Passa al contenuto principale

Due o tre cosette sulle regole (delle primarie, e non solo)

mercoledì, 28 Novembre 2012

Due o tre cosette sulle regole delle primarie le vorrei dire anch’io, visto che impazza il dibattito sull’argomento. E anziché affacciarsi sulle questioni “tecniche” (che per quanto tecniche sono un chewingum che ognuno tira da una parte e dall’altra), vorrei fare il punto su alcune questioni di principio (si può ancora dire “di principio”, o si parla solo di tattica?).
Dice per esempio Luca Sofri (qui) che un conto è la duttilità e un conto la coerenza cieca. In sostanza, cambiare le regole del fuorigioco tra il primo e il secondo tempo no, ma cambiare le regole dei rigori dopo i supplementari sì. Per quanto, mi risulta, non sia mai successo (si tirano i rigori come stabilito al primo minuto, e poi, casomai, si cambiano alla prossima finale).
Ma gli argomenti che vorrei avanzare sono di natura più politica. Vediamo.
Il paese esce da una fase politica in cui di ogni regola è stata fatta strage. Un signore comandava forte di una maggioranza mai vista prima e si faceva leggi e regolamenti su misura. Il Pd, pur con una opposizione molle-molle e a volte compiacente (una su tutte: il mai combattuto conflitto di interessi) ha tenuto botta almeno su un punto: non si possono cambiare le regole in corsa. Se ora il Pd accettasse di cambiare regole che lui stesso si è dato per le sue primarie, a tre giorni dal ballottaggio, dimostrerebbe che nemmeno quel principio sacrosanto riesce a stare in piedi e sarebbe un’enorme sconfitta politica. In qualche modo, diciamo così, lo spirito di Berlusconi aleggerebbe ancora sul Paese, cosa che preferirei evitare per i secoli a venire. Io, per esempio, perderei quella (poca, peraltro) fiducia in uno schieramento che si cambia le regole a partita iniziata, contraddicendo l’unico barlume di linea avuto negli ultimi anni.
A chiedere di cambiare le regole è una delle due parti in causa, quella renziana. Già questo è inammissibile. Se, come dice Luca Sofri, è preferibile una certa duttilità a un cieco rigore, è assolutamente necessario che questa duttilità sia condivisa. Se lo chiede una parte sola, la questione è già risolta da sé: o tutti i calciatori in campo vogliono cambiare (ok, mai visto, ma parliamone), oppure vuol cambiare il regolamento una squadra sola (pietra sopra, e morta lì).
Infine: quale calcolo politico e/o di convenienza tattica sta dietro a questa richiesta di cambio delle regole? Si dice: Renzi avrebbe una base elettorale più ampia di quella del Pd bersaniano e quindi tutto l’interesse a far votare anche chi con il Pd, il centrosinistra, la sinistra e compagnia bella non c’entra niente. Se da un lato questo ragionamento è politicamente accettabile (dopotutto, aumentare la propria base elettorale è utile a ogni partito), dall’altro pone alcuni problemi. Per esempio: è ammissibile che chi non appartiene – in un modo o nell’altro – alla sinistra possa dire la sua su chi la sinistra candiderà come premier? Magari chi per anni è cresciuto e pasciuto sotto l’ombrello berlusconiano e oggi, vista la fine ingloriosa di quell’esperienza, viene a dire la sua nel “mio” campo?
Penso agli elettori, certo. Ma penso anche ai molti commentatori visti e sentiti in questi giorni nell’orgia di talk-show nazionali. Gente orgogliosamente schierata con la destra, anche su posizioni estreme (un Ferrara, una Sofia Ventura, eccetera) si schiera apertamente e anzi sembra combattere (pro-Renzi) nel dibattito che si svolge in casa d’altri. Bene, non è corretto, ha tutta l’aria di un’Opa ostile su un partito avversario, e questo ingenera parecchi dubbi.
Come dice Luca Sofri (che cita Bersani), noi “siamo gente perbene”. Giusto, noi. Altri un po’ meno. Tenerli fuori non mi pare un delitto, anzi.
Sulle “giustificazioni” da portare al seggio, ci sarebbe occasione di satira, è vero. Però si sa com’è, una volta fatta una regola, bisogna fare in modo che la si rispetti, e qualche controllo in qualche modo bisogna applicarlo. E poi, anche qui, entra in campo un discorso più ampio. Perché tanta gente per bene che a queste primarie ha pensato, discusso, dibattuto, sofferto, litigato, è andata a votare, e ci riandrà, deve vedere entrare in campo tanti giocatori che non si sono mai nemmeno allenati e ora pretendono di tirare il rigore? E’ un po’ assurdo, no?  A chi oggi, a tre giorni dal ballottaggio, si sente investito dal sacro fuoco del dibattito politico, si potrebbe dire che poteva infiammarsi un po’ prima, come hanno fatto più di tre milioni di “brave” persone.

Commenti (11)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.


Ultimi articoli