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Il concorso. Il Pentagono chiede idee per la Difesa: suggerimenti?

mercoledì, 5 Agosto 2026

Confesso: non ho nessuna idea, ma proprio zero, di a che punto sia la guerra tra gli Stati Uniti e l’Iran, e questa è l’unica cosa che ho in comune con Donald Trump. Al trecentosettantacinquesimo ultimatum della Casa Bianca non si sa proprio cosa pensare. Le ultime notizie sono che domenica dovevano annientarli (mattina), poi l’accordo storico era a un passo (pomeriggio), poi stava per arrivare il colpo mortale e definitivo (dopo cena), poi lo stretto di Hormuz è aperto (lunedì all’alba), poi è chiuso, poi “li decapitiamo”, poi, “le trattative vanno benissimo”, eccetera eccetera, fino a esaurimento scorte di minacce e dichiarazioni, che però non si esauriscono mai.

Questo è seccante, perché distoglie il presidente degli Stati Uniti d’America dalle sue vere priorità: la sala da ballo alla Casa Bianca e l’Arco di Trionfo in suo onore, insieme ad altri dettagli minori, come costruire alberghi di lusso sul genocidio di Gaza mentre Tajani fa l’osservatore, o regalare la coppa del mondo di calcio a qualche parente. 

Per ora, assistiamo ammirati alla mail che gira tra analisti, esperti e alti gradi dell’esercito Usa, una mail spedita dal Pentagono che dice letteralmente: “Stiamo cercando nuovi modi creativi e non convenzionali per fare pressione e punire l’Iran”. In pratica, quello che si chiama un concorso di idee per risolvere un problema, che di solito (parlo delle aziende, ma anche di qualunque gruppo organizzato) è come metterci un cartello enorme con scritto: “Non ci capiamo niente: qualche idea?”.

La mail è recente, quindi non so dire se siano già arrivate al Pentagono delle risposte più o meno creative. Forse qualche cowboy texano proporrà di montare un grande barbecue alla periferia di Teheran e di cucinare enormi bistecche di ayatollah, o magari qualcuno più astuto suggerirà di avvelenare i turbanti dei pasdaran. Una buona soluzione creativa sarebbe far adottare agli iraniani la dieta salutista suggerita dal ministro della sanità americana, mister Kennedy: carni rosse, grassi saturi, bourbon a colazione e bacon iniettato direttamente nelle arterie: tempo due mesi e il problema di cento milioni di iraniani si risolverebbe da solo.

In effetti c’è qualcosa di affascinante in questo collettivizzare le idee per la guerra, proprio mentre la guerra è sempre più privatizzata: nel dubbio chiedere alle maestranze. E sarebbe bello che fioccassero al Pentagono migliaia di risposte univoche, tipo: “Ideona! Smetterla di rompere i coglioni, ritirarsi e chiedere scusa”. Dopotutto stiamo parlando della più grande democrazia del mondo, no? Quella che ha più gente in galera in rapporto alla popolazione (più di Cina e Russia messe insieme) e dove milizie mascherate operano rastrellamenti di immigrati per le strade, a volte ammazzandoli di botte mentre qualcuno filma.Per ora, va detto, siamo allo stallo messicano tra chi ha inventato il cappellino rosso con scritto Maga e chi ha inventato gli scacchi: metterla sulla sottigliezza diplomatica e sulle raffinatezze strategiche potrebbe essere rischioso. Non rimangono che i muscoli, intesi come missili, nella speranza un po’ peregrina che bombardare ponti e ospedali induca un popolo a ribellarsi e ad acclamare come eroe della libertà chi gli ha assassinato le figlie di nove anni in una scuola. Il problema è che i missili scarseggiano, le scorte si assottigliano: un po’ li hanno già tirati, un po’ li hanno regalati per difendere e sostenere il genocidio in Palestina. Insomma, poverini, non sanno come uscirne. Qualche idea?

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