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Armi. Si potranno usare i nuovi F-35 per far funzionare i Pronto soccorso

mercoledì, 18 Settembre 2024

Forse per far funzionare i pronto soccorso presi d’assalto dagli italiani che non trovano il medico di base, si potranno usare i cacciabombardieri a decollo verticale F-35, quelli per cui i soldi si trovano, ci mancherebbe. E infatti dopo averne comprati 90 e aver accertato che non sono esattamente questo prodigio di tecnologia – e che costano in manutenzione come un paio di manovre finanziarie – ne acquistiamo un’altra ventina, anzi venticinque, come diceva Totò: fai vede’ che abbondiamo. Intanto viene in visita il premier laburista inglese Starmer, quel laburista che piace alla sedicente sinistra con l’elmetto armiamoci-e-partite, il quale parla con Giorgia Meloni, ma soprattutto con Leonardo, cioè il nostro pregiatissimo mercante e costruttore d’armi. Ci rassicura: il progetto Tempest, cioè un altro cacciabombardiere ancora più fico, va avanti. Meno male, ci stavamo preoccupando. Forse questi Tempest, una volta pronti, serviranno, che so, a distribuire dal cielo l’assegno unico, o la parità di salario tra uomini e donne, speriamo. Nel frattempo, aspettiamo i primi frutti degli otto miliardi che spenderemo in carri armati da qui al 2037, li compriamo in Germania, perché vai a sapere, magari aiuteranno la natalità che è un altro nostro problemino nazionale, niente aumenta la libido come sapere che hai un carrarmato in garage. Oppure daranno una mano ad alzare il potere d’acquisto degli italiani, che in Europa è superiore (di poco) solo a quello dei greci.

Insomma, da qualunque parte la vediamo c’è questa verità inconfutabile: un paese con le pezze al culo, in cui praticamente tutti gli indicatori sono in discesa, che festeggia una curva il salita: quella della spesa militare, per armamenti, per aggeggi mortalissimi e inquinantissimi.

Ora che la madre cristiana yo soy Giorgia è in cerca di venticinque miliardi come un cane da tartufo per far quadrare i conti, non c’è quasi nessuno (a leggere i giornali e a sentire i telegiornali proprio nessuno) che si alza a dire che quei soldi ci farebbero comodo per altre quisquilie, che so, la scuola, la sanità, il welfare, magari (sogno) un salario minimo, oppure (deliro) un reddito di sostegno ai poveri. La parola d’ordine è chiara: riempire gli arsenali e svuotare i granai.

La leggenda messa su per giustificare tutti questi bei soldini spesi per comprare armi è semplice semplice: Putin arriverà a Lisbona, dobbiamo difenderci, basta dipendere dagli Stati Uniti, viva l’Europa, eccetera eccetera. Europa che dunque, al momento, sembra aver fatto almeno due cose: una moneta, per cominciare, e molte armi nella fase attuale. Proprio quello di cui hanno voglia e bisogno gli europei, no? Non siamo solo noi, va detto. Nel mondo, nel 2023, la spesa per armamenti è arrivata a toccare la bellezza di 2.243 miliardi di dollari (di cui il 55 per cento Nato), il che significa che l’apparato industriale-tecnologico-militare è ormai troppo grosso per essere limitato. Cioè: l’intreccio della produzione e compravendita di armi è ormai un pilastro dell’economia, e se si cominciasse a fare una moratoria sulle armi, sulla ricerca militare, sui giocattolini che ci piacciono tanto, ci sarebbe una recessione che non pagherebbero i generali, o i ministri della diesa, o gli amministratori delegati di Leonardo, ovvio, ma la signora Pina che va a fare la spesa. Quindi serve più guerra, non meno, serve soffiare sul fuoco, non spegnerlo. Investire sulla distruzione, insomma. Su, pensateci mentre fate dodici ore di coda al pronto soccorso.

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