Voi siete qui – Modello Walter
Facciamo un’Italia nuova. Come dice VW. Giusto, ma come? Mi permetto di avanzare qualche modello di riferimento a cui ispirarsi.
Modello Yupik – Con un paio di decreti legge ben assestati, il governo di centro sinistra introduce le regole valide per la pesca alla foca nell’Alaska centrale: ogni pescatore avrà contratti di tre mesi rinnovabili all’infinito finché è in grado di pescare. Il lavoratori non più produttivi vengono triturati e usati come mangime per i salmoni. Secondo gli economisti liberisti di sinistra, il modello è praticabile pur con qualche correzione.
Modello Vaticano – Questa piccola nazione ha risolto brillantemente i suoi problemi di welfare: i dipendenti glieli paga un altro stato e ha fortissimi sconti sulle tasse. Un modello entusiasmante secondo molti osservatori, secondo cui questo modello sociale non è “né di destra né di sinistra”, ma maledettamente astuto.
Modello Naniki – Questa piccola popolazione di agricoltori del Borneo ha risolto per sempre il passaggio dal lavoro precario al lavoro stabile. Il lavoratore precario diventa lavoratore a tempo indeterminato con una toccante cerimonia durante la quale gli vengono strappati i due alluci. Secondo le confederazioni sindacali, il modello Naniki non è così negativo, e propongono di aprire un tavolo per trattare sulla base di un alluce e mezzo.
Modello Danese – Nel giro di cinque anni diventiamo tutti biondi e siamo tutti licenziabili in ogni momento. In cambio, paghiamo tasse altissime e abbiamo un vero welfare che ci protegge. Confindustria e sinistra riformista sono perfettamente d’accordo solo sulla prima parte.
Modello Lanao – Nelle località agricole interne alla provincia di Lanao, nelle Filippine, si sono usati per anni immigrati a basso costo e schiavi per abbassare il potere contrattuale dei lavoratori locali. E’ un buon modello, dicono gli economisti liberisti, ma non è nuovo, lo usiamo pure qui da almeno un decennio.
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Berlusconi vuole cambiare l’Italia per farla diventare si sua esclusiva proprietà. Prodi vorrebbe cambiare l’Italia, ma gli operai non sono d’accordo di essere i soli a pagare il cambiamento. Veltroni prima dell’Italia vorrebbe cambiare la Costituzione per farsi l’Italia su misura, possibilmente senza Prodi e senza la vera sinistra… Fini non si pronuncia perchè il suo vero desiderio sarebbe quello di riportare l’Italia agli anni ’30… Bossi la vorrebbe invece a pezzettini… Casini sta alla finestra per capire quale Italia gli darebbe più visibilità, disposta in sostanza ad ascoltare, senza possibilità di interloquire, i suoi interminabili sproloqui politici… La Bonino vorrebbe l’Italia liberale al massimo con i ricchi e di conseguenza schiavista con i poveri… Personaggi del calibro di Mastella, Dini, Bordon, e purtroppo di tanti altri, sono alla ricerca dell’Italia che dia loro solo potere, indipendentemente dalle loro volubili idee politiche… Di Pietro vorrebbe l’Italia intransigente e gremita di capienti galere… Quasi come Giovanardi e Gasparri… Io spero ardentemente che siano invece i nostri politici a cambiare. Tra i modelli di regime indicati da A. Robecchi il migliore sarebbe quello Vaticano, ma mi rendo conto che, al di fuori di quello italiano, nessun altro popolo al mondo accetterebbe di accollarsi le spese dei dipendenti di un Paese straniero. Nemmeno la promessa di un Paradiso assicurato riuscirebbe a trovare altri popoli gonzi disposti a farlo.