Binario morto. Salvini ha la soluzione geniale per il caos: meno treni per tutti

Il peggior ministro dei trasporti dall’invenzione della ruota, Matteo Salvini, parla di tutto meno che di trasporti, c’è da capirlo: nessun cacciatore parla volentieri di quella volta che mancò la lepre e si sparò in un piede. Esiste ormai una vastissima e deprimente letteratura sulla mobilità ferroviaria italiana, che andrebbe rilegata in più volumi (Autori Vari) e consegnata alle biblioteche. E’ composta in gran parte dalle lettere ai quotidiani di viaggiatori che, si suppone finalmente giunti a destinazione, raccontano le loro ore (a volte giorni) di odissea per andare da qui a là con regolare biglietto, prenotazione, scelta del posto e che si ritrovano a elencare ritardi, disguidi, partenze rinviate, tabelloni luminosi che servono ormai solo a comunicare tempi di attesa, disagi, ore sotto il sole nelle carrozze ferme, ore al gelo nelle carrozze ferme, ore in stazione a guardare le carrozze ferme. Un’altra letteratura, a diffusione orale, questa, più popolare, elenca le cose che i viaggiatori farebbero al ministro dei trasporti, se potessero. Anche qui l’elenco sarebbe lungo, ma rinunciamo perché bisogna rifuggere da sentimenti come vendetta e crudeltà, ci limiteremo a dire che nessuno auspica che il ministro venga legato ai binari, solo perché la probabilità che poi il treno non passi è diventata piuttosto alta.
Una volta fu colpa di un chiodo, che fermò mezza Italia, poi dei cantieri, poi del destino, poi del grande traffico, poi dell’incidente tecnico. Probabilmente Salvini si tiene la scusa delle cavallette o dei meteoriti come ultima chance, per le prossime volte che andrete in stazione e troverete solo la stazione. Ma insomma, chi si prenda la briga di avventurarsi nel labirinto lisergico dei suoi social, le bacheche su cui Salvini scrive i suoi pensierini, ci troverà di tutto tranne che i treni fermi, o in ritardo, o soppressi. Moltissimi post contro gli immigrati, qualcuno sul Milan, un po’ di storie strappalacrime come il cane infreddolito che trova rifugio in caserma, gli auguri di Natale, Capodanno, Epifania, Trump, Musk, Le Pen, Orban, la pallavolo, la bambina di otto anni che rompe il salvadanaio per fare il regalo alla mamma. Ma treni niente, zero, nemmeno l’ombra. Nell’immaginario del ministro delle infrastrutture i treni non esistono, e se ogni tanto si parla di trasporti collettivi (bisogna risalire al 4 settembre 2023, centinaia di post orsono) è per dire che ha precettato i lavoratori in occasione di uno sciopero.
Si dirà, come fanno i sette-otto leghisti che ancora lo sostengono, che non è tutta colpa sua, poverino, anche se, di fronte a un’emergenza, è il ministro che dovrebbe intervenire, non la Provvidenza, specie perché i vertici delle ferrovie sono di nomina politica, e quindi si torna sempre lì. Qualche idea però ce l’ha anche lui – siamo onesti – e la più luminosa è quella di ridurre le corse del 15 per cento, che non fa una piega, e siamo del resto sicuri che se partisse un treno solo, probabilmente arriverebbe in orario. Quindi potremmo chiedere al ministro Salvini di non essere timido, di spingere su questa sua intuizione, inaugurando in pompa magna il Monotreno, un solo convoglio al giorno con biglietto da 80.000 euro e tutti i comfort, compresa la carrozza “silenzio” dove nessuno può dire ad alta voce cosa farebbe, se potesse, al ministro dei trasporti. Una soluzione che metterebbe un po’ in crisi gli italiani che devono spostarsi, è vero, ma che preserverebbe le decine di miliardi stanziati per il ponte sullo Stretto.
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Scommettiamo che daranno la colpa agli anarchici? Sabotaggio dei treni per mettere in cattiva luce il ministro della legalità e dell’ordine, quello tutto di un pezzo (di salame) che vuole costruire il ponte a sua imperitura memoria.
Dicono che ha già dato la colpa alla Sinistra…gli anarchici arrivano quindi secondi….
Probabilmente il governo ha intenzione di seguire le orme di Milei in Argentina (e dei suoi predecessori): prendere una vasta e organizzata rete ferroviaria e ridurla a un paio di linee metropolitane. Il resto si butta via, desertificando il Paese. D’altra parte sono decenni che si taglia sul trasporto ferroviario: via le Officine, via i binari di soprasso in stazione, via la maggior parte delle Stazioni, ridotte le fermate, via i Depositi Locomotive, tutti i lavori esternalizzati. Chiaro se un guasto avviene e non ci sono linee secondarie su cui istradare i convogli (e le locomotive adatte), si resta fermi.
Il 15 per cento è una nuova declinazione del glorioso tagliamo i rami secchi. D’altra parte, nei frutteti e nei giardini inizia ad esser stagione di potature, quelle vere che rinvigoriscono le piante. E, allora, non volete dar nuovo vigore all’organismo ferroviario nazionale tagliuzzandolo qua e là? Che ce ne facciamo di tutte quelle corse verso Bassano del Grappa, Biella e Cavatigozzi? Sfoltiamole, diamine!
Caro Alessandro, ancora una volta se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere.
La soluzione di ridurre le corse è identica a quella adottata da ATM Milano per ovviare alla carenza di conducenti; si riduce il volume d’offerta e così si riduce la percentuale di corse saltate. Peccato che Salvini stia compiendo, tra gli altri, due misfatti: precetta i lavoratori che scioperano per la mancanza di contratto e, così facendo, li fa imbestialire ancora di più, perchè loro, a differenza sua, con lo stipendio ci campano. Secondo: continua ad insistere per il Ponte scordando che una infrastruttura costosa e pericolosa come quella – l’Area è prossima ad un vulcano, ha un passato nemmeno troppo remoto di zona sismica – è una idea folle perchè mancano totalmente le infrastrutture di connessione, strade, ferrovie, sia dal lato calabrese sia da quello siciliano. Se volesse vada un giorno a Messina e provi a raggiungere Palermo con i mezzi pubblici… auguri e selfie con l’orologio