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Rifarsi una verginità è più facile che perderla

mercoledì, 5 Dicembre 2012

Comincia da oggi la mia collaborazione con Il Fatto quotidiano. La rubrica "Piovono pietre" comparirà ogni mercoledì.

Non so come siete messi, amici, ma qualcosa mi dice che non chiamereste Landrù a tenere un corso prematrimoniale. E che nemmeno nei peggiori giallazzi americani il serial killer dice la sua sulla nomina del capo della polizia. Eppure durante il grande festival delle primarie, il corpaccione del popolo della sinistra, nei suoi movimenti ondulatori (chi siamo?) e sussultori (wow! esistiamo!), ha dovuto subire anche questo: una valanga di esponenti della destra che gli facevano la lezioncina di democrazia col ditino alzato. E’ un po’ come se, dopo anni di peregrinazioni nel deserto, al dibattito sull’elezione di Mosé si fossero presentate le cavallette, o il faraone in persona. Va detto che quanto a umiliazioni (specie dei suoi dirigenti) l’elettorato del centrosinistra è ampiamente vaccinato. Però accendere la tivù e trovarsi di fronte una signorina di Libero che insegna i sottili meccanismi della democrazia ai nipoti di Berlinguer – alcuni dei quali si sono spinti sull’orlo dell’abisso magari persino leggendo dei libri –  fa un certo effetto, tipo unghie sulla lavagna, ecco. I medici la chiamano “ansia da riposizionamento”, e se non capite il linguaggio tecnico figuratevi un po’ una specie di 25 aprile aperto, libero, gratuito e assistito dove marcia nelle prime file chi ha levato l’orbace da cinque minuti. “Grazie per avermi fatto sentire in un paese normale”, ha detto Monica Maggioni alla fine del dibattito tivù tra Renzi e Bersani. E non era un’omonima, ma proprio la stessa Monica Maggioni che sostenne Minzolini, mentre certe sue colleghe invise lasciavano il posto o venivano sospese, in un paese anormale. Anche ai renziani più accesi, sarà corso un brivido per la schiena sentendo Sofia Ventura, politologa insigne, battersi come un leone per il rinnovamento del Pd. Ideologa di Fini prima – quello de “i gay non possono fare i maestri” – poi affascinata da Sarkozy e infine pasdaran della rottamazione made in Pd. Un po’ troppo, anche senza scomodare Flaiano e il famoso carro del vincitore. Certo, la gara per il “bacio della morte”, escludendo il fuoriclasse Ferrara, è affollata di concorrenti. Mentre Pierluigi Bersani ci è stato almeno un po’ attento –  per esempio scongelando D’Alema a ballottaggio finito – Matteo Renzi ci è cascato con tutte le scarpe. Ora che ci aspettano elezioni politiche con una destra irrilevante e cabarettista, lo spettacolo d’arte varia sta per andare in scena. Ci sarà il giocoliere monco, la donna barbuta, l’uomo missile, e naturalmente il problematico progressista critico dell’ultim’ora appena sceso dal treno di cartone, sì, ma con la valigia Vuitton. Avremo ex alfaniani riflessivi che discettano di stato sociale, oppure verdiniani un po’ infeltriti dal candeggio. Oppure ex portavoce fulminati dalla conversione, che vedranno la luce come John Belushi nel Blues Brothers. Per non dire poi degli antri infernali del girone informazione-cultura-spettacolo, dove rifarsi una verginità è addirittura più facile che perderla. Ora, sapendo che il popolo della sinistra (e circonvicini) è sensibile agli appelli accorati, eccone uno: state pronti. Combattete lo stupore. Frenate gli istinti. E soprattutto riordinate per tempo il mesto archivio dei ricordi, ripassando una storia recente di sberleffi, prese in giro e umiliazioni. Ripassate, gente, ripassate. Perché – per carità – è vero che solo cretini non cambiano mai idea. Ma è vero anche che i furbi la cambiano quando conviene. E’ una bella gara, da vedere in tribuna. Sarà divertente.

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