che qualche pezzo più di altri sollevi un po’ più polvere di altri… dunque capita di dover rispondere, e non mi sottraggo. In più, la citazione di ieri sul Corriere della Sera (pag 15, e qui), ha reso il mio pezzullo sulla figlia della signora Fornero un po’… popolare (si dice così?), e dunque mi sembra il caso di non sottrarmi alle critiche (che potete leggere nei commenti al post sulla questione, cioè qui). Dunque, un po’ d’ordine. Io non dico assolutamente che la signora Silvia Deaglio, a cui va la mia stima, diciamo così di default (non la conosco), non meriti gli incarichi che ha. Per talento, per volontà, per studi e voglia di studiare. Non mi permetterei mai. Io dico semplicemente che in un paese "ereditario", dove quasi sempre le classi più agiate godono di un indiscutibile premio di maggioranza (studi, migliori, scuole migliori, cognomi importanti, ecc, ecc.) la figlia che insegna nella stessa università del padre e della madre fotografa bene la situazione. Ogni giorno vediamo in tivù, sui media, sui social network e altrove lavoratori della cultura e della conoscenza penalizzati. Da concorsi truffa, nepotismo, blocco delle assunzioni, mobbing più o meno evidenti. Questo rende forse più irritante del dovuto tutta la faccenda. Quindi la signora Silvia Deaglio in sé (come persona) non c’entra nulla. Epperò c’entra in quanto simbolo di una classe dirigente che chissà come se la cava sempre, e predica sacrifici per tutti (tutti gli altri, s’intende). A Cecilia, invece, va una risposta più sincera e personale. No. Il problema non è né il populismo né il più pulito c’ha la rogna. Ma – cazzo, scusate il francesismo – pensare un Paese dove il ministro del lavoro sia mai stato in una fabbrica pare brutto? Qualcuno che si occupa di precariato che sia mai stato precario, insicuro, impaurito dal futuro pare brutto? Il professor Monti ha cambiato tanti lavori, certo, sempre passando da un posto ipergarantito all’altro: sarà la persona giusta per discettare della "monotonia" della vita altrui? Sì, lo so, anch’io non amo i personalismi, non mi piace attaccare le persone. Ma quando si chiede a un genitore di mantenere i figli finché trovano un lavoro (22? 25? 30 anni?) e nel frattempo si teorizza che il suo articolo 18 è un malsano privilegio, non è un personalismo anche quello? E quando l’unico welfare nel paese che funziona è la cara, vecchia, decrepita famiglia, si possono sbertucciare i giovani (cfr. il ministro Cancellieri) perché vogliono vivere vicino a mamma e papà? La signora ministra dell’interno ha mai provato a pagare un affitto di 1.000 euro guadagnandone 800 se va bene? (e non dico comprar casa o fare figli… sacrilegio)! Insomma, di che stiamo parlando? Che agevolare i licenziamenti non è una "questione personale", mentre parlare di tre persone della stessa famiglia che lavorano (posto fisso) nella stessa università lo è? Mentre scrivo queste righe arriva un altro commento: Fornero è figlia di un operaio. Bene, peggio mi sento. E chiudo con una domanda. Fornero figlia di un operaio negli anni 50 ha potuto diventare quello che è. C’era un grande Pci, i sindacati forti, l’autunno caldo, lo statuto dei lavoratori, wow, che lusso, visto oggi! Se Fornero fosse figlia di un operaio negli anni ’90 o 2000, o 2010, potrebbe sperare altrettanto? Se guardate nel profondo del vostro cuore vi risponderete che no, non potrebbe. Perché la lotta di classe esiste, gente, e la stanno vincendo loro. Segue dibattito. Mah!

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