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Mer
24
Feb 10

Editoriale - Marchionne sul tetto

Scusate se insisto, questo è l’editoriale per il Manifesto
Agli operai di Termini Imerese, agli operai dell’indotto Fiat, agli operai di Mirafiori, di Pomigliano d’Arco e altri, loro sedi.
Gentili signori. Il consiglio di amministrazione della Fiat ha detto la sua. L’assemblea degli azionisti, convocata per il prossimo 26 marzo, dirà la sua per alzata di mano. In attesa che si dispieghi sul paese cotanta democrazia applicata, approfittiamo dell’occasione per infilarci in un piccolo spiraglio spazio-temporale e diciamo la nostra. Il dottor Sergio Marchionne, forse salito per protesta sul tetto della sua Ferrari, forse soltanto grazie ai suoi superpoteri mesmerici, riceverà dagli azionisti Fiat, tra un mese, un bonus di 1 milione e 343 mila euro. E’ una discreta sommetta, che in tempi di crisi, di cassa integrazione, di chiusura di stabilimenti, farebbe comodo a molti. Potremmo dire qui degli altri premi al top management Fiat (qualche monetina come argent de poche si è trovata anche per Montezemolo, persino per il giovine Elkan). Potremmo dire qui anche del dividendo distribuito agli azionisti (0,17 euro per le ordinarie, 0,31 per le privilegiate, totale 244 milioni). Ma ci scuserete se ci limitiamo al signor Marchionne, che di stipendio prende qualcosa come 3 milioni e 347 mila euro, ma che certo, dovendo pagarsi un bilocale a Detroit per le sue trasferte, accetterà di buon grado questo regalino. Regalo motivato, intendiamoci: ha ottenuto un discreto utile di gestione (1,1 miliardi di euro), che è pari a un quarto dell’indebitamento (4,4 miliardi). Insomma, ha lavorato bene, dicono molti giornali che lo trattano come un salvatore della patria, manco fosse Bertolaso.
Ora, gentili signori, è chiaro che mentre voi salite sui tetti (demagogici!), piangete nei pochi spazi di informazione concessi (noiosi!) e non sapete cosa dire ai vostri bambini (patetici!) c’è chi si suda la pagnotta. Con il suo premio per l’ottimo lavoro svolto, il signor Marchionne potrebbe pagare qualcosa come 1.119 stipendi pieni da metalmeccanico, oppure sollevare un po’ noi contribuenti e staccare 1.918 assegni di cassa integrazione a zero ore. E’ probabile che non lo farà, ma forse è il caso di provare lo stesso a chiederglielo – gentilmente s’intende – in questo mese che ci separa dall’assemblea degli azionisti Fiat.  Alla peggio, con quei soldi, potrebbe pagare una pizza alle famiglie dei 30.000 lavoratori della sua azienda in cassa integrazione in questi giorni (appena 44 euro per ognuno, suvvia!). O magari stupire tutti con un lascito in sostegno alle famiglie falcidiate dalla sua azienda. Oppure (stiamo esagerando?) mettere quel milione e 343 mila euro in un fondo di solidarietà per gli operai dell’indotto che non hanno nemmeno la cassa integrazione. O almeno (giochiamo al ribasso) regalare un’automobilina di latta ai figli dei cassintegrati Fiat che hanno avuto un Natale di merda e avranno una Pasqua ancor peggio. E’ chiaro che questo non avverrà, ma noi siamo realisti e chiediamo l’impossibile. Azionisti Fiat, non dateglieli. Dottor Marchionne, non li prenda. Coraggio! Cosa sono un milione e 343 mila euro di fronte a un carico di alcune tonnellate di vergogna? Un po’ di sacrifici, che diamine! I suoi operai non le hanno insegnato niente?

11 Commenti a “Editoriale - Marchionne sul tetto”

  1. Praticamente il premio di Marchionne equivale a 100 anni di stipendio di un operaio. Interessante.

    da Rattazzi   - Mercoledì, 24 Febbraio 2010 alle 11:51

  2. A questi neanche l’invettiva di Rigoletto li smuoverebbe (”cortigiani di razza dannata”. Hanno il cuore duro, mentre il “popolo c’ha er core”, diceva Manfredi nelle vesti di Pasquino che, continuando, diceva “c’ha er core e per questo er Papa re taglia le teste e nun se spaventa”. Ci sarebbe un modo molto semplice ma dovrebbe essere pubblicizzato dai media (parola grossa). Insomma per la carne si deve mettere sulle confezioni la tracciabilità del prodotto, chiediamola anche per le auto della Fiat. Se la macchina viene costruita nei stabilimenti italiani la compriamo altrimenti no. Siccome la maggioranza delle auto vendute dalla Fiat avviene in Italia, ne traessero le conseguenze. Semplice. Quelle che costruisci fuori dai nostri confini li vendi a quei paesi. Avete rotto, ci siamo rotti. Punto. Fuori li costruisci a pochi soldi e qui li vendi a prezzi di mercato nostrano. Allora ci vogliamo svegliare o no?

    da EDOARDO   - Mercoledì, 24 Febbraio 2010 alle 12:21

  3. A questo punto sarebbe ora che lo Stato italiano si presentasse al management Fiat per chiedere la restituzione dei soldi pubblici che di continuo ha elargito a quell’Azienda fin dalla sua nascita. Non solo ha distribuito soldi sonanti carpendoli dalle tasche dei lavoratori dipendenti, dalle piccole imprese e dagli artigiani che come è noto insieme sopportano da soli l’85% l’onere delle tasse, ma ha attuato sul territorio anche provvedimenti ad hoc per favorirne la crescita. Auto per tutti era lo slogan quando uscì sul mercato la gloriosa 500. Quindi giù a fare strade, a coprire di cemento i binari dei porti distruggendo per sempre il più economico e non inquinante cabotaggio nave/treno, via libera ai centri intermodali lungo le Alpi per incrementare palesemente il traffico stradale su gomma dalle Alpi alla Sicilia. E via di seguito… Le famigerate polveri PM 10 felici brindano ancora con puro champagne made Reims alle stravaganti iniziative dei vari allegri ed ammiccanti governanti che si sono succeduti nel tempo. Il popolo non respira più? Echisenefrega! I manager con gli stipendi che si dividono possono benissimo trascorrere il loro tempo in altri paradisiaci lidi. E gli operai?… Che vadano sui tetti se vogliono respirare un poco di aria meno inquinata. Un Costanzo qualsiasi porterà le loro proteste sul palco di un altro Sanremo qualsiasi gremito di capitalisti dal reddito inferiore a quello di un cassaintegrato. Cosa vogliono di più?… Forse all’inizio dell’avventura Fiat lo scopo sociale di creare lavoro e di mantenerlo poteva giustificare in parte i regali statali, ma ora che i capoccioni con la complicità dei politici hanno spavaldamente delocalizzato la produzione in ogni altra parte del mondo, che facciamo, mettiamo a casa i nostri operai? E poi, non mi è ancora del tutto chiaro, ma ci penso spesso: la grande velocità delle merci che si vuole istituire in Val di Susa, non sarà mica ancora una strategia del menefrego per consolidare a ridosso del nostro confine il trasbordo delle merci da treno a gomma (Fiat), made questa volta USA o Polonia, o chissà dove altro paese?
    @ Edoardo
    Condivido il “made in Italy”!

    da Vittorio Grondona   - Mercoledì, 24 Febbraio 2010 alle 13:02

  4. Certo il NON comprare prodotti fabbricati con il marchio italiano ma altrove, dove i lavoratori vengono sottopagati, sarebbe un’ottima strategia…ma come conoscere le varie filiere? E’ quì il difficle..intanto potremmo incominciare con l’acquistare solo prodotti alimentari preparati con ingredienti esclusivamente made in Italy e sul nostro territorio…ma certo boicottare le auto prodotte all’estero darebbe un segnale più eclatante.

    da mietta   - Mercoledì, 24 Febbraio 2010 alle 13:30

  5. Sapete perfettamente che le aziende quotate in borsa vengono finanziate dagli azionisti sulla base dei loro bilanci, quindi quanto più alto è il rapporto profitti/costi tanto più queste aziende “funzionano” e - conseguentemente - attraggono investitori e - di solito - creano (creavano) posti di lavoro.
    Quindi la tracciabilità del prodotto o il ritiro dei finanziamenti statali sono piccoli aggiustamenti che non intaccano la sostanza dell’”ideologia vincente” che è quella del Mercatismo per dirla alla Tremonti, cioè del Capitalismo, punto.
    Forse certe regolazioni del Mercato dovrebbero essere globali visto che il Mercato è diventato globale e si può produrre ovunque, specie dove le condizioni di sfruttamento (qui la parola è da intendersi per quello che è, basta e avanza) sono più migliori-per-gli-imprenditori.
    Ma quanti e quali governi (tutti più o meno lobbizzati) si metteranno mai d’accordo per farlo?

    da Rattazzi   - Mercoledì, 24 Febbraio 2010 alle 13:38

  6. più migliori = migliori !!

    da Rattazzi   - Mercoledì, 24 Febbraio 2010 alle 13:40

  7. Montezemolo…gli anni peggiori nella storia della Juventus, c’era lui alla guida, vent’anni fa. Anche quest’anno, andavamo benino poi Montezemolo ha fatto due o tre interviste “da padrone”, e siamo finiti al sesto posto.
    Un manager che ha basato i suoi successi sulla Ferrari: ti danno tutti i soldi che vuoi, per anni e anni, a milionate; puoi scegliere gli ingegneri migliori, i piloti migliori, i meccanici migliori - se non vinci così…
    Mah!
    (meno male che c’è Marchionne, cosa mi tocca dire!)

    da giuliano   - Mercoledì, 24 Febbraio 2010 alle 14:41

  8. Io penso che nessuna società riuscirebbe a progredire nella qualità di vita e nel lavoro se i suoi amministratori seguissero pedissequamente le leggi del mercato. Il mercato, soprattutto quello globale, deve essere regolamentato nelle convenienze della collettività di ogni Paese e non solo nella mera tassazione dei profitti individuali basati sulle presunte capacità produttive dei singoli che, comunque, non possono essere certamente quelli esagerati distribuiti nel caso specifico agli amministratori Fiat. La Fiat ha operato in regime di assoluta assistenza da parte dello Stato italiano, accollando a quest’ultimo tutti gli oneri e concentrando nelle tasche dei suoi proprietari/imprenditori/azionisti/manager gli enormi conseguenti profitti, praticamente esentati di fatto dal rischio di impresa. Con amica la politica, in Italia, e penso addirittura ovunque, è drammaticamente facile il mestiere di grande imprenditore. Più difficile, quasi impossibile quello dei piccoli imprenditori, spazzati via dalla sleale concorrenza. Davvero pensiamo che il Cavaliere sia diventato l’uomo più ricco del Paese senza essere stato convenientemente aiutato da politiche amiche ed interessate? Avrei tanto voluto crederci, ma decisamente non ci sono sono mai riuscito…

    da Vittorio Grondona   - Mercoledì, 24 Febbraio 2010 alle 15:21

  9. ma come scusate se insisto?
    grazie invece… ce ne fossero di così “insistenti” su sti temi….

    da eve   - Mercoledì, 24 Febbraio 2010 alle 18:37

  10. un piccolo messaggio celebrativo, perchè quando il pensiero incontra il talento, e lo studio la fantasia, è questo, latto generatore di vero progresso. Tra i tuoi pezzi migliori, una tua grandissima e appassionata, e non di rado critica lettrice…che si domanda come innescare il contagio
    michela ziccardi

    da Michela   - Mercoledì, 24 Febbraio 2010 alle 20:23

  11. Siccome in una precedente occasione non mi è stato consentito di erigere una bella ghigliottina (ma W la Rivoluzione Francese
    sempre!) faccio un’altra proposta /sogno: prendiamo questi qui, li portiamo a vivere in affitto in un monolocale popolare con gli impianti un po’ usurati, gli diamo il salario di un cassintegrato o il lavoro e corrispondente compenso di un distributore di volantini o la pensione minima e poi semplicemente gli facciamo fare la NOSTRA vita quotidiana: code alle poste, all’ospedale, al supermarket, nel traffico, soprusi dei capi, lotta con il bilancio mensile e con la burocrazia, rinunce agli hobby personali perché troppo costosi e via dicendo…ecco, mi accontenterei di fargli fare questa vita, per tutta la vita

    da adele5   - Giovedì, 25 Febbraio 2010 alle 11:13

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