Gaza. la dura rappresaglia di Rafah come la “zona di interesse” di Israele

Il quadrante 2371 della striscia di Gaza si colloca, nelle cartine dell’esercito israeliano, appena a ovest di Rafah, una città con oltre un milione di profughi, famiglie, donne, bambini, civili. In un volantino diffuso tra la popolazione, l’esercito di Israele ha indicato il quadrante 2371 come “safe zone”, cioè zona sicura, o “zona umanitaria”. Insomma, un posto dove chi non ha più nulla – scacciato dalle sue case al nord di Gaza rase al suolo, spostato verso il centro della Striscia, poi spostato a sud quando è stato raso al suolo il centro – può piantare una tenda. Poi, la sera del 26 maggio 2024, la “zona sicura” è stata bombardata da aerei israeliani con proiettili incendiari, facendo della “zona sicura” un rogo spaventoso. Il conto dei morti, 45-50 vittime, è un numero stupido: la quantità di persone che avranno la loro vita cambiata per sempre dalla notte del 26 maggio non è calcolabile, tra feriti, ustionati, bambini rimasti orfani, che hanno perso madri, padri, fratelli.
Conosco i balletti della propaganda, e quindi non mi dilungo: chi ha visto qualche immagine – sui social, più che altro, perché le televisioni non gradiscono, minimizzano – sa di cosa stiamo parlando. Stiamo parlando di Marzabotto, di Sant’Anna di Stazzema. Di una rappresaglia sulla popolazione civile innocente.
La guerra è brutta, la guerra è una merda, è tutto quello che ci fa schifo, chiunque la faccia. Ma quella di Gaza non è una guerra, o per meglio dire non è solo una guerra, ma una deliberata distruzione di un territorio (scuole, moschee, case, ospedali, tendopoli, campi profughi) accompagnato dallo sterminio della popolazione civile.
So che i sostenitori di Israele si offendono molto se qualcuno paragona l’attuale operazione israeliana alle gesta di quelle SS che compirono l’Olocausto, una macchia indelebile, incancellabile, sulla storia dell’umanità. Eppure, con le immagini e le notizie che ci vengono da Gaza, il paragone non sembra così assurdo. L’immagine del soldato israeliano che si fotografa mentre incendia la biblioteca di un’università ha fatto il giro del mondo. Qualche anima bella ha provato a gridare al fake, ma invece no: il soldato si chiama Tair Glisko, 424simo battaglione, Brigata Givati, ha pubblicato la foto sui suoi social.Ne La zona di interesse, il bellissimo film del regista (ebreo) Jonathan Glazer (ha vinto due Oscar), si racconta la storia della famiglia Hoss, il capofamiglia Rudolf, comandante del campo di sterminio di Aushwitz, e la moglie che cura il suo bellissimo giardino e vive una vita agiata, felice della sua sistemazione. Accanto al giardino, l’inferno in terra del campo, che non si vede mai: si sentono i suoni, rumori, raffiche, lamenti, sterminio scientifico e pianificato. Quel che importa alla famiglia Hoss è il bel giardino, la loro “zona di interesse”. Una delle scene più agghiaccianti è quando la signora Hoss e le sue amiche si spartiscono i vestiti delle deportate ebree, cappotti, pellicce, biancheria. Da sei mesi, i social sono pieni di immagini di soldati israeliani che penetrano nelle case sventrate della popolazione palestinese uccisa o deportata e si fotografano ridendo con la biancheria delle donne palestinesi, o i giocattoli dei loro bambini, scherzando sul bottino di guerra, disumanizzando un intero popolo. Bisogna guardarle, quelle fotografie, guardarle bene. Si capirà che ciò che oggi fa Israele a Gaza non è diverso da quello che faceva la famiglia Hoss, nel bel giardino accanto ad Aushwitz.
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Alessandro, ancora peggiore è la strategia che Israele sta usando. Uccidere donne e bambini per “garantirsi” un futuro senza impedimenti. Allucinante.
Quello che sta succedendo a Gaza e la reazione della maggioranza dei politici e media italiani per me è stato il levarsi dell’ultimo velo che ancora in minima parte celava la orrenda realtà del loro cinismo, della loro disumanita’, ipocrisia e prona sottomissione agli Stati Uniti. Questi ultimi balbettanti complici e corresponsabili massimi di Israele.
Sono un abbonato a noto quotidiano a diffusione nazionale perché diffonde una informazione esaustiva e alquanto super partes pur legata a quella che una volta si chiamava borghesia. Dopo la mattanza di HAMAS e con l’inizio della spropositata “operazione speciale” in salsa israeliana nei territori palestinesi mi è diventato impossibile leggere il commento di quasi tutti i loro collaboratori sul tema.
L’antisemitismo tirato in ballo in automatico ogni volta si palesi una condanna all’operare dell’esercito israeliano è abominevole.
Le proteste studentesche quasi ignorate, le prove delle nefandezze sottaciute e comunque con poco spazio mentre viene amplificato tutto ciò che riguarda le vittime israeliane, perlopiù soldati, e gli ostaggi ancora in mano ai terroristi.
Ormai è tutto uno schierarsi pro o contro l’occidente manco si parlasse di un derby tra tifoserie e non del massacro sistematico di una popolazione inerme.
Per stemperare vi suggerisco l’ascolto del grande VINICIO CAPOSSELA che col brano SUL DIVANO OCCIDENTALE con arguta ironia ha immortalato questo nostro presente scritto prima dei fatti di ottobre.
Sempre grazie Alessandro