Senza sinistra. Il sogno della destra: battere la destra con una destra light

La terra ai contadini! I soviet più l’elettrificazione! Il Palazzo d’inverno! A leggere certi giornali, a prendere sul serio certi commenti pensosi e densi della compagnia di giro (sì, sono sempre quelli) sembra che lo scenario attuale sia grottescamente rivoluzionario, con un Pd che prepara l’insurrezione delle masse popolari, e mette ai margini – nell’impossibilità di sterminarli come kulaki – i campioni della povera minoranza interna, fatta di martiri riformisti schiacciati dal tallone stalinista di Elly Schlein. Bello. Un po’ più magico di un episodio di Harry Potter e un po’ più fantasy del Trono di spade, ma che ci volete fare, il genere piace. La tesi è semplice: Meloni governa perché l’opposizione è troppo di sinistra, troppo radicale, troppo rivoluzionaria. Se l’opposizione fosse più riformista, allora sì che Giorgia vedrebbe i sorci verdi! E invece così, con un Pd che propone l’abolizione della proprietà privata e i piani quinquennali, la gente si spaventa.
Si capisce bene la narrazione della destra, che è fatta di titoli a effetto, provocazioni, come chiamare “comunisti” quelli del Pd, e amenità consimili, compreso l’ex ministro riciclato alle regionali campane che ostenta il braccialetto da liceale avanguardista in partenza per Fiume (“Poveri comunisti”, c’è scritto). E’ un intreccio di strabismi, esagerazioni, iperboli, per convincerci che la minaccia alle nostre vite, così pasciute e tranquille, benestanti e spensierate, arriva dai bolscevichi di Elly.
Si aggiunge alla fiction para-fascista che scova comunisti ovunque (vi vedo che dite: “Ma magari!”, ndr) una pattuglia sempreverde di pensosi e moderatissimi commentatori, riflessivi e severi, che ci assicurano che ciò che fa perdere “la sinistra” sono quelli di sinistra, perché se “la sinistra” fosse di centro avremmo meno problemi. Traduco dal gallidellaloggia all’italiano: se quei cretini di sinistra non fossero di sinistra andrebbe tutto benissimo. Perché, è l’assunto, a quelli lì non interessa il Paese, il progresso, la giustizia sociale o altre amenità simili, ma solo rompere il cazzo (perdonate il francesismo). Scrive Galli della Loggia: “Al radicalismo di sinistra non interessa la costruzione di un asilo o l’aumento delle pensioni: interessa sentirsi dalla parte giusta della storia”. Capito gente? Con meno sognatori, con persone più disposte ogni tanto a sentirsi dalla parte sbagliata della storia (e che ci vuole? Basta comprare più armi, o tifare genocidio) avremmo forse più asili e pensioni più alte. Che poi le pensioni siano state bloccate da un governo (Monti-Fornero) sostenuto dalla sinistra proprio nella sua fase “tecnico-riformista” è un dettaglio facile da dimenticare. E un altro dettaglio è che quel riformista là, quello toscano che per qualche anno prese in ostaggio il Pd, prometteva “mille asili in mille giorni”, che è ancora una delle battute più esilaranti del dopoguerra. Insomma, abbiamo avuto i riformisti, ma gli asili e le pensioni no, e ora se non abbiamo asili e pensioni – ci dice Galli della Loggia – è colpa di quella componente “estremista” della sinistra che impedisce agli eroi riformisti – gente dello spessore inaudito di un Guerini o di una Picierno – di riportare il partito alla ragionevolezza moderata. Il messaggio è chiaro: per lottare contro la destra di Giorgia serve una destra light, accomodante, armata, liberale, liberista, amica del potere, che legge Galli della Loggia. Insomma combattere la destra senza sinistra, che è il sogno imperituro di tutte le destre.
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Ottimo articolo. Grazie, Robecchi!
È sempre bello leggerLa, sia come autore sia come opinionista politico. Soprattutto si apprezza il suo inmancabile sottile umorismo.