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Per pagina99, Piede Libero di oggi. Oggi, in provincia di ieri

venerdì, 10 Ottobre 2014

Salutata come una straordinaria occasione di risparmio e trasparenza, colpo mortale all’odiata casta della politica, la riforma delle province è stato il primo colpo di mortaio dell’era Renzi. Tra un paio di giorni si insedieranno dunque i rappresentanti delle nuove prestigiose istituzioni, non più elette dai cittadini – basta con l’insopportabile populismo del suffragio universale! – ma nominate da esimi colleghi dei comuni. 64 presidenti, 760 consiglieri , scelti con opachi accordi tra partiti, una specie di festival nazionale delle larghe intese realizzato con il metodo classico: due a me, uno a te e poi te ne diamo due là, ma tu ce ne lasci tre qua. Competenze: dai corsi di formazione all’ambiente, alle strade, su cui i partiti eserciteranno una presa ancor più ferrea di prima, senza nemmeno il controllo degli elettori. Risultato: tutte le componenti dell’occupazione partitica della cosa pubblica rimangono al loro posto. Anzi no, è scomparsa la componente più corposa: i cittadini che votano.

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