Voi siete qui – I manganelli dell’agrario di Arcore
Per un antifascista, per un democratico o anche solo per una brava persona, leggere certi giornali della famiglia del premier, guardare certi programmi sulle sue tivù, ascoltare i proclami razzisti di certi suoi alleati è come rivedere al rallentatore le gesta degli arditi del regime fascista. Alla luce dell’attuale situazione – con l’agrario di Arcore che ara il suo latifondo di milioni e le squadracce in azione – fanno impressione quelle figure terziste che negli ultimi anni hanno fatto fortuna mascherando da ragionevolezza moderata la loro complicità oggettiva. Quelli che “Ma non usiamo la parola regime!”. Eppure i mazzolamenti e le umiliazioni degne del vecchio olio di ricino sono evidenti, sbandierate, rivendicate. Manganellate mediatiche per la borghesia intellettuale che si oppone. Manganellate vere, bastonamenti, coltellate reali per immigrati, clandestini, gay, rom e altri (prossimamente: precari, disoccupati, poveri generici sfuggiti chissà come all’ipnosi catodica). Botte incoraggiate dal regime (cfr. il ministro degli interni: “Troppo buoni con i clandestini!”, esempio istituzionale di “cattivo maestro”). Di fronte alla strafottente marcia su Roma di gente che a Roma governa da quasi vent’anni, di fronte alla svolta fascistissima di un fascismo fin qui sorridente e incipriato, sarebbe un errore pensare che si va in piazza per difendere giornali e giornalisti. La battaglia è ben più generale: se un sistema dei media corrotto dall’improcessabile corruttore tace sulle signorine allegre, credete forse che informerà sul resto? Le intimidazioni a chi scrive sono solo il primo passo. Il silenziatore di regime visto fin’ora è solo la prova generale: il vero spettacolo in corso è quello che oscura la crisi, nasconde la povertà in crescita, mente sui precari licenziati, inganna sui tagli travestiti da riforme. E soprattutto quello che nasconderà la lotta e la rivolta se e quando arriveranno. Speriamo subito, e anche prima.
Commenti (6)
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Ogni volta, leggere le tue parole è come trovare un sostegno…fan sentiremeno soli in questo posto dove ci è capitato di vivere e dove c’è tanta gente che comprende il povero Silvio,così stanco di farsi insultare. Grazie Alessandro e un totale sostegno a Silvia ed alle giornaliste dell’Unità
Non fa una grinza: SOTTOSCRIVO PER INTERO.
Ma gli “altri” se ne saranno accorti del regime imperante?
mauspezz
Che dire, la musica e’ sempre quella, il problema vero e’ che, chi se ne interessa sono sempre gli stessi che purtroppo se la suonano e se la cantano, nell’ inutile e utopistica attesa di una ” lotta e una rivolta ” che, onestamente, triste a dirsi, non credo ci saranno mai.
Chi vive sperando….
E’ solo la fame e la disperazione che cambieranno le forze di questo sgangherato paese di poeti, navigatori, chiacchieroni e venditori di scope a domicilio, timorati di dio come tutti noi e del suo castigo!.Con queste premesse non ci sarà nessuna rivolta.
Uno sguardo lucido su questo baratro: complimenti.
A proposito di quel tale…ma si quel tale, che scrive sul “Giornale”, mi sono permesso di scrivergli una mail (un pò come a te mi capita di leggere ogni tanto la stampa di destra: molto meglio drogarsi!) perchè mi sembravano un pò strani certi suoi super testimoni d’accusa a carico di De Benedetti:
“Egregio Dott. Vittorio Feltri,
Da Wikipedia.it
Renato Altissimo:
Il 4 dicembre 1993 ammetterà di aver ricevuto denaro in maniera illecita, 200 milioni di lire in contanti. Imputato nel processo per la maxi tangente Enimont, è stato definitivamente condannato ad 8 mesi nel giugno 1998.
Paolo Cirino Pomicino:
È stato uno dei 24 parlamentari italiani che hanno ricevuto condanne penali in via definitiva nella XV legislatura: è stato condannato ad un anno e otto mesi di reclusione per finanziamento illecito (tangente Enimont) e ha patteggiato una pena di due mesi per corruzione per fondi neri Eni. Inoltre è stato coinvolto nella cattiva gestione dei fondi per il Terremoto dell’Irpinia del 1980 (circa 60.000 miliardi di lire), ma i reati sono stati prescritti per decorrenza dei termini processuali.
Sono questi i testimoni d’accusa di De Benedetti? Non propriamente dei Giorgio Ambrosoli! Perchè non interpellare dal carcere Gianfranco Stevanin per parlare dello stupratore seriale del PD Luca Bianchini? Grazie per l’attenzione e buon lavoro.
Mauro Pigozzi
Villa Minozzo (RE)”
Non mi ha ancora risposto…ho anche provato a vedere in un bar che frequento e che ha il Giornale se fosse stata pubblicata…Niente, tutte lodi sperticate al Bergamasco di Ferro! Che uomo libero, non cortigiano e pronto a ricevere anche lettere di dissenso! Mah…ripeto: meglio drogarsi!