Il progetto meglio del risultato: la vita è tutta un rendering
E’ vero che le frasi da scrivere sulla bandiera sarebbero numerose. L’immortale “tengo famiglia” va sempre bene, certo, e anche “state sereni” ci starebbe. Ma suggerirei, per aggiornare il repertorio, un più moderno motto che sta diventando pian piano slogan e simbolo perfetto per descrivere il Paese: “Era meglio il rendering”. Come tutti sanno, il rendering è la simulazione grafica di come verrà una cosa una volta fatta. Esempio: si costruisce su un’area pubblica e si mostra il rendering di come verrà il progetto a costruzione ultimata: molto verde, bimbi che giocano, parchi, panchine e le case sullo sfondo. Quando si va a vedere il progetto finito, quasi sempre le cose sono un po’ diverse: il cemento è di più, il verde di meno, le fronde ombrose diventano alberelli stenti, le panchine non ci sono. I meravigliosi rendering di Expo, per dire, mostravano acqua a non finire, barchette che la navigavano, orti a perdita d’occhio, agricoltura sostenibile e natura, mentre a cose fatte c’è una bellissima Gardaland, ma senza le giostre. L’ultimo caso di “era meglio il rendering” riguarda sempre Milano, ma è cosa piccola e, se vogliamo, tenera e affettuosa. Il grande campo di grano tra i grattacieli di Porta Nuova, opera di Land Art dell’artista Agnes Danes, spiccava nel rendering come una meravigliosa macchia gialla tra le architetture avveniristiche, una specie di “Van Gogh nella terra della speculazione e del mojito”, ed è invece un campo invaso dalle erbacce che farebbe la disperazione di ogni contadino. Si dà la colpa all’acqua che ristagna, al terreno poco adatto, al “troppo bio” della coltivazione. E va bene. Resta il fatto che, appunto, “era meglio il rendering”.
I guai arrivano quando si applica questa faccenda del rendering alla vita dei cittadini e alla politica che la determina. Della legge sul falso in bilancio, per esempio, era meglio il rendering: sembrava una costruzione strabiliante, un rimedio perfetto ai disastri fatti da quel signore che aboliva il falso in bilancio di tutti per non andare in galera con i falsi in bilancio suoi. Bello. Poi, a costruzione conclusa, chiuso il cantiere e tagliato il nastro (cioè scritto tutto sulla Gazzetta Ufficiale) si scopre che era meglio il rendering, e che l’opera reale ha buchi così grossi da farci passare, per dire, un Ligresti.
Visto con il senno di poi (che è il senno di oggi), di tutto il renzismo applicato che subiamo ogni giorno era meglio il rendering. Si mostravano skyline pulitissimi e fascinosi, rottamazioni implacabili della “vecchia politica” (uff!) e generazioni che ricominciavano a vedere il loro futuro. Poi, uscendo dalla simulazione grafica, ci si ritrova con i De Luca ineleggibili ma eletti, per fare solo un caso di scuola (ma sarebbero numerosi). Nel rendering del Jobs act si vedevano precari che acquisivano diritti impensabili, garanzie per i lavoratori atipici, prospettive per precari prima inimmaginabili. Poi, a cantiere finito e nastro tagliato, ci si trova con i lavoratori spiati, occupazione che non cresce, e i precari sono ancora quasi tutti lì, a fare un coro di voci stanche che dice: “Eccheccazzo, era meglio il rendering”. Con la burbanzosa arroganza di chi ha studiato più Jeeg Robot che Gramsci, persino Matteo Renzi lo ammette: il Renzi Uno (lui e i suoi pards che attaccano la diligenza) era meglio del Renzi Due (lui che governa in piena continuità con la politica precedente). Insomma, anche di Renzi, e per ammissione dello stesso Renzi, “era meglio il rendering”.
Commenti (10)
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ho appena letto il resoconto sul Frecciarossa e le prenotazioni obbligatorie… era questa l’Alta Velocità, cioè che diventa un problema andare in treno da Milano a Torino e viceversa? Che devi prendere proprio quei treni lì e se c’è un imprevisto e devi prendere quello dopo tu resti a piedi?
Era meglio il rendering, appunto.
Forse per la prima volta non sono d’accordo, parlando di Renzi era già brutto il rendering.
E’ il paese che risulta parecchio “rendering”,non sarebbe così visto che si fa “prendering” per i fondelli già dai tempi di Craxi e via via tutto lo squallore che abbiamo vissuto.
E chissà cosa ci sarà dietro l’angolo….
Alessandro questo tuo articolo mi ricorda quella bellissima canzone dei Gufi “Ul ridicul matrimoni” …
Per quanto mi riguarda sulla bandiera io ci scriverei “A ca**o di cane”. Secondo me il motto riassume l’essenza del vivere all’italiana.
E già!… Anche nelle primarie era meglio il rendering.
LA SCELTA DEL CAPO
Oggi il capo salta fuori
da un drappello di signori
che fra tante cose varie
si è inventato le primarie.
Tutto bello e democratico
dice il volgo molto enfatico.
Atteso sistema finalmente
che fa scegliere alla gente.
L’elettore è davver contento
di partecipare a quell’evento.
Quando poi si mette in coda,
cosa sempre assai di moda,
per esprimere la sua scelta,
dà d’istinto un’occhiata svelta
alla lunga fila di partecipanti,
ed è proprio in quegli istanti
che dubbio gli sorge stupefatto:
forse il suo capo sarà di fatto
eletto dal partito concorrente.
Sorriso malinconico d’oriente…
Vittorio Grondona
26 Giugno 2015
Detto in generale il rendering è un processo per trasformare una cosa in se illeggibile in una forma appunto leggibile agli umani. Ad esempio uno può fare un rendering dei suoi pensieri, che sono appunto illeggibili, e trasformarli in una poesia.
Poi uno fa un rendering della poesia … e così via di rendering in rendering …
@Vittorio, anche se gli accenti ritmici qua e là zoppicano, voglio esprimerti il mio apprezzamento per l’impegno della tua “poesia civile”
sei sempre molto raffinato nello scrivere, io che lo sono meno, direi che entrambi i due Renzi sono pallonaring
Ciao ,
Vedo il tuo sito web http://www.alessandrorobecchi.it ed è impressionante. Mi chiedo se sul tuo sito siano disponibili opzioni pubblicitarie come guest post e contenuti pubblicitari?
Qual è il prezzo se vogliamo fare pubblicità sul tuo sito?
Nota: l’articolo non deve essere alcun segno come sponsorizzato o pubblicizzato.
Saluti
emma carey