Abbracci. Dibattere con Casa Pound è come giocare a calcio con Gasparri

Prima ti spacco la testa e poi… parliamone. Di tutto il tragicamente grottesco a disposizione nel Paese, la vetta più alta di demenza, provocazione, insulto all’intelligenza, è il comunicato di Casa Pound dopo il pestaggio torinese del cronista Andrea Joly, per mano di suoi attempati arditi (45 anni l’uno, 53 l’altro, quelli finora identificati). Dopo il pestaggio, il clubbino dei picchiatori ha diffuso una nota che è forse peggio delle bastonate, invitando il pestato (“Se non cerca solo visibilità”, testuale) a partecipare a un dibattito sulla violenza alla loro festa, che è un po’ come invitare Matteotti a dibattere sul suo omicidio, sempre, naturalmente, se non è in cerca di visibilità. Non è il caso qui di discutere sulla capacità di provocazione di alcuni arditi, non merita, diciamo.
Ora si dibatte argutamente sullo scioglimento di Casa Pound, dopo il pestaggio di Torino, come si discusse animatamente sullo scioglimento di Forza Nuova dopo l’assalto alla Cgil. Allora c’era Draghi con la sua agenda, ora c’è Meloni con i suoi arditi, cambiando l’ordine degli inquilini di Palazzo Chigi il risultato non cambia: il manipolo di balilla, aggressivi e ignorantissimi, non ha nulla da temere. Ne riparleremo (inutilmente) alla prossima violenza.
La provocazione degli anziani balilla di Casa Pound contiene però un piccolo nocciolo dello spirito dei tempi: la belluina ipotesi che “parlandone” si possa sistemare la faccenda. E del resto proprio loro ne sanno qualcosa, perché in tempi passati hanno accolto nelle loro sedi, vantandosene, fior di giornalisti, che hanno accettato “il dibattito” cascandoci con tutte le scarpe. Si consegnò così ai balilla
una legittimazione: sì, sono estremisti, ma in fondo bravi ragazzi. Insomma, il “dibattito”, la contiguità, il consociativismo in nome del “confronto” è diventato una specie di lasciapassare che lava tutti i peccati. Poi arrivano le bastonate, ma che ci volete fare, dettagli.
Una faccenda che nella politica italiana ha molti padri, dal Violante de “i ragazzi di Salò”, al Veltroni del “Non esistono nemici, solo avversari”. Approccio morbido e rassicurante: tranquilli, gente, i nemici non ci sono più, uh, che brutta parola! Divergenze, ecco! Niente che non si possa risolvere con un bel dibattito, una chiacchierata, una rimpatriata goliardica.Mutatis mutandis, al netto della violenza e della paccottiglia fascista da mercatino della nostalgia, la cosa è parsa evidente la settimana scorsa, quando in una un po’ ridicola celebrazione di unità d’intenti e di strette di mano e abbracci, è andata in scena la famosa partita del cuore, tra cantanti e politici. La Russa, con Schlein, Fratoianni con Gasparri, Conte con tutti quelli che l’hanno selvaggiamente insultato per anni. Tutti amici e tutti sorridenti, in una overdose di consociativismo che metteva un po’ i brividi. Certo, che orrore la violenza politica, nessuno la evoca o la invoca, ma il pappa e ciccia tra chi colleziona busti del Duce e chi dovrebbe dar prova costante – per statuto, diciamo – di antifascismo, non è un bello spettacolo. Anzi, è uno spettacolo indecoroso per chi – molti elettori – si aspetta un’opposizione dura, intransigente, ferrea, non solo in Parlamento, ma nel paese, nelle impostazioni culturali, nella dignità. C’è tanta gente con cui bere un caffè e giocare a pallone, milioni di persone. Perché farlo con Gasparri? Con tutte le differenze del caso (non moltissime), è come andare a un dibattito sulla violenza con Casa Pound. In sintesi: una cazzata.
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Concordo su tutto. Per fortuna che c’è chi da parlare e scrivere senza peli sulla di lingua. Grazie
I parlamentari si sentono soli al parlamento. Sig! Una partita di calcio gli fa rimpiangere quello che volevano diventare? Vogliono apparire tutti come i veri buoni?
Nella vita reale e’ diverso, non si puo’ arrivare alla guerra civile, dobbiamo trovare un terreno comune in cui spegnere l’orgoglio sterile della “fiammella” e ritrovare una base comune di convivenza democratica, che le relazioni affettive hanno gia’ tessuto.
Come si fa a ricondurre la fattuale convivenza sociale di progressisti, uomini della destra, estremisti, a un sistema di pensiero democratico e annullare la componente violenta e di sopraffazione?
E soprattutto come si fa ad annullare l’idea di ISOLAMENTO (gruppi chiusi con nessuno scambio esterno) degli schieramenti, idea presente nella societa’ farlocca, che consente all’escalation di violenza di aumentare?
Perfetto!…
Sulla parte finale: per giocare la partita del cuore con “gli arditi…”, ci sarebbe voluto anche uno stomaco corazzato! Oppure, come penso sia avvenuto, l’ adesione occasionale ( fruttuosa? Ma per cosa?) Al ” pappa e ciccia”. Per il raccolto ottenuto ( economico, a favore…), ne è valsa la pena? Forse no.
Ciao Alessandro, sposo ogni cosa di quanto hai scritto. Uno dei problemi della politica a noi più vicina ma, e te ne parlo per esperienza diretta, anche del sindacato è che da tempo la parola CONFLITTO è da stata bandita e così il confronto magari aspro e senza perifrasi è diventato antesignano se non sinonimo di violenza ma non è così.
Figurarsi la contestazione… C’è un concetto che definisce questo stato di cose come post-democrazia o democrazia autoritaria.
Senza scomodare la psicanalisi, su ogni conflitto, genitoriale, generazionale, politico, aziendale, spesso sono state poste le basi di sviluppo e progresso.
La faccio breve e proclamo riprendiamoci da questa sbornia di tolleranza che ha lasciato spazio alle forze più violenti, retrive e oscurantiste in ogni campo. Grazie