Apocalisse artificiale. Il capitalismo in estinzione e otto miliardi di ostaggi

Domandine facili facili che si sono imposte nell’ultima settimana: l’Intelligenza Artificiale ci ucciderà tutti? Potrebbe essere una buona notizia: non moriremo di riscaldamento globale, ma di algoritmi che si autogenerano senza controllo e finiranno per farci il culo una volta per tutte. Jacob Coxon, ricercatore di Anthropic, dice che con i modelli di AI in grado di autogenerarsi, l’umanità potrebbe sparire entro il 2030 (vedete voi se vi conviene fare un mutuo ventennale). Un suo collega, Evan Hubinger dice invece che le probabilità che l’intelligenza artificiale senza controllo ci faccia fuori tutti sono superiori al 10 per cento. Si accettano scommesse, tanto in caso abbiano ragione loro non pagherete nulla.
Ora, succede spesso che qualche squinternato annunci l’Apocalisse, e non ci spaventiamo. Questa volta, però, i cavalieri dell’Apocalisse, cioè i cinque-sei ipermiliardari padroni dell’Ia, non hanno scosso il capo, anzi. Hanno detto che sì, in effetti qualche rischio c’è, ed è strabiliante che lo dicano loro, che hanno acceso la miccia, speso centinaia di migliaia di miliardi per tenerla accesa, e ora fingono stupore e preoccupazione.
Prima noterella in margine: la possibilità della fine dell’Umanità viene presentata (e in qualche modo accettata) come una variante possibile nel grande gioco del Capitale. Spariremo tutti? Forse sì, forse no, è la risposta, per niente rassicurante, e si apre dunque la fase del capitalismo dell’estinzione: non saranno i meteoriti, o i disastri naturali, o le pandemie a sterminarci, ma il controllo e il profitto di pochissimi. Ormai è un argomento da bar. “Buongiorno signor Gino, ha visto? Moriremo tutti!”. “Eh, non me lo dica, signora mia!”. In sostanza, una normalizzazione dell’eventualità della scomparsa del genere umano di cui si discute apertamente, come fosse una variabile dell’economia.
C’è naturalmente una scuola di pensiero un po’ diversa, e cioè che la richiesta di “rallentare” che viene dai padroni del mondo abbia motivazioni un po’ meno nobili di quella di salvare l’umanità, e cioè, alla fine, motivi di bilancio. Gli investimenti sono spaventosi, i ritorni non del tutto sicuri, la bolla può scoppiare da un momento all’altro, ed eccoli invocare prudenza e agitare il terrore: un classico delle aziende in crisi. Fosse anche così – e purtroppo c’è da sperarlo – rimane quel retrogusto di immenso ricatto: abbiamo in mano le sorti dell’umanità, tipo otto miliardi di ostaggi, e se non farete quello che suggeriamo andrà a finire male.C’è un problemino: o si rallenta tutti insieme oppure rallentare non ha senso, esattamente come avvenne durante la guerra fredda con l’escalation nucleare, e già c’è chi accusa la Cina, perché un cattivo che non sia “dei nostri” serve sempre, e cosa c’è di meglio che dare la colpa ai comunisti? Il gioco politico, insomma, si sovrappone al gioco economico ed entrambi, abbracciati, discettano sulla fine dell’umanità come se si parlasse del campionato di calcio. Trump dice che basta avere uno in gamba al comando (intende se stesso) per scongiurare ogni pericolo, e questo sembra in effetti ancor più pericoloso. Le due superpotenze pensano a mosse e contromosse, e la famosa Europa ne discute – probabilmente via fax – mentre si lasciano agire indisturbati cinque o sei oligarchi planetari che, lo ammettono loro stessi, giocano con le sorti di tutti i terrestri e ne discettano serenamente in prestigiosi convegni. Senza che a nessuno venga in mente di andare a prenderli una volta per tutte.
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