La scatola delle Polaroid. 99 Piedi Liberi raccolti da Pagina 99
Cari tutti,
come sapete se frequentate queste paginette elettroniche, da un annetto compare sul sito di pagina99 un corsivetto di commento ai fatti del giorno, un Piede Libero, di nemmeno mille battute. E’ una bella avventura che mantiene giovani, fa alzare presto alla mattina e permette di scandagliare l’assurdo quotidiano. A pagina99 hanno deciso di farne un libretto, una specie di e-book (loro li chiamano e-single), che si può scaricare gratuitamente qui. Se volete, basta qualche clic. Qui sotto c’è la “prefazione”, tanto per spiegare che certe piccole Polaroid sì, fissano l’attimo e invecchiano presto, ma è bene non buttarle.
a.r.
La scatola delle Polaroid
E poi ci vuole la punteggiatura. Piccoli punti che fermano il flusso, permettono di riprendere fiato a chi legge, consentono di fermarsi un attimo. Ecco. Piede Libero è nato così: poche righe (limite invalicabile: mille battute) per fare una Polaroid – siete pregati di non dire selfie – dell’ampio catalogo delle assurdità correnti. Facile, perché, qui e ora, basta allungare una mano per cogliere la contraddizione, il nonsense, il tic, la stupidaggine volante. Difficile, perché la scelta è ampia, e spesso di fronte all’umorismo involontario della realtà l’umorismo volontario della satira si disarma.
Eppure.
Eppure rimane una piccola punteggiatura quotidiana, un fermo immagine che resta lì, in un angolino della home di pagina99 per tutto il giorno, e chi vuole se lo rimbalza da twitter a facebook, come gli pare, come si fa con tutto ciò che riguarda la sostanza volatile, eppure ancora solida, dell’informazione.
Creare un sistema integrato, la carta, il web, il web e la carta, è il sogno di tutti, oggi. Potrebbe anche darsi che si avveri, che una comunità elettronica trovi qualcosa in edicola (il settimanale) e poi lo ricerchi in rete (il nastro continuo del sito). In questo passaggio costante – che a pagina99 si tenta di fare, e vorrei dire egregiamente – in Piede Libero si inciampa per forza. E magari gli si dà un’occhiata, proprio come alle Polaroid. Poi, tirato un attimo il fiato, il flusso riprende il suo corso e anche quella Polaroid passa e va, invecchia, viene superata da altre immagini, da altre istantanee, dal Piede Libero del giorno dopo.
Dunque si direbbe che l’archivio non ha senso, perché le cose passano e vanno. Ma è proprio per questo che invece di senso ne ha parecchio: perché le cose passano e vanno, ma mai del tutto. E può rimanere da qualche parte una scatola di vecchie Polaroid che ci ricordano il passato recente (ieri) o remoto (un mese, due mesi fa), con il loro bagaglio di ricordi, appunti e note a margine. “Anche questo, abbiamo visto!”, eh, già, ti ricordi? Pazzesco!
Restano dunque, ammesso che restino, piccoli schizzi di quello che ci sta attorno, scritti in quell’ora dell’alba in cui tutte le cose prima sono successe e tutte le cose dopo stanno per accadere. Un momento in cui si può respirare calmi e dire: bene, dove lo mettiamo oggi il punto? Una libertà, una freccetta, il primo caffè, le prime ditate sui tasti del Mac, un altro capitoletto del catalogo dell’assurdo quotidiano.
Domani sarà vecchio, ma che importa?
Domani, tanto, ce ne sarà un altro.
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Bellissimo regalo, grazie. E forza, Robecchi, abbiamo bisogno della tua ironia (che poi è realismo…)
Grazie, un inaspettato e graditissimo regalo. Piede Libero è l’apertura di ogni mia giornata fin dalla prima pubblicazione, questa “rilegatura digitale” rappresenta una cronologia in chiave ironica dell’assurda situazione in cui viviamo. Eccellente.
Bellissimo tutto! Grazie. La tua scrittura e il modo che hai di guardare a questa “stravagante” realtà. Non te l’ho mai detto, ma ho comprato e letto anche il tuo romanzo. Anche quello, bello, quasi poetico nella sua ironia e nella sua realtà (di nuovo)… ci ho ripensato vedendo in questi giorni un’auto ammaccata di alto capo di partito, fuori da un campo Rom. Così va il mondo… ce lo vogliono far apparire frutto di fatalità e invece lo costruiscono pezzo per pezzo, senza mettere in conto che, a volte, i pezzi si perdono.
Grazie!! Ricordo con delizia immensa la rassegna stampa al mattino su Radio Popolare che io, di Firenze, ascoltavo su Controradio. Delizioso anche l’ultimo libro.
Grazie, leggere non è mai tempo perso semmai tempo sospeso, per riguardare il mondo con occhi consapevoli.