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Parigi, adieu. Finiti i giochi della follia, del razzismo e delle croci. E Zeus ride

mercoledì, 14 Agosto 2024

Grande è la confusione sotto il sole, e quindi viva le Olimpiadi, che l’hanno fatta diventare totale, una specie di catalogo dell’idiozia umana, con un rimescolamento di categorie e di specialità che non sono più sportive, ma psichiatriche, sul confine del TSO. Non parlo degli atleti, ovvio, ma del pubblico, perlomeno di quel pubblico che si è visto sui social (e in parte sui giornali). E’ bizzarro che in una società da cui è stato bandito il conflitto sociale si sviluppi esponenzialmente il conflitto gne-gne, quello degli attacchi, delle polemiche, degli insulti via Twitter, o Instagram, o forse non è bizzarro per niente: l’arroganza da divano sostituisce tutto e tutto permea.

Lasciamo stare il caso clamoroso della pugile algerina, la medaglia d’oro Imane Khelif, diventata suo malgrado una specie di linea del Piave. Ora si è affidata agli avvocati, e i leoni che scrivevano schifezze tremano un po’. Bene. Ma è in generale che il ridicolo ha superato gli argini. A cominciare dalle cerimonie di apertura e di chiusura, dove una parte degli esperti social ha visto un messaggio del demonio, altri solo uno spettacolo, altri ancora un segnale della società in marcia verso cambiamenti epocali. Poi è scoppiata la questione di genere. Imane è donna? E’ un po’ più che donna? E’ uomo? Nulla eccita gli animi dei cretini e degli ignoranti più che frugare nelle mutande degli altri, gente che scambia i congiuntivi per serpenti a sonagli si è messa a discettare di cromosomi; le quinte elementari, le terze medie, si sono trasformate in lauree in biologia nel tempo di scrivere 150 caratteri sulla tastiera del telefono. 

La judoka Alice Ballandi vince l’oro e bacia la fidanzata. Ecco! Dove andremo a finire! Allora si aspetta che Armand Duplantis (Svezia, oro nel salto con l’asta) baci la fidanzata per fare la òla! Bravo! Bacia una donna! Bastava poco, pochissimo, e il tifo sportivo diventava tifo etnico, religioso, razziale. L’immenso Novak Djokovic veniva celebrato non per essere il più grande tennista di sempre, ma perché aveva una croce al collo (tifo tradizionalista cristiano), o per non essersi vaccinato (tifo dell’orgoglio novax). E certi campioncini della destra pubblicavano foto di bellissime atlete dell’est, biondissime pin-up: ecco! Questa sì che è una donna! Intendendo: non è neppure nera! Aleggiava la parola “ariana”, in effetti.Da lì alla questione etnico-razziale il salto era ovvio e naturale, perché la prevalenza del cretino non è uno scherzo. Moltissimi, anche italiani, i campioni neri, o meticci, o mischiati, o misti, cioè figli del mondo, com’è ovvio che sia. E allora via con la celebrazione dell’”Italiano vero”, fino al giubilo e al trionfo quando nel diecimila strappa una strabiliante medaglia d’argento la nostra Nadia Batocletti. Ecco! Un’italiana non nera, non acquisita, non… si scopre che è musulmana, la madre è marocchina, ha celebrato il Ramadam. Panico tra i tifosi della supremazia razziale. Fino alla farsa finale sulle nostre pallavoliste, dove le accuse di razzismo vanno e vengono tra chi ne approfitta per irridere Vannacci (come se ce ne fosse bisogno) e chi accusa di razzismo gli antirazzisti perché parlano delle atlete nere. Un manicomio, insomma. Non male per dei giochi che nacquero sette secoli prima di Cristo in onore di Zeus, con atleti belli e muscolosi celebrati su vasi in terracotta, ritratti mentre si inculano felicemente tra loro, senza che da Sparta o da Creta, o dal Dodecanneso qualcuno twittasse: ma dove andremo a finire!

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