Per pagina99, Piede Libero di oggi. Revival! Riecco l’aula sorda e grigia
“Quando saremo maggioranza, il Parlamento lo facciamo chiudere e andiamo a governare”, dice Beppe Grillo. E vabbé. Altro giro, altra corsa: “Se il Parlamento restasse chiuso sei mesi, potrebbe perfino capitare che nessuno se ne accorga”, dice Piero Fassino. Che motiva un po’ frettolosamente: “Tutto quel che accade è subito noto sul telefonino o sul web, il tempo differito della decisione politica è troppo lento”. Insomma, tra chi lo vuole chiudere perché vorrebbe governare senza seccature e chi dice che se chiudesse si procederebbe più spediti con le decisioni, il Parlamento italiano non se la passa benissimo. Il fatto che l’attacco venga dalla maggiore forza di opposizione – recentissima – e pure dal partito che governa – modernissimo – farebbe pensare a una sorta di visione futura, di innovazione, di progresso. Dopotutto, sono passati solo 92 anni dal discorso del bivacco, quello dell’”aula sorda e grigia”, no?
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Secondo me è molto più antiparlamentare e antidemocratico quello che fanno (tutti) con la decretazione d’urgenza (con il benestare della Presidenza della Repubblica).
Ho quindi deciso che annoierò l’uditorio con una spiegazione un po’ tecnica (e con un recente esempio).
Per essere “costituzionale” il ricorso ad un decreto legge deve essere giustificato da esigenze di “necessità ed urgenza” tali che ne rendano necessaria l’immediata applicazione e ciò senza poter attendere i tempi tecnici previsti per la promulgazione di una legge ordinaria.
Il recentissimo decreto legge 132/14 (Misure urgenti per il processo civile) contiene norme, ad esempio l’art. 19, epressamente destinate ad entrare in vigore solo per “i procedimenti iniziati a decorrere dal trentessimo giorno dall’entrata in vigore della legge di conversione”.
A mio parere l’anticostituzionalità dovrebbe essere evidente a chiunque, se io dicevo all’ordinario di costituzionale che un decreto legge è validamente emanato se può rimandare la sua applicazione a 30 gg. dall’entrata in vigore della legge di conversione raccoglievo il libretto su marte.
Scusate ancora il tecnicismo ma il livello di facciaculo è ormai incredibile.
Se l’accento passa dalla democrazia alla governabilità, i discorsi sull’inutilità del parlamento come luogo di discussione e mediazione sono conseguenti. Come sostengo da tempo, l’esempio da seguire secondo il “Mercato” è quello della RPC, dove del parlamento non si sente parlare che una volta ogni 5 anni, quando deve applaudire il nuovo primo ministro designato dal partito. Il ricorso esasperato alla fiducia è la nostra versione “democratica” e “politically correct” dell’applauso cinese.