Palestina. Conte e Schlein, dichiarare non basta: quella barbarie è enorme

Confesso di scrivere questa rubrica per una specie di ossessione personale: una cosa che mi torna in mente ogni giorno, che non riesco ad archiviare come faccio con milioni di cose – anche orribili – lette e sentite, che non riesco a dimenticare, che mi torna in testa quando meno me lo aspetto. Sette giorni fa, il 28 agosto, leggevo sul Corriere della Sera un’intervista (a firma di Lorenzo Cremonesi) alla chirurga italiana Federica Iezzi, quarant’anni, già impegnata in Siria, Iraq, Afghanistan, Libia, Somalia e Haiti, che ora sta con il bisturi in mano all’ospedale di Dir el Balah, a Gaza. Riporto qui integralmente un brandello di quell’intervista.
Domanda: “Cosa la colpisce nel suo lavoro di chirurgo?”. Risposta: “Il numero enorme di bambini in età compresa tra i due/tre anni e i quindici metodicamente colpiti da proiettili singoli alla testa o al collo”. Domanda: “Ma quanti sono?”. Risposta: “Una media di quattro al giorno”. Domanda: “Dal primo di agosto sarebbero dunque un centinaio di bambini?”. Risposta: “Sì, questo è il numero, forse anche di più”.
Il gelo.
Ho una certa età, quasi tutta spesa nei giornali, non sono un’anima bella e candida, so perfettamente che la guerra – qualunque guerra – è merda in purezza, che i cattivi stanno da ogni parte, sempre. Però, in tanti anni, non avevo mai sentito di esecuzioni deliberate di bambini, di cecchini che si divertono prendendo di mira le teste di piccoli “di due/tre anni”. Il Ruanda del genocidio era una cosa esotica e lontana. Il genocidio di Srebrenica si scoprì scoperchiando fosse comuni. Quello che fa l’esercito israeliano a Gaza succede invece ora, qui, davanti agli occhi del mondo, in diretta, con le immagini sui social (spesso pubblicate dai massacratori) e nei telegiornali (non i nostri). Stupirsi, fingere di non vedere, non è possibile.
In una rubrica di qualche settimana fa, di fronte a questa barbarie (che molti ritengono normale o giustificano in quanto “nostra” barbarie, bianca, occidentale) scrissi che mi impressionava il silenzio delle forze politiche italiane, almeno di quelle che in fondo potrei pure votare, quelle che fanno o dovrebbero fare opposizione, quelle che cercheranno di costruire un’alternativa all’attuale governo. Qualche lettore mi sgridò: non è vero! Conte ha detto! La Schlein a chiesto il cessate in fuoco! E’ vero, è successo anche nei giorni successivi, dopo uno degli innumerevoli massacri di civili. Bene, non basta. L’enormità è troppo enorme per essere contenuta in una dichiarazione, in una presa di distanze. Quello che non vedo, che non sento, è un moto definitivo di ripulsa, di rigetto, di condanna. Qualche riga in un comunicato non può riempire quella vertigine di umanità non pervenuta che le cronache del massacro quotidiano certificano ogni giorno. Al netto, naturalmente, dei fiancheggiatori, dei sostenitori del genocidio, dei tifosi e dei propagandisti. Parlo di umanità, non di schieramenti. Sempre per ossessione e ricordo personale: mia madre era un’autodidatta appassionata e studiosa dell’Olocausto, da lei ho ereditato intere librerie di testi sull’argomento. Mi portò – ragazzino – a vedere gli orrori della Shoah, e anche di quello ho un ricordo preciso: che davanti al campo di sterminio di Mauthausen ci sono bellissime colline con bellissime fattorie. E io ragazzino mi chiedevo: ma quelli lì, come facevano a non sapere o a fingere di non sapere? Ecco, ora che ho un’età avanzata, che non sono più un ragazzino, mi faccio la stessa domanda: come fate a non vedere?
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sono pavidə ed ignavə che vanno a braccetto.
mica possono far qualcosa, ché poi verrebbero ignorantemente etichettati dai media mainstream, da tutti i meanstream, come #antisemiti.
Caro Alessandro, che lei scriva divinamente l’hanno riconosciuto in molti, anche Augias, ed è un dato di fatto. Ripeterlo a chiare lettere, ogni tanto, comunque non è inutile. Io stesso, ad esempio, posso dire che leggerla di solito mi fa star meglio. Però, quando l’arte della scrittura veicola la notizia di tanto dolore e tanta sopraffazione, allora proprio il fascino e l’efficacia di quella prosa contribuiscono a farci molto più male di quanto riuscirebbe la notizia dei fatti nuda e cruda. Forse arrivano anche ad incidere lo scudo di assuefazione e indifferenza alla barbarie dell’altrove che avvolge parecchi di noi, e a gridarci che anche la nostra indignazione di piccoli cittadini semplici potrà qualcosa se l’ascoltiamo e la vivamo con pienezza. Grazie di risvegliarci!
“Umanità non pervenuta”.
Si, è questo il dato che mi tormenta da mesi. E che mi sconvolge, che mi sveglia la notte. Non si tratta di torto o ragione, cioè che manca è andare oltre. Il disumano non richiede scelta di parte, è disumano e basta.
La mia ossessione è sempre stata la Shoah, non l’ ho mai compresa fino in fondo. Ho letto cento libri su questo argomento. Ho aspettato che mio figlio avesse 15 anni per portarlo ad Auschwitz. Ma la prospettiva con cui guardare l’indomani non è quello della condanna del carnefice o dello strazio per la vittima, l’odio è dietro l’angolo, sempre in agguato. L’inconcepibile, ciò che fa più male, è l’indifferenza di chi vede e tace.
Il paradosso è che aveva ragione Adolf Eichmann, che in una intervista con Hannah Arendt in attesa del processo, pubblicata da Stefano Massini disse : ” … Quanto è ingenua lei Hannah, apra gli occhi: non c’è bisogno di aspettare, il tempo non serve. Il mondo gira la faccia dall’altra parte quando vede il male. Lo rifiuta, non vuole vederlo. L’umanità è pigra. Finge di non vedere, dimentica all’istante”.
Grazie Alessandro
Ottimo articolo.Grazie, Robecchi!
Ciao Alessandro, ho sentito la lettura di questo articolo durante la rassegna stampa di radiopop (ti dice qualcosa? ahahah)
ed intanto che la sentivo ho pensato proprio la stessa cosa: ora ci sarà una sollevazione popolare? niente, come dici tu “gelo” (in entrambi i sensi)! ma nulla più mi stupisce! sempre grazie
Evidentemente è possibile non vedere o far finta di, anche da parte di persone paladine dei diritti, ma non del diritto a vivere dei palestinesi. Quanti si sono comportati così nascondendosi dietro il dito del rischio di antisemitismo! Quanti mi hanno profondamente delusa! Penso al grande Gino Strada che ha dedicato la vita a salvare, curare e difendere tutti gli esseri umani, continuo a rimpiangerlo e a pensare che cosa avrebbe detto e fatto per il popolo palestinese