Dramma della gelosia a Il Giornale! Feltri scopre Sallusti con Belpietro
Secondo le prime ricostruzioni Belpietro avrebbe tentato di uccidere Sallusti, ma lui nega: “Ho un alibi! In quel momento stavo accoltellando Feltri!” – I tre imputati si difendono: “Siamo i direttori di Libero”. Ma poi cambiano versione: “Siamo i direttori de Il Giornale”. Costernato Paolo Berlusconi: “Spendo più soldi io in direttori che mio fratello in signorine”.
La scienza non può nulla contro alcuni fenomeni paranormali, come quello di avere a libro paga tre direttori e solo due giornali. Il Misfatto, in collaborazione con la Nasa e l’Istituto Radio Elettra, ha ricostruito gli ultimi sviluppi di un mistero che pare irrisolvibile…
Lunedì. Feltri arriva al Giornale, Sallusti esce da una porta laterale e si reca a Libero. Belpietro si trova in questura a denunciare un attentato ai suoi danni, quando torna a Libero trova Sallusti e corre a dirlo a Feltri, che non lo riceve.
Martedì. Usando un vecchio mazzo di chiavi, Sallusti rientra al Giornale, trova Belpietro seduto alla scrivania, mentre Feltri è nella redazione di Libero a ritirare la liquidazione.
Mercoledì. Toccante cerimonia: Feltri e Belpietro annunciano che saranno insieme a Libero. Sallusti ne approfitta per barricarsi al Giornale, ma sbaglia porta e si chiude nello stanzino delle scope. Feltri e Belpietro litigano e tornano tutti e due al Giornale. Sallusti si libera fortunosamente e corre in taxi a Libero.
Giovedì. Mentre Belpietro si trova in questura per denunciare una rapina ai suoi danni, Feltri passa al Giornale a ritirare una robusta liquidazione e va a lavorare a Libero. Sallusti si accorge della manovra e si trasferisce al Giornale. Quando Belpietro lascia la questura, entra in una cabina del telefono, imita la voce della Santanché e dà un appuntamento a Sallusti, poi si istalla Giornale.
Venerdì. Stanco di Libero che ha diretto ormai per un giorno intero, Feltri ritira una sontuosa liquidazione e si presenta al Giornale. Sallusti lo vede, si cala dalla finestra con un lenzuolo e va a dirigere Libero. Belpietro è in questura a denunciare un tentativo di stupro.
Sabato. Feltri, Belpietro e Sallusti si incontrano per caso al bar sotto il Giornale. Intuendo che ognuno di loro sta andando in ufficio, corrono tutti e tre a Libero. Feltri, Belpietro e Sallusti si incontrano per caso al bar sotto Libero.
Domenica. Belpietro è in questura a denunciare un furto di bestiame. Feltri è sotto casa di Sallusti a bucargli le gomme della macchina, Sallusti non si sveglia a causa del sonnifero somministratogli di nascosto da Belpietro, nessun direttore si reca al lavoro.
Lunedì. Incredibilmente sia Libero che il Giornale escono in edicola con una notizia vera (a pagina 35). L’Editore Paolo Berlusconi commenta: “Un fatto inaudito”. Nicola Porro: “Io non c’entro, stavo preparando un dossier”.
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Troppo Robecchi!
Esatto, sembra di vivere in un albo di Topolino…
Provate a pensare: come disegnerebbero, su Topolino, la caricatura di un ministro, la caricatura di un giornalista, eccetera? esattamente così: la caricatura di un ministro della Difesa? Ignazio La Russa. la caricatura di un ministro dell’istruzione? la Gelmini, con gli occhialini e il tailleur. la caricatura di un giornalista da strapazzo? un bel trio, Feltri Sallusti Belpietro. Eccetera, la lista è lunga, lunghissima…
Insomma, siamo finiti su Topolino anche noi. Come è stato possibile? Io comperavo Linus e il Corrierino, non c’entro!
Questo è un pezzo comico-satirico solo in apparenza: in realtà è la cronaca precisa di quello che è successo.
e come al solito… stacomplimenti!!!
!
Gli uomini sono tre e i cantoni sono due… Poi ci sono i sottocoda, ma questi non contano. Hanno bisogno di tanta scuola. Sì, fanno dossier, ma gettare fango sugli avversari è cosa seria. Ci vogliono professionisti dalla faccia tosta come i tre direttori de “Il Giornale” che si affannano a raggiungere a turno i due cantoni disponibili. In un paese come il nostro dove il sultanato è il regime, per soldi è facile essere schiavi, ma è nello stesso tempo è impossibile essere liberi.