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Tony Nelly: era una fake news, con tanti saluti alla propaganda

giovedì, 9 Agosto 2018

A proposito di propaganda e di fake news. Il pezzo su Tony Nelly pubblicato ieri su Il Fatto Quotidiano (lo leggete qui) ha avuto una rettifica, che metto qui sotto, come si deve ed è giusto fare. In pratica emerge che tutte le cose raccontate da Tony Nelly (si chiama Simone B.) sulla banca che non gli rinnova il contratto per colpa del decreto dignità sono stupidaggini inventate: se n’è andato dalla banca nel febbraio 2017, prima delle elezioni, quando il decreto dignità non esisteva. Una vera fake news, insomma, che però è stata usata in sede di propaganda (Ecco! Di Maio fa licenziare i lavoratori!). Spiace che chi ha messo in grandissima evidenza il caso, usandolo come caso di scuola, ci sia cascato con tutte le scarpe. Anche chi ha commentato (tifando per la banca contro il lavoratore, peraltro, pur di attaccare una norma che dice che bisogna assumere dopo 24 mesi di precariato e non dopo 36, incredibile) dovrà prendere atto che la bandiera che ha sventolato conteneva falsità grossolane. Il mio pezzo di ieri cominciava così: “Piccola storia di lavoro e propaganda, storia triste, ma anche istruttiva lezione sui media, minuscolo apologo su come va il mondo, o come lo si vorrebbe far andare”. Ecco, ora l’apologo è completo. Una lezione per chi (grandi giornali o semplici lettori) hanno preso un caso (falso) per sostenere una cosa che gli faceva comodo politicamente. A Simone B., nonostante il falso ideologico creato (con il suo tweet e con le successive interviste), auguro di trovare un lavoro al più presto, ma soprattutto di capire dove sta il nemico, senza fare lo zio Tom che sta con il padrone delle piantagioni. Istruttivo, parecchio.

Rettifica1

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