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Questi generali felloni che si vantano del loro camposanto

mercoledì, 15 Aprile 2020

PIOVONOPIETREMandati allo sbaraglio senza criterio verso le trincee nemiche, soldati e sottufficiali del Regio Esercito videro la verità, la videro sulla pelle dei compagni caduti e, girando le spalle al fronte, rivolsero i fucili contro gli ufficiali felloni, contro comandanti inetti e colonnelli incapaci. A rileggere oggi, nella primavera dei nostri arresti domiciliari, Un anno sull’altipiano di Emilio Lussu (1937), la situazione della Lombardia – il mio posto nel mondo, la mia regione – è questa. Due lugubri generali che fanno propaganda, il presidente della Lombardia Attilio Fontana e il suo assessore alla Sanità Giulio Gallera, mentre in trincea ci si ammala e si muore, vittime di ordini assurdi e incomprensibili, di decisioni criminali, di rallentamenti e temporeggiamenti, incertezze, pavidità, scaricabarile su altri poteri.

Delle responsabilità della giunta lombarda si è detto e si dice ogni giorno, e non sarà mai abbastanza. Dalla mancata chiusura di una zona rossa in val Brembana per proteggere Bergamo, poi città martire, alla gestione spaventosa dell’ospedale di Alzano, e giù, fino ai tamponi che non si fanno nemmeno ai malati, alle Residenze per anziani inzeppate di infettati Covid, case non chiuse e sigillate, ma per settimane aperte al pubblico e ai parenti. Centinaia e centinaia di interviste e testimonianze e ricostruzioni della truppa eroica in prima linea (medici, infermieri, barellieri, sanitari di ogni ordine e grado, ricoverati, parenti di degenti) puntano tutte lì: alle scelte sbagliate, a una gestione dell’emergenza che meriterebbe il processo per altro tradimento di un intero popolo.

La Regione Lombardia, per bocca dei suoi generali felloni, risponde ancora a colpi di propaganda. Chi ha causato una strage di vecchi innocenti nelle case di riposo punta il dito accusatore contro i cittadini che “escono troppo”, che è come se chi ha lanciato la bomba atomica accusasse uno che esce con la fionda. Il comandante in capo, Matteo Salvini, scrive in un tweet la sua grottesca distanza dalla realtà: “Bergamo, Brescia, Cremona e Lodi. Orgogliosi della Lombardia”, uno sputo sulle tombe. Una vergognosa pagina pubblicitaria stampata sui grandi quotidiani (che l’hanno pubblicata senza batter ciglio, incassando i soldi) canta ancora le lodi della Sanità lombarda sbaragliata peggio che a Caporetto, con argomenti che gridano vendetta: “La Sanità privata insieme alla Sanità pubblica: 28.224 vite salvate in Lombardia”, si legge, increduli, come se di fronte a un massacro si esultasse perché non sono morti tutti, e qualcuno l’ha scampata. Firmano la pagina (bene saperlo) Confindustria Lombarda, Regione Lombardia, l’associazione degli ospedali privati e quella degli istituti sanitari religiosi. Le televisioni del Regno ospitano costantemente, come in una rubrica fissa, i deliri dei due generali felloni, che pontificano dall’alto del loro record mondiale: la Lombardia è la regione al mondo con più morti in rapporto agli abitanti. Si vantano del loro camposanto.

Si sorride amaramente pensando che solo qualche mese fa l’emergenza nazionale era (signora mia!) l’odio in rete, la prevalenza del cretino su twitter e facebook, l’intemperanza verbale. Ora è il momento di scoprire che a volte l’odio ha un suo perché, che la rabbia non nasce a caso, che se lasci marcire il senso di giustizia tra bugie e propaganda, crescerà di minuto in minuto. Nel film di Francesco Rosi tratto dal libro di Lussu il tenente Ottolenghi, che teorizzava l’ammutinamento contro i generali incapaci aveva la faccia bellissima e maestosa di Gian Maria Volonté. Oggi le facce non le vediamo, sono coperte da mascherine, occhiali protettivi, cuffie, tute, qualcuno parla col volto nascosto e la voce contraffatta, per non incorrere in rappresaglie, ma sono la stessa bellissima faccia di chi vuole giustizia.

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