Quel soldato non è Ryan
Vorrei premettere che sono contrario ai terremoti, ai furti d’auto e alla galera per i giornalisti, così la facciamo finita con il martire Sallusti. Sono contrario alla galera anche per un sacco di altra gente, specie i poveracci di cui nessuno parla quando vanno a finire nell’inferno delle galere italiane senza che nessuno gridi alla democrazia minacciata. Ma in margine al caso Sallusti c’è anche dell’altro, ed è la storiella bella della nostra informazione. Prima fase: si lancia l’allarme, aiuto, arrestano il direttore Sallusti! Seconda fase: coro unanime, giù le mani dalla libertà di stampa! Terza fase: altro coro unanime, basta coi reati d’opinione! Insomma: un paese che si divide su tutto e se le dà di santa ragione per ogni minima cazzata, si ritrova compatto dietro al direttore condannato. Poi, lentamente… un piccolo sito… qualcuno che si degna finalmente di leggere qualche carta… un minimo di senso critico… E così si scoprono (dopo una settimana di pianti a dirotto) alcune cosette. Uno. Che un conto sono le opinioni e un conto le notizie false che diffamano. Due. Che l’articolo querelato lo scrisse Renato Farina (su Libero nel 2007), giornalista radiato dall’Ordine che non poteva scriverlo. Tre. Che il direttore Sallusti non doveva farlo scrivere. Quattro. Che lo stesso articolo conteneva cristalline falsità. Cinque. Che in oltre cinque anni il direttore Sallusti non ha trovato tempo e spazio per chiedere scusa o rettificare. Che poteva fare di peggio, Sallusti, bruciare l’arrosto? Ce n’è abbastanza per uscire dal coro: parlare di Sallusti come del martire della libertà di stampa è come nominare Barbablù consulente matrimoniale. Finisce con giornalisti che si insultano, con Feltri che dice a Farina “vigliacco”, con Mentana che gli dice “infame”, con la frenetica corsa ai ripari (una nuova legge, presto!), con il chiacchiericcio giornalistico, con la solita rissa da stadio. Intanto, alla povera ragazzina che quell’articolo faceva a pezzi, umiliava e insultava in ogni modo (lei, la madre, il padre, il magistrato, il medico) nessuno ha sentito il bisogno di chiedere scusa. Ecco. Lo facciamo da qui, da un giornaletto cialtrone che pubblica vignette e satira, che non prende niente sul serio, che usa lo sberleffo e il paradosso. Solidarietà vera, non al martire Sallusti, ma, per una volta, alle sue vittime. Perché si può ridere su tutto, ovvio, ma ogni tanto – succede – non c’è niente da ridere.
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Ti adoro….citerei la carta di Treviso!
Mitico Robecchi!
C’è ancora qualcuno che ragiona ragionevolmente in Italianistan; siamo pochini, però.
Già, abbiamo tutti dimenticato la vicenda di quella povera ragazza.
Grazie per avercela ricordata…
Quasi mai vengono ricordate le vittime dei reati. Nel sentire comune esiste solo la contrapposizione tra chi commette il reato e il giudice, quando le vere parti in gioco sono “vittima” e “carnefice” (più semplicemente chi ha danneggiato, e chi ha subìto il danno).
Coloro che subiscono il torto, le vittime, letteralmente NON ESISTONO sulla stampa italiana.
In Parlamento sono presenti sia dei condannati, sia molti avvocati, e cioè i difensori (vorrei dire i “rappresentati”) dei condannati. Non c’à mai stato un solo rappresentante dei danneggiati.
Penso che se fossero questi ultimi a fare le leggi, saremmo messi molto, ma molto meglio!
Grazie, Alessandro Robecchi, grazie a nome di quella ragazzina vittima anche di Dreyfus (!) e a nome di tutti coloro che sono stati oggetto di violenze o ruberie, e che non hanno mai avuto neanche la consolazione di sentirsi dare del “poverino!”.
Le vittime sono sempre certe, i colpevoli individuati, invece, quando non sono rei confessi, lasciano sempre dei dubbi. Io penso che sia per questo motivo che il fatto ci porta a discutere più dei presunti colpevoli che delle vittime. Dal momento però che si cercano le responsabilità dei delitti è evidente che sotto sotto in primo piano ci sono sempre le vittime… Ricordarle ed essere partecipi esliciti del loro dolore e di quello dei loro cari è comunque sempre opportuno, necessario, umano. Lo scritto Sallusti/Farina esula ovviamente dal mio discorso generale. Quello che hanno scritto è un reato talmente evidente che offende di brutto l’intelligenza di qualsiasi lettore vivente in un Paese progredito e civile come il nostro.
Bravo Robecchi! senza tante balle e senza tirare in ballo la libertà di stampa, il presidente della repubblica, la galera, i diritti, le caste… la verità è che c’è un verme, la betulla farina, che scrisse un commento infame, terribile, stupido e assurdo per strumentalizzare una vicenda su cui non aveva capito niente, venendo meno alla prima regola: “informati prima di giudicare”… e c’è la responsabilità, grave, di un direttore che non ha avuto il coraggio di chiedere scusa… e non solo al giudice, ma soprattutto a quella povera ragazza e a sua madre, sulla pelle delle quali aveva vergognosamente contribuito alla costruzione di un “caso“…. inesistente.