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Quel soldato non è Ryan

domenica, 30 Settembre 2012

Vorrei premettere che sono contrario ai terremoti, ai furti d’auto e alla galera per i giornalisti, così la facciamo finita con il martire Sallusti. Sono contrario alla galera anche per un sacco di altra gente, specie i poveracci di cui nessuno parla quando vanno a finire nell’inferno delle galere italiane senza che nessuno gridi alla democrazia minacciata. Ma in margine al caso Sallusti c’è anche dell’altro, ed è la storiella bella della nostra informazione. Prima fase: si lancia l’allarme, aiuto, arrestano il direttore Sallusti! Seconda fase: coro unanime, giù le mani dalla libertà di stampa! Terza fase: altro coro unanime, basta coi reati d’opinione! Insomma: un paese che si divide su tutto e se le dà di santa ragione per ogni minima cazzata, si ritrova compatto dietro al direttore condannato. Poi, lentamente… un piccolo sito… qualcuno che si degna finalmente di leggere qualche carta… un minimo di senso critico… E così si scoprono (dopo una settimana di pianti a dirotto) alcune cosette. Uno. Che un conto sono le opinioni e un conto le notizie false che diffamano. Due. Che l’articolo querelato lo scrisse Renato Farina (su Libero nel 2007), giornalista radiato dall’Ordine che non poteva scriverlo. Tre. Che il direttore Sallusti non doveva farlo scrivere. Quattro. Che lo stesso articolo conteneva cristalline falsità. Cinque. Che in oltre cinque anni il direttore Sallusti non ha trovato tempo e spazio per chiedere scusa o rettificare. Che poteva fare di peggio, Sallusti, bruciare l’arrosto? Ce n’è abbastanza per uscire dal coro: parlare di Sallusti come del martire della libertà di stampa è come nominare Barbablù consulente matrimoniale. Finisce con giornalisti che si insultano, con Feltri che dice a Farina “vigliacco”, con Mentana che gli dice “infame”, con la frenetica corsa ai ripari (una nuova legge, presto!), con il chiacchiericcio giornalistico, con la solita rissa da stadio. Intanto, alla povera ragazzina che quell’articolo faceva a pezzi, umiliava e insultava in ogni modo (lei, la madre, il padre, il magistrato, il medico) nessuno ha sentito il bisogno di chiedere scusa. Ecco. Lo facciamo da qui, da un giornaletto cialtrone che pubblica vignette e satira, che non prende niente sul serio, che usa lo sberleffo e il paradosso. Solidarietà vera, non al martire Sallusti, ma, per una volta, alle sue vittime. Perché si può ridere su tutto, ovvio, ma ogni tanto – succede – non c’è niente da ridere.

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