La selezione di Panebianco: “Sì agli immigrati solo se utili”
Meno male, gente, tirate un sospiro di sollievo! Ora che Angelo Panebianco dalla tolda del Corriere della Sera, da cui scruta l’orizzonte in servizio di avvistamento, ci illumina su come gestire il complesso tema dell’immigrazione, i nostri problemi sono finiti! Finalmente uno sguardo lucido! Finalmente un ribaltamento delle prospettive. Basta con le pippe umanitarie e l’accoglienza di chi fugge a guerre e carestie, dittature, fame, tortura. Magari attraversa il deserto, magari se ne sta in qualche galera libica per mesi e anni, magari carica donne e bambini su barconi malmessi tirando a sorte con la propria vita. Basta con queste “troppe ipocrisie”, ci dice Panebianco. Il fatto è che siccome abbiamo delle “sovrastrutture ideologiche” (malattia grave, si direbbe), non sappiamo decidere tra due linee di comportamento, che sarebbero l’accoglienza e la convenienza. Cioè l’accoglienza sarebbe una specie di malinteso cattolico e/o buonista che confonde messaggio evangelico e politica. Insomma, ci ammonisce Panebianco con un immaginifico giro di parole, bello il messaggio evangelico di aiutare gli ultimi, ma i contribuenti? Le tasse? Il nostro amato tornaconto? Noi cosa ci guadagniamo?
E invece, perbacco, la convenienza sì che è un criterio valido! Perché persino Panebianco si rende conto di alcune cosucce: che siamo vecchi, che l’immigrazione ci serve, che quando finirà la crisi avremo bisogno di nuova forza lavoro (astenersi vecchi e bambini, quindi) e persino di nuovi consumatori per il nostro mercato interno. Non ha dubbi, il guardiano delle frontiere Panebianco: il criterio da seguire è quello della convenienza (e dice: “per quanto arido e meschino possa sembrare”, excusatio non petita e coda di paglia infiammabile). E dunque, via con la selezione. Sì, proprio: così la selezione dell’immigrato. Sa fare l’idraulico? Prego si accomodi, ci può servire. Lei invece è stata torturata e violentata dagli sgherri di una dittatura africana? Spiacenti, non c’è posto, non ci conviene, abbiamo già abbastanza perdigiorno, qui. Non fa una grinza, diciamolo. Panebianco pone finalmente, senza se e senza ma e anche senza vergogna, le basi teoriche dello Stato “disumanitario”. Davanti all’universo di gente, uomini, donne, persone che fuggono dai posti in cui non riescono a vivere, vuole fare una selezione. La selezione della specie, appunto. Sui criteri di selezione, si può aprire il dibattito, certo, e Panebianco dice la sua. Per esempio lui vorrebbe che immigrasse qui da noi “mano d’opera specializzata”. Che so, ingegneri spaziali, biologi molecolari, esperti di nanotecnologie. Pure muratori e camerieri non gli vanno più bene, perché, spiega, “un Paese economicamente avanzato non può permettersi di importare troppa mano d’opera non qualificata”. Insomma, astenersi perditempo. Ma poi, per non irrigidire troppo i criteri di selezione, si può anche procedere per grandi linee. Per esempio, ci dice il Panebianco al culmine della sua arringa, sarebbe meglio importare immigrati di cultura cristiana-ortodossa, piuttosto che i soliti islamici che poi magari vogliono un posto per pregare e ci incasinano il piano regolatore con le loro moschee. Ecco sistemato l’antico dubbio su cosa scegliere tra accoglienza e convenienza: la prima è un lusso per mollaccioni cattolici e laici stupidamente umanitari, la seconda è un affarone. Sulla convenienza di avere pensatori come Panebianco, invece, il dibattito è aperto: lo stato disumanitario che gli piace tanto sarà abbastanza cinico da apprezzarlo.
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si merita l’italo-canadese Marchionne(un tipo capace di delocalizzare la sede di via solferino nelle notti di baires convincendoti che sei sempre padrone del tuo destino)
non potremmo applicare la teoria di panebianco ai parlamentari ?
non potremmo applicare la teoria di panebianco a panebianco, sulla cui utilità è lecito nutrire dubbi?
e sopratutto Panebianco dimentica che la selezione all’ingresso la facciamo già, perchè con la Bossi-Fini non puoi entrare se non hai già trovato un lavoro
E comunque Panebianco dimentica che di “mano d’opera specializzata” (ingegneri spaziali, biologi molecolari, esperti di nanotecnologie) non sappiamo che farne [vedi ad es. http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/15/fuga-cervelli-scuola-e-lavoro-in-italia-mondi-separati-e-chi-se-ne-va-non-torna/843443/ ]
La sintesi riportata da Robecchi e` precisa e descrive bene cosa avviene altrove. Da queste parti, dove gioco a fare l`immigrato, si accettano sia manodopera poco qualificata che tecnici esperti, ma stanno iniziando a stringere, visto che la fase espansiva e` finita. Fatti salvi i casi speciali (rifugiati, perseguitati), non vedo cosa ci sia di male a scegliere gli immigrati che servono all`economia, sia esperti, sia inesperti. Si possono fare eccezioni per i giovani che vogliono studiare e hanno ottime capacita`, immagino. Ripeto, si fa cosi` in molti altri paesi.
Alla politica italiana sono utili gli immigrati disposti a lavorare gratis sei mesi all’anno per pagare le tasse. Al capitalismo italiano sono invece utili gli immigrati disposti a lavorare in nero alla paga di una cicca, per esempio nella raccolta dei pomodori o dei clementini calabresi. Sia alla politica che al capitalismo è invece più che sufficiente la manodopera specializzata, tanto è vero che stanno attuando in simbiosi straordinaria una strategia vergognosa di esportazione della stessa.
per una vera meritocrazia nell’immigrazione
si a Panebianco, solo se utile.
premessa: io faccio l’analista finanziario ma sono di estrema sinistra, quindi mi ritrovo a votare sempre il meno peggio
ma sull’immigrazione, i liberisti e libertari nostrani di cui Panebianco è maestro (voleva essere il riferimento italiano dei neocons, non dimentichiamolo) fanno davvero ridere: la loro bibbia prescrive la libera circolazione di capitale, merci e persone, proprio con il fine di poter pagare una sputacchia il lavoro. basta leggere qualche racconto di Bukosky (dove si parla di sesso, quindi dovrebbe essere comprensibile dai leghisti) per capire che la flessibilità della manodopera e il recupero di produttività quello significa
quindi dovrebbero fare il favore: dichiararsi ESPLICITAMENTE x la chiusura delle frontiere, di ogni progetto internazionale e la difesa di ogni corporazione, come ai tempi del fascismo, ma senza neanche quei piccoli passi di welfare introdotti dal puzzone, che bisogna risparmiare. poi però mi spiegano come rifanno girare l’economia, col turismo russo qui a Kurma o col plizcamtutali? e la Mafia poi a chi lo chiede, il pizzo?
è giusto chiedere il sostegno europeo perché l’immigrazione è una questione europea. ma abbiamo bisogno non di chi ci paghi le pensioni ma di chi regali i sogni che Panebianco et similia ci han fatto perdere x strada