Umberto Carnera, il pugile suonato che ha governato l’Italia
Vecchia questione da risolvere una volta per tutte. Un tizio cade in un fosso. Si ride, e questo è umorismo. Oppure. Il tizio che cade nel fosso è una specie di guru, o santone, o dittatore che ha sempre negato l’esistenza dei fossi e ha trattato come coglioni chi ci credeva. Si ride di più, e questa è satira. Ecco. Tutta la recente e recentissima letteratura (cioè i giornali) sulla Lega presa con le mani nel sacco riguarda questo: il bastonatore bastonato, il moralista immorale, il puritano con le braghe calate. Insomma, quelli di “Roma ladrona” che fanno i ladroni anche loro. Ai piani alti. Di più: a casa del capo supremo, e non è un modo di dire. Home sweet home.
Gemonio, interno giorno. La famiglia, quella che sulla cartelletta nella cassaforte del tesoriere Francesco Belsito (“Tombolotto”) si chiamava The Family. Tutta una barzelletta. Lui, il capo supremo, mollato dalla prima moglie perché usciva con la valigetta dicendo che faceva il medico e invece andava al bar. Dottore, figurarsi. L’Umberto, quello che cantava “dentro nei dischi” (cfr: Jannacci) col nome di Donato. Poi agitatore e arruffapopolo. Lei, la Manuela, coi suoi libri esoterici, magia, astrologia, mesmerismo e chissà che altro. Un figlio, Riccardo, che corre in macchina (Porsche, debiti, eccetera, paga il partito); un altro, Renzo, che tutta la vita resterà il Trota, col suo diploma farlocco, uno che conta sulle fette di salame che il papà si appone, padanamente, sugli occhi. Gli fa vedere il libretto dell’università, ma tu pensa, e quello crede che il suo Trota (origine del termine: un delfino, ma pirla) abbia fatto l’interprete tra Silvio e la Clinton. Fantascienza. Un altro pargolo, Roberto Libertà, che tira gavettoni di candeggina ai comunisti, e poi il più piccolo, innocente e dunque tacciamo, ma si chiama Sirio Eridanio, e vorrà pur dire qualcosa. Vicina di casa, la Rosi Mauro, detta “la nera”, detta “la badante”. Posta dalla Manuela (siamo in pieno romanzo popolare, Liala dopo il quinto gin tonic) a guardia del bigoncio, inteso come Bossi Umberto. Lo guida, lo accompagna, lo bada, appunto. Sarebbe la vicepresidente del Senato della Repubblica, per dire. Una col sindacato che pompa soldi del partito, per quanto gli iscritti al Sin.Pa. siano meno dei pakistani biondi. Una con l’”amico” un po’ poliziotto un po’ cantante (unica canzone nota, “Kooly noody”, che si legge “culi nudi”, comunque, esprit de finesse), conosciuto quando faceva la scorta a Umberto e ora anche lui con contrattino al Senato-della-Repubblica-Italiana-l’Italia-chiamò! E vabbuò. Questo lo scenario. Tutti intenti, tra le altre cosucce, a comprar diplomi e lauree con soldi del partito (oltre 350 mila euro) proprio loro, fieri delle canottiere working class e orgogliosi dell’ignoranza popolare, usi a calpestar congiuntivi – e purtroppo non tacendo.
Umberto Carnera
E la difesa è peggio dell’accusa. L’Umberto non sapeva, l’Umberto era raggirato, tenuto in ostaggio dal cerchio magico degli adepti pilotati dalla Manuela, questa Yoko Ono del Carroccio, diciamo. E dunque scelga il suddito se è meglio un capo che traffica con cinica furbizia ladresca (à la Bettino, per capirci), o uno che non sa, non vede, non annusa, non intuisce. Quella dei difensori più strenui è la difesa dei disperati: una specie di “ci appelliamo all’infermità mentale”. Con il che si ammetterebbe, però, che negli ultimi otto anni (2004-2012) la politica italiana è stata in mano (anche) a una specie di minus habens, un pugile suonato buono per la propaganda. Umberto Carnera, ecco. Le cene del lunedì ad Arcore, le sacre alleanze, le sparate propagandistiche, il dito medio, le pernacchie, i pugni vibrati nell’aria. Ma anche: i respingimenti in mare, il pacchetto sicurezza, il reato incivile di clandestinità, e altre nefandezze parafasciste. Tutto in mano a uno che ora – ci vorrebbero far credere – non sapeva, non vedeva, non sentiva. Tre scimmiette in una, insomma. Ma circondata, la scimmietta, da furbetti di tre cotte. Il tesoriere che investe in Tanzania, qualche mefitico odor di ‘ndrangheta che sa di riciclaggio, la segretaria (“fedelissima”, ahahah) che consiglia di metter via pezze d’appoggio per quando il gioco si farà duro. Quelli che “abbiamo una banca” (Credieuronord) che però fallisce di brutto, e allora viva il Fiorani e il Fazio che gli salvano il culo. E il villaggio padano in Croazia, fallito pure quello. E altre anime belle, come il Castelli Roberto (fu ministro della giustizia, financo), uno che doveva controllare i bilanci, occhiuto verificatore, ma che alla stampa guaisce: “Belsito non mi faceva vedere i conti”. Ammazza, che guardiano del faro!
Sul territorio
E poi, altra leggenda padana, la buona amministrazione. Perché il ritornello, ora che la diga frana e tutto travolge, è che “amministrano bene sul territorio”. Altra clamorosa scemenza che è lì da vedere. Come per il sesso, che più se ne parla e meno se ne fa, il territorio: stessa cosa. Con ‘sta parola che ricorre come un mantra, il territorio, il territorio. E poi vallo a vedere sto territorio padano, cemento dappertutto, capannoni come se piovesse. E quando piove davvero, poi, fiumi che escono il libera uscita, argini sopra il livello delle strade, case diventate villette e poi ville – attenti al cane, nel senso attenti a non investirlo col Suv – e laboratori diventati fabbrichette, e poi fabbriche, e poi fabbriconi. Il famoso territorio che da una ventina d’anni questi campioni governano, sì, ma come? Battezzando in padano i nomi dei paesi, sai che riforma. O inventandosi la parata medievale in posti che nemmeno esistevano non dico nel Trecento, ma nemmeno cinquanta o sessanta anni fa.
Barbari ripugnanti
Ora che l’inganno si svela, un po’ di luce appare. Primo raggio di sole: ma il padano vero, il nordico laborioso, il lombardo un po’ calvinista con la sua etica del lavoro, cosa diavolo c’entra con questa marmaglia traffichina? Con le lauree comprate, coi macchinoni pagati dal partito, col gigolò che gorgheggia “Kooly noody”, con la scorta di undici ceffi che protegge (ma non da se stesso) il Trota? Non era dunque un esproprio quello perpetrato da questi magliari, esproprio ai danni di un’etnìa (?) intera che al 20, al 30 per cento ci è pure cascata? E ancora, per restare alla luce che emerge dalle tenebre leghiste, oltre alla beffa di figurare ladroni dopo aver gridato ladroni a tutti gli altri, cos’hanno prodotto ‘sti campioni della pulizia etnica? Federalismo? Zero. Indipendenza? Peggio che andar di notte. Meno tasse? Figurarsi! Più decentramento? Manco per sogno. Insomma, il bilancio è sottozero, e in più si aggiunge a mo’ di ciliegina, la storica figura di merda.
E non stupisce trovare tra gli orfanelli della Lega i grandi commentatori. I grandi esperti, e osservatori, e politologi, e strateghi della stampa che conta, che piangono la dipartita di questa forza “vitale e innovativa” che avrebbe dato al nord del Paese un’identità. Incredibile. Come se posti che hanno prodotto Gadda, Montale, Olivetti, Fo e altri geni lombardi, avesse bisogno, per farsi un’identità, di un Calderoli, di un Borghezio. Il mondo alla rovescia.
Ecco, a loro, anche a loro, la Lega mancherà. E infatti già ne auspicano la rinascita. Magari attraverso quel Bobo Maroni che si propone come il nuovo, ma che per accreditarsi ai militanti deve ricordarsi vecchio, accanto al capo deposto mentre imbrattava muri e incollava manifesti. Leghista di nuovo conio, “ma anche” (direbbe Veltroni) della prima ora, moderno ma anche antico, bossiano ma anche no. Ministro dell’Interno capace di autoincensarsi ad ogni arresto di boss, ma incapace di sentir odore di marcio in casa. Insomma, a dirla con l’antico linguaggio politico, democristiano sognante, ascendente furbetto. Uno che grida: “Pulizia, pulizia, pulizia!” per ereditare il trono di Re Bolso, Umberto Primo della Lega. Parlandone da vivo, s’intende. E al netto dei dané.
Commenti (24)
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Caro Robecchi, quelle poche volte che scrivi pezzi di piu`ampio respiro e lunghezza, ti fai leggere con gran gusto. Thanks.
Il nuovo grido di battaglia.
“La Lega ce l’ ha d’ Euro!”
Ma gli altri padani, la maggioranza dei lombardi, dei veneti, dei piemontesi, liguri ed emiliani cosa dicono, cosa dicono? Anche con i loro soldi si sono pagate le lauree per Belsito, Il Trota, l’amante di Rosy Mauro, e chissà quanti altri ancora. Roma ladrona stavolta non perdona. Gira voce che se Bossi si fa vedere ancora a Roma con i suoi guardaspalle, mentre si siede protetto al bar con il suo sigaro da mafioso rincoglionito, verrà preso a cartocciate di merda e da cartoccetti a punta lanciate con le cerbottane. Deve essere preso non a cazzotti e calci in culo ma con roba poco seria, per ragazzini insomma: cartate di merda e cartoccetti. E quella tracotante andatura di Calderoli, circondato dai suoi bravi, quando si avvicina all’ingresso del parlamento è meglio che sparisca. Le pernacchie saranno così violente che si dovrà sentire una cacca padana circondata da centinaia di mosche, schifate anche loro. Roma ladrone ne ha fin sopra i capelli da venti secoli di preti, vescovi, inquisitori, ladri, portaborse e gentaglia con gli impermeabili e occhiali scuri anche ad agosto, per depistare, sia chiaro. A Roma I barbari leghisti se li faranno a colazione. Rimanessero nel loro parlamento padano e nei ministeri di Monza e si facessero pagare lo stipendio da quei padani che se ne sono stati zitti e se ne ne stanno ancora zitti mentre questi li smerlano sonoramente.
La storia ci racconta che due famosi triunvirati della repubblica romana degli anni 60 e 43 a.C., formati rispettivamente da Cesare, Pompeo e Crasso e da Ottaviano, Marco Antonio e Lepido, sfociarono entrambi in guerre civili per litigi di potere. Cesare fu addirittura ucciso per il “bene della repubblica”, e poi elevato agli altari pagani come dio per la gioia del popolo che lo aveva tanto amato. Tornando ai nostri tempi, Umberto Bossi e Renzo Bossi hanno dato (leggi: sono stati costretti a dare) le dimissioni e nel contempo il primo è stato elevato al ruolo di Presidente della Lega Nord, che non è proprio la stessa cosa successa a Cesare, ma il motivo del suo mantenimento in “auge” è praticamente quello stesso di assecondare per convenienza la goduria della base del popolo padano che tanto lo ama ancora. Visto che ora l’Italia è oggi interessata da ben due triunvirati contemporaneamente, quello recente della lega e quello ABC dell’inciucio parlamentare, vuol forse presagire la sfiga che pure noi siamo destinati a sfociare in una guerra civile?… Se la disoccupazione aumenta; se i licenziamenti degli anziani saranno facili ed a costo quasi zero per le aziende ed a costo zero totale per lo Stato che ha reso appositamente un vero supplizio di Tantalo perfino le pensioni; se i giovani saranno tenuti alternativamente ed in continuazione nel limbo del precariato fra un triennio e l’altro col miraggio irraggiungibile del posto “a tempo indeterminato”; se le supertasse non potranno essere pagate da una società mantenuta in crisi permanente e se, infine, in Europa non si potranno più acquistare i prodotti tedeschi per carenza di quattrini, ditemi, secondo voi, sarà davvero improbabile trovare dietro l’angolo la triste prospettiva di un deprecabile conflitto sociale?…
Siamo sinceri: era del tutto evidente che Umberto B. fosse al limite dell’incapacità di intendere. Dopo la malattia, almeno. Sono un po’ stufo di questi caporioni che incarnano tutti i mali possibili, quindi cerco di convincermi che Umberto fosse davvero l’utile idiota del Cerchio Magico. Se fosse così, mi farebbe quasi simpatia.
uno dei tuoi articoli più belli…
la cosa più ridicola è che Zaia e Maroni adesso fanno i signori…al pensiero che abbiamo avuto un ministro degli Interni che non si accorgeva di quello che gli accadeva in casa, non so se viene da ridere o da piangere.
Quanto a Zaia, hai fatto bene a sottolineare le alluvioni: ogni volta che piove in Veneto si spaventano, e sono vent’anni che il Veneto è leghista. Se il Veneto del Duemila si allaga peggio che nel dopoguerra, di chi è la colpa, di Rosy Mauro e del trota?
(Concordo sull’articolo ben scritto!)
Mi piacerebbe molto imbarcare l’ intero verminaio leghista su capienti canotti ed indicargli la rotta per la Libia. Siccome sono buono gli lascerei anche una bussola, nonché dei buoni remi. A battere il ritmo della regata ci metterei Rosy Mauro, in abbigliamento sadomaso. Lo squalo-trota invece, lo metterei a tirare la fune nuotando, augurandogli di incrociare qualche squalo vero prima di affogare per sfinimento.
Un solo rammarico: che giunti in Libia non troverebbero più il loro amichetto Gheddafi ad accoglierli nei confortevoli “centri vacanza” preparati – in pieno accordo con gli amici del tempo che fu (compreso il leccaculo del baciamano)- per accogliere i migranti.
Sei un fiume in piena che non straripa mai.
(“la yoko ono del carroccio” ahahaha)
Sempre Robecchi!
Ad ogni aggiornamento, rimango sempre più stupito dal fatto che la maggior parte dei “legaioli”, continuino a difendere Bossi, che “poverino, non sapeva”….
Certo, perchè i suoi figli (almeno uno) sono capitati ai vertici del movimento per caso, la Rosy a dirigere il sindacato a seguito di regolari elezioni interne….
Poi Maroni e Calderoli, tenere verginelle che non sapevano nulla del malaffare nelle loro fila.
Ma quando si sveglieranno? Oppure vogliono far fare alla (fantomatica) Padania, la fine di quell’ Italia che tanto disprezzano??
Quel che stupisce è la fideistica pazienza dei militanti che ieri a Brescia si sono accontentati di qualche fischio anziché tirar giù dal palco i due commedianti, uno piangente, l’altro indignato; entrambi stupiti come se fossero appena tornati dalla circumnavigazione della Galassia e scoprissero che un tale Belsito (l’avete guardato bene?) e una tale Mauro sono, rispettivamente, padrone della cassa del partito, e vicepresidente del Senato, appena un gradino sotto la seconda carica dello Stato. Dalle loro parti direbbero: roba da chiodi.
Ci sono momenti in cui anche i chiodi si vergognano di certi accostamenti a loro attribuiti. Bergamo è l’esempio pratico della lucidità delle masse. “Chi sbaglia paga” ulula dal palco l’uomo delle ronde e dei respingimenti. L’uomo ex ministro di un governo che ci ha portato alla rovina con la finanza creativa. L’uomo che è convinto, come del resto lo sono tutti i suoi verdognoli seguaci, che Ruby sia davvero la nipote di Mubarak. L’uomo che ha condiviso e votato tutte le leggi che hanno favorito esclusivamente gli interessi economici e giudiziari dell’omino delle tre carte… Spazzava anche sul palco nella recita mediatica: pulizia, pulizia, pulizia… Gli increduli che hanno ancora fiducia di raggiungere il paradiso padano sono serviti al veleno, ma, mi pare, molti di loro ancora non l’hanno capito minimamente nonostante le evidenze. Per pulire il putridume sparso nei posti chiave del Paese dai loro dirigenti non serve la scopa, ci vuole la ruspa.
off topic (ma anche no): anche vendola oggi si dice “sereno”… ma consultare un vocabolario dei sinonimi/contrari, no eh?
Mi sa che chiederò un rimborso allo stato di 140 milioni di euro. Per cosa? Boh…poi vedo. Tanto lo stato è così coglione da rimborsare senza produzione della fattura che documenti la spesa. Si, perchè a casa mia, “dicesi” rimborso il restituire a qualcuno i soldi che ha speso per conto o per causa di altri o che ha versato per un servizio che non è stato fornito. Quello ai partiti si chiama “finanziamento”, che mi risulta essere stato abrogato per via referendaria.
grazie per aver scritto questa pagina Alessandro
Grazie Robecchi, quando sei generoso di parole, leggerti e’ un piacere spropositato.
Il fatto che un letterato come Vendola si dica “sereno” significa che non ha letto un testo fondamentale come Piovono Pietre. Temo che questa lacuna gli farà perdere il mio voto…
buongiorno.potrebbe ripetersi per sempre l’attuale scenario se meccanicamente permesso.credo si debba realmente cambiare,si tratta di un cambiamento che dobbiamo “subire” in quanto italiani,almeno quel tanto che serve per ristabilire fiducia nello stato e nelle sue regole.il risultato appagante poi infonderà a tutti la sicurezza necessaria ad ulteriori sviluppi.
quindi la prima mossa è liberarci degli organi che non ci servono in quanto fini a se stessi(i partiti)secondo partecipare alle scelte e ai programmi come ci si dovrebbe attendere dal sistema democratico e non ultimo aspettarsi un attacco aereo dalle nazioni unite in quanto il rischio epidemico della libertà di scelta e di parere sono realmente un pericolo per l’umanità.
mi rimane in sospeso (da sempre) un quesito:MA E’ COSI’ DIFFICILE ESSERE ONESTI?
Avete capito? Avete sentito come se la giocavano aummo, aummo? “L’euro salta, portate i soldi all’estero” La ricostruzione della Dia dalle telefonate di Belsito. Nel 2011 l’allora ministro Tremonti vede il tesoriere e dice di procedere con l’affare in Tanzania: “Bossi è d’accordo, la moneta unica muore”. Avete capito il super ministro di tutti gli italiani come se la giocava per c..i suoi e i suoi amici del quartierino? Sia Bossi che il Tremonti giocavano allo sfascio, non credevano nel risanamento del paese ed erano sicuri nel default della moneta unica europea. Sfasciata l’Italia si faceva la Padania. Se fosse un paese serio li costringerebbe a non girare per il paese, dovrebbero sparire e non rompere più le balle.
non c’era bidogno della zingara per indovinare… Si dovevano convincere cadendo con le mani nella merda. Grazie, Roberto.
Davvero, uno dei pezzi più belli. Lungo ma con ritmo serrato, triste persino e più pungente di mille editoriali autorevoli. Complimenti!
strepitoso! me lo conservo.. confessa che ti sei levato proprio tutti i sassolini che ti dolevano nelle scarpe 😉
Ah ah ah ah comunisti di cazzo , chissà ora che viviamo in una fogna che ne pensate dei vostri clandestini maledetti. Il piano lo conosciamo in tutta europa ormai ” la grande sostituzione ” ora degli stupri nn parlate ? Dei ladri ovunque ? Mendicanti ? Stazioni e parchi come cessi e dormitori ? Donne derubate e impaurite ? Ora col vostro euro e ” Italiuccia mezza Rom e mezza Islamica ” che conta un cazzo vi ci pulite il culo.
A parte il dadaismo di commentare un pezzo di dodici anni fa, il signor Frank vuole rassicurarci su quanto è reso, e ci riesce molto bene. Mah, io a ‘sta cosa della sostituzione non ci ho mai creduto, ma se qualcuno sostituisce il signor Frank fa un piacere a tutte le persone perbene