Vi prego, serve una moratoria sulle citazioni di Flaiano
A guardar bene l’ultima schermaglia tra berlusconiani doc e diversamente berlusconiani, cioè tra l’allegra pattuglia dei fedeli al culto di Silvio e gli eretici Alfaniani del Settimo Giorno, un punto di contatto c’è. Silvio cita Lenin (eh, sì!) e rispolvera l’appellativo di “utili idioti”. Quell’altro, Angelino nostro orbato di quid, fa lo spiritoso con gli “inutili idioti”. Vabbé, giochino facile, di cui resta una cosa sola: il minimo comun denominatore è “idioti”, con la certezza granitica di tutti che quando verrà il momento idioti “utili” e idioti “inutili” faranno una bella coalizione e correranno insieme. Ma al di là delle schermaglie politiche, sempre divertenti quando saltano i nervi degli schermidori, resta un fatto grave: l’abuso di citazione.
Intendiamoci, la citazione serve. Serve a nascondersi dietro le parole di qualcun altro, serve a ostentare cultura e serve a infiocchettare il discorso, perché la confezione è importante, soprattutto quando il regalo non è granché. E dunque via con una girandola di riferimenti letterari, parole famose e frasi ad effetto, una prassi che ha avuto il suo culmine nella recente direzione Pd, quella che ha cacciato Enrico Letta. Matteo Renzi ha citato una frase di Robert Frost, anche se si è sbagliato e l’ha attribuita a Walt Withman, pazienza. Civati se l’è cavata con Dante, Paolo Gentiloni ha fatto ricordo a Karl Kraus, uno che, avendo scritto interi volumi di aforismi, viene buono quasi sempre e si può usare a catalogo. Ha chiuso Anna Paola Concia, con una citazione di Emily Dickinson, rivolta direttamente al segretario: "Non conosciamo mai la nostra altezza finché non siamo chiamati ad alzarci. E se siamo fedeli al nostro compito arriva al cielo la nostra statura". Perbacco, una sviolinata d’autore così clamorosa che manderanno qualcuno a studiarla dalla Corea del Nord.
Dato lo spettacolino non proprio edificante che andava in scena (a detta anche dei militanti del Pd), c’è da chiedersi se i grandi e grandissimi autori di quelle frasi usate a man bassa, spesso fuori contesto, a volte in modo strumentale sarebbero d’accordo con l’uso che si fa delle loro parole. Cioè: magari Robert Frost, l’incolpevole Withman, Emily Dickinson, Dante e anche il vecchio Lenin – agevolato dall’essere una mummia esposta al pubblico – potrebbero alzarsi dalle tombe e andare a prendere a calci chi li cita a sproposito. Non accadrà, peccato.
Eppure una riforma è possibile (scelga Renzi in che mese farla), ed è, per esempio, una moratoria su Ennio Flaiano, immenso intellettuale italiano. Ecco: vietare per due anni le citazioni di Flaiano aiuterebbe. Anche perché succede spesso che questo o quel politico ripeta la frasetta arguta, orecchiata qui e là, senza sapere bene a chi attribuirla, e allora, giocando sul calcolo delle probabilità, la attribuisca a Flaiano. In tempi di fact-checking (va molto di moda) sarebbe forse il caso di introdurre nei dibattiti politici qualche specie di intervallo dedicato alla cultura generale: in caso di ardita citazione, stoppare l’oratore e approfondire l’argomento. Esempio: davanti al suo rinvio a giudizio (peculato) l’onorevole Gasparri definisce la sua personale situazione giudiziaria come “kafkiana”. Ecco: sarebbe bello che qualcuno dicesse “stop!” e chiedesse a Gasparri di parlare un po’ di Kafka, vita, opere e comprensione del testo. Niente male, no? Oltretutto la cosa avrebbe due effetti immediati: dare spazio alla cultura e limitare un po’ le altre scempiaggini che certamente direbbe Gasparri.
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I politici devono fare politica senza citare altri, così come i “pesci devono nuotare” (Trimalcione)… Sì, anch’io cito, ma io non sono un politico. Quando chiunque arriverà a citare motti di Gasparri, si potrà dire allora che Gasparri è un politico.
c’è un errore antropo/logico su Gasparri; quello, se glielo chiedi ti parla serenamente po’ di Kafka, vita, opere e comprensione del testo, e allora diciamo ciaone a “limitare un po’ le altre scempiaggini che certamente direbbe Gasparri”
Gasparri dixit?… Evoluzione della specie?… Sciccheria da salotto?… Cari amici, pigliamoci un caffè e non facciamoci illusioni…
In un intervallo la Minetti potrebbe spiegarci Marilyn.