Per pagina99, Piede Libero di oggi. Poco, maledetto e gratis: il lavoro all’Expo
Settantamila posti di lavoro. Correva il 2012 quando la società Expo sbandierava le sue previsioni occupazionali sull’evento. Ventimila posti di lavoro, diceva la Cgil, più realista. Ora la Camera del Lavoro di Milano diffonde le cifre ufficiali ad oggi: 4.185 lavoratori assunti espressamente per Expo, di cui molti a tempo determinato (42 per cento), parecchi a collaborazione (17 per cento), e un po’ a tempo indeterminato (quasi 29 per cento, quasi tutti nell’edilizia). Difficile che si arriverà a novemila assunzioni, ultima prudentissima stima. La “grande occasione”, dunque, è piuttosto piccola. Sul lavoro gratuito, invece, un vero boom: almeno diecimila volontari che potranno (testuale) “vedere i sorrisi dal vivo e parlare con persone da tutto il mondo”. Insomma, l’Expo produrrà pochi posti di lavoro pagati in euro, ma molti lavoratori pagati con un sorriso, una moneta bellissima, che però non viene accettata da negozianti, padroni di casa e sportelli delle Poste. Peccato.
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secondo me queste percentuali sono rappresentative del mercato del lavoro in tutta Italia (potevano chiamarlo Expo act) e comunque quando vedo diecimila persone che vanno contente a lavorare gratis penso ai danni dell’ideologia (della sinistra di rinnovamento, ovviamente) della proattività, della collaborazione tra impresa e lavoratore e di tutte le altre idiozie per cui lavori aggratis per il padrone
Mi vengono in mente gli anni del dopo guerra quando fra la gente comune andava per la maggiore il detto bolognese: “Avàir una miséria cla fa i cinén” (Avere una miseria che fa i bambini)… Quando per esempio alla domenica i bambini del popolo si fermavano con l’acquolina in bocca davanti alle gelaterie più in voga di Bologna per guardare i signori mangiare il gelato. Quando i loro papà si divertivano contando le “topolino” che transitavano sui viali o commentando le difficoltà che molte auto del tempo incontravano nell’affrontare salite durissime come quella detta della “curva delle orfanelle” che si trova sulla strada che porta al Santuario di San Luca. Quamdo le loro mamme per racimolare qualche spicciolo utilizzavano il tempo libero preparando le creme che poi le gelaterie di cui sopra trasformavano in gustosissimi gelati… Insomma, proprio non è cambiato nulla? Il popolo deve sempre accontentarsi di un sorriso? Aveva fatto progressi, sudatissimi, ma forse ha davvero esagerato. E’ per questo che l’attuale politica nominata, lontana anni luce dai bisogni del popolo, sforna leggi che distruggono le conquiste dei nostri padri?… Ivi compresa la nostra Costituzione? So ben io dove starebbe bene il jobs act!… I politici non hanno nemmeno più il pudore di chiamare in italiano le loro cavolate che cambiano tragicamente la vita della povera gente, approvate peraltro da parte di alcuni di loro per la solita ignobile e antidemocratica disciplina di partito, nonostante le loro accurate manifestazioni precedenti di falsi pudori. Sfido io che non vogliono le preferenze… Il potere economico senza scrupoli fa prima e risparmia pure quando potenzialmente decidesse di corrompere il solo politico che ha il potere di nominare anziché tutti gli eletti direttamente dal popolo. I nominati, si sa, ubbidiscono per default. E’ molto più semplice del voto di scambio… Scusatemi il lunghissimo sfogo, ma gli ultimi avvenimenti mi hanno davvero disgustato!…
Il lato idilliaco ed angelico del capitalismo lombardo : pagare i lavoratori con il sorriso dei clienti. Naturalmente i clienti sorridono gratis.
Un sorriso non costa niente ! nulla di piu’ vero