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Le ultime ore di Adolf Bossi nel bunker di via Bellerio

domenica, 5 Giugno 2011

In tutta la Padania il liberatori accolti con un fitto lancio di fiori e cotolette alla milanese – Calderoli costretto a mangiare casse di documenti perché non cadano in mano ai liberatori – In tutto il nord liberato la popolazione si riappropria dei congiuntivi – Gli scienziati si interrogano: “La Padania come Atlantide: è scomparsa o non è mai esistita?”.

Il generale della Quinta Armata guarda Desio da una piccola altura che domina la città. “A Monte Cassino fu più difficile – dice – ma anche liberare la Brianza dà una certa soddisfazione”. Lo spettacolo che si è presentato agli occhi delle brigate partigiane entrate per prime a Desio, Malnate, Mantova, Rho, Domodossola e altre città leghiste non verrà dimenticato presto. “Decine di uomini ci hanno accolto implorandoci di portarli via. Qui c’è la ‘Ndragheta – urlavano – portateci in salvo a Napoli o a Milano!”. Le donne hanno circondato i mezzi blindati chiedendo mozzarelle, olio d’oliva, qualcuna teneva in braccio bambini per mostrarli ai liberatori: “Guardate mio figlio, guardatelo! Otto anni di burro, polenta e discorsi di Calderoli l’hanno ridotto così!”. Anche molti giovani sono accorsi nelle sedi dei comuni liberati chiedendo libri, giornali, film, e altre cose considerate sconvenienti durante il regime leghista, a volte addirittura vietate. A Novara i liberatori sono stati accolti con lancio di riso, come ai matrimoni. Il comandante della brigata che ha liberato la città racconta con occhi lucidi: “Questo è un popolo meraviglioso. La prima cosa che ci hanno chiesto è di poter ricominciare a usare i congiuntivi”. Nel giro di una notte si sono formate lunghe code di agricoltori: “Vogliamo pagare le multe delle quote latte – dicevano – e anche: avete mica una cravatta normale, per favore? Queste verdi che ci fanno mettere per forza fanno schifo”. A Gallarate la giunta leghista è fuggita nella notte. Lunghe colonne di gerarchi leghisti tentano ora di raggiungere Varese, la nuova Salò della Lega, dove le residue forze padane resistono isolate, circondate da un territorio ostile e ormai liberato. Nonostante le camicie verdi e La Padania sotto il braccio sono stati respinti fuori dai confini del comune: “Non vogliamo immigrati qui!”, ha detto l’ultimo sindaco leghista della Padania. Nelle ore successive, ha prevalso la ragionevolezza: il sindaco leghista di Varese ha chiesto agli alleati di non usare l’atomica, “Anche se – ha aggiunto – un bombardamento nucleare della Padania migliorerebbe senza dubbio l’assetto urbanistico ed edilizio che abbiamo creato noi della Lega in questi dieci anni”.
Intanto, confuse notizie giungono dal bunker di via Bellerio, a Milano. Umberto Bossi è in perenne riunione con i suoi più stretti collaboratori e un simile concentrato di intelligenze ha già dato qualche frutto: sono riusciti ad aprire un’aranciata senza ferirsi gravemente. Bossi chiede ripetutamente di inviare sul fronte brianzolo nuove truppe, a costo di reclutarle alla scuola elementare di Adro. Bobo Maroni e Roberto Castelli non mangiano da due giorni, nel timore che una nervosa masticazione possa rompere la capsula di cianuro che si sono fatti impiantare in un molare. Non si hanno notizie, al momento, di Mario Borghezio: anche la sua famiglia lo cerca attivamente per menarlo a sangue. In un comunicato congiunto delle forze alleate e delle formazioni partigiane si legge testualmente: “La Padania non esiste più per due motivi: Primo: è stata finalmente liberata. Secondo: non esisteva neanche prima”.

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