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Voi siete qui – I manganelli dell’agrario di Arcore

domenica, 6 Settembre 2009

Per un antifascista, per un democratico o anche solo per una brava  persona, leggere certi giornali della famiglia del premier, guardare certi programmi sulle sue tivù, ascoltare i proclami razzisti di certi suoi alleati è come rivedere al rallentatore le gesta degli arditi del regime fascista. Alla luce dell’attuale situazione – con l’agrario di Arcore che ara il suo latifondo di milioni e le squadracce in azione – fanno impressione quelle figure terziste che negli ultimi anni hanno fatto fortuna mascherando da ragionevolezza moderata la loro complicità oggettiva. Quelli che “Ma non usiamo la parola regime!”. Eppure i mazzolamenti e le umiliazioni degne del vecchio olio di ricino sono evidenti, sbandierate, rivendicate. Manganellate mediatiche per la borghesia intellettuale che si oppone. Manganellate vere, bastonamenti, coltellate reali per immigrati, clandestini, gay, rom e altri (prossimamente: precari, disoccupati, poveri generici sfuggiti chissà come all’ipnosi catodica). Botte incoraggiate dal regime (cfr. il ministro degli interni: “Troppo buoni con i clandestini!”, esempio istituzionale di “cattivo maestro”). Di fronte alla strafottente marcia su Roma di gente che a Roma governa da quasi vent’anni, di fronte alla svolta fascistissima di un fascismo fin qui sorridente e incipriato, sarebbe un errore pensare che si va in piazza per difendere giornali e giornalisti. La battaglia è ben più generale: se un sistema dei media corrotto dall’improcessabile corruttore tace sulle signorine allegre, credete forse che informerà sul resto? Le intimidazioni a chi scrive  sono solo il primo passo. Il silenziatore di regime visto fin’ora è solo la prova generale: il vero spettacolo in corso è quello che oscura la crisi, nasconde la povertà in crescita, mente sui precari licenziati, inganna sui tagli travestiti da riforme. E soprattutto quello che nasconderà la lotta e la rivolta se e quando arriveranno. Speriamo subito, e anche prima.

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